
In Italia abbiamo cablato lo stesso palazzo due volte. E stiamo ancora discutendo di rete unica
Ho scattato questa fotografia in un condominio monzese. Otto palazzi, centosessanta famiglie. E in ognuno di questi otto palazzi, su ogni scala, la stessa identica scena: due scatole sul muro, a pochi centimetri l’una dall’altra, che fanno esattamente la stessa cosa. La foto ne ritrae una. Moltiplicate per otto.
A sinistra c’è Flashfiber — il marchio con cui si riconoscono i punti di distribuzione della rete FiberCop, nata dallo scorporo della rete fissa di TIM e oggi controllata dal fondo americano KKR. A destra c’è Open Fiber, con la sua etichetta arancione inconfondibile e il codice a barre che identifica la scala C. Due corrugati che corrono paralleli dallo stesso punto nel soffitto. Due infrastrutture distinte, due cantieri separati, due installatori che presumibilmente non si sono mai parlati.
Se avete sempre pensato che in Italia si sprechi, beh: questa foto è il vostro materiale didattico.
Perché esistono due reti in fibra ottica nello stesso edificio?
Risposta breve: perché l’Italia ha scelto — o meglio, non ha scelto — il modello della concorrenza infrastrutturale.
FiberCop (erede della rete TIM) e Open Fiber (nata nel 2015 da Enel e Cassa Depositi e Prestiti) sono due operatori wholesale separati che cablano il Paese in modo indipendente. Non vendono servizi agli utenti finali: forniscono la rete agli operatori retail — TIM, Fastweb, Vodafone, Iliad, WindTre e compagnia — che poi la rivendono a famiglie e aziende.
Il risultato? In molte città italiane, e specialmente nei condomini di una certa dimensione, entrambe le reti arrivano. Fisicamente. Con i loro tubi, i loro armadi, i loro cavi. Nello stesso cavedio, lungo lo stesso muro, a volte a dieci centimetri di distanza.
Non è un difetto del sistema. È il sistema.
Il grande dibattito: rete unica o duopolio?
Da anni si discute di fusione tra FiberCop e Open Fiber in un’unica infrastruttura nazionale. Il governo spinge. KKR frena — e nel frattempo ha anche presentato un esposto alla Commissione Europea, lamentando presunti aiuti di Stato verso Open Fiber. Il dossier è aperto, il tavolo è imbandito, ma nessuno si siede davvero.
Nel frattempo, i numeri raccontano una storia di corsa parallela: a fine 2024, FiberCop dichiara di aver raggiunto 13,2 milioni di unità immobiliari in FTTH nel primo semestre 2025, mentre Open Fiber rivendica il 56% delle linee attive FTTH a livello nazionale e oltre 163.000 km di infrastruttura posata. Due giganti che scavano, posano, certificano — spesso nello stesso quartiere, nello stesso palazzo, sulla stessa scala.
Chi sostiene la rete unica la chiama efficienza. Chi la teme la chiama monopolio. Entrambi hanno ragione. Entrambi aspettano che l’altro faccia la prima mossa.
E nel frattempo, le PMI?
Questo è il punto che interessa davvero a chi come me lavora ogni giorno con le piccole e medie imprese.
Perché tutta questa complessità infrastrutturale, in teoria, dovrebbe essere invisibile all’utente finale. In teoria. In pratica, si trasforma in una serie di situazioni che chi gestisce la connettività aziendale conosce bene.
Il problema della copertura “sulla carta”. Un indirizzo risulta coperto da FTTH su un portale, non risulta sull’altro. Oppure è coperto da entrambi, ma il palazzo non ha ancora fatto l’accordo condominiale per l’accesso. Oppure la rete c’è, ma la tratta verticale interna (il cablaggio dall’armadio di scala all’ufficio) non è stata completata. La PMI nel mezzo non sa nemmeno da dove cominciare.
Il problema della dipendenza dall’operatore retail. Una PMI non sceglie FiberCop o Open Fiber: sceglie TIM, Fastweb, Vodafone. Ma l’operatore che vende il servizio usa la rete che ha disponibile, non necessariamente quella migliore per quella specifica sede. Se cambi operatore, potresti cambiare anche rete fisica — con tutto ciò che questo comporta in termini di tempi di migrazione, interventi tecnici, interruzioni.
Il problema della stima dei tempi. Due reti, due processi di ticketing, due livelli di escalation. Quando qualcosa va storto — e nelle PMI qualcosa va sempre storto nel momento peggiore — capire a chi appartiene il problema richiede già da solo mezza giornata lavorativa.
Non sto dicendo che la duplicazione sia sempre un danno. In alcune zone la competizione tra le due reti ha effettivamente accelerato la copertura e abbassato i prezzi wholesale. Ma per chi deve gestire la connettività di una piccola azienda, la complessità del sistema si scarica in modo sproporzionato sull’utente finale, che non ha né il tempo né gli strumenti per navigarla.
Cosa dovrebbe sapere chi sceglie la connettività per la propria azienda
Qualche consiglio pratico, frutto di anni passati a fare l’interprete tra il mondo delle telco e quello delle imprese:
Verificate quale rete è effettivamente presente nell’edificio. Non solo la copertura sulla mappa: l’armadio di distribuzione è già installato nella vostra scala? La fibra è stata posata fino al piano? In caso contrario, i tempi di attivazione possono allungarsi sensibilmente.
Chiedete all’operatore su quale infrastruttura lavora. Alcuni operatori hanno accordi preferenziali con FiberCop, altri con Open Fiber. Non è detto che tutti e due siano disponibili per la vostra sede, anche se la copertura risulta doppia.
Considerate la ridondanza come investimento, non come spreco. Se per la vostra azienda la connettività è critica, il fatto che esistano due reti fisicamente separate nello stesso edificio è un’opportunità: potete avere due linee su infrastrutture diverse, con failover automatico. Non è fantascienza, è un’architettura sensata per chi non può permettersi downtime.
Non confondete la velocità nominale con l’affidabilità reale. Una FTTH su Open Fiber e una FTTH su FiberCop hanno prestazioni teoriche simili. La differenza la fanno la qualità dell’installazione, il percorso della fibra interna, il router che vi viene consegnato e — soprattutto — la reattività del supporto tecnico del vostro operatore retail quando le cose si rompono.
Duplicazione reti fibra ottica: la foto come metafora
Torno alla foto. Due scatole, un muro, centosessanta famiglie. Posso immaginare i due installatori che si sono dati il cambio nel cavedio di quello stabile: probabilmente si conoscevano, forse si sono anche salutati.
Ognuno ha fatto il suo lavoro. Ognuno ha posato il suo tubo corrugato. Ognuno ha installato il suo armadio, con il suo codice a barre, con la sua etichetta.
Il risultato è lì, fotografato: un sistema che funziona, che porta la fibra in un condominio che forse dieci anni fa aveva ancora l’ADSL a 7 Mega. Un sistema che però porta anche il peso di scelte politiche e industriali che non sono mai state risolte del tutto, e che riversa questa irrisolutezza — in forma di corrugati paralleli, procedure doppie, tempi incerti — sulle spalle di chi deve solo accendere il computer e lavorare.
Come al solito, il vero router del sistema è il consulente che sta nel mezzo.
Hai dubbi sulla connettività della tua azienda?
Se stai valutando una nuova sede, hai un contratto in scadenza o semplicemente non sai se la tua connessione attuale è quella giusta per quello che fai, scrivimi. Non vendo soluzioni standard: guardo la situazione specifica e ti dico quello che penso.

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