
Le nuove proposte di Mario Draghi scuotono il mercato delle telecomunicazioni: fusioni, contributi equi dalle big tech e regolamentazioni più flessibili. Ma le piccole imprese ne usciranno davvero vincitrici?
Se vi siete svegliati stamattina con una strana sensazione di déjà-vu, probabilmente è perché Mario Draghi è tornato sulle scene con un nuovo report che ha messo a soqquadro il mondo delle telecomunicazioni. E no, questa volta non si tratta di salvataggi finanziari, ma di qualcosa di altrettanto ambizioso: la competitività europea nel settore delle TLC. Qualcosa che suona terribilmente noioso, lo so, ma credetemi, c’è un bel po’ di pepe sotto la superficie riguardo al fair share telecomunicazioni europee.
Quindi, se siete imprenditori (magari proprio una microimpresa che sta cercando di districarsi nel labirinto della telefonia aziendale) o semplicemente curiosi di sapere come i giganti delle telecomunicazioni e i piccoli operatori locali stiano reagendo alle ultime novità, continuate a leggere. Questo articolo è per voi!
Cos’è il fair share nelle telecomunicazioni europee e cosa significa per le PMI
La prima bomba lanciata da Draghi riguarda il fair share, un concetto che suona bene sulla carta: le grandi piattaforme digitali come Google, Netflix e Amazon, che ogni giorno macinano quantità astronomiche di dati attraverso le infrastrutture di telecomunicazione, dovrebbero pagare una quota più equa per il loro utilizzo.
Ora, se siete uno di quei piccoli imprenditori che passa le serate a cercare di capire perché la vostra bolletta telefonica assomiglia a un rebus, potreste pensare: “Beh, mi sembra giusto! Facciamo pagare anche i giganti!”. E in teoria, avete ragione. Ma guardiamo le cose da un’altra prospettiva: chi davvero trarrebbe vantaggio da questa misura?
Non voi, purtroppo. Infatti, come ci ricordano gli scettici dell’ECTA (European Competitive Telecommunications Association), il fair share potrebbe suonare come una trovata intelligente per ridurre il costo delle infrastrutture per i piccoli operatori. Ma attenzione: gli unici a giovarne potrebbero essere i colossi del settore, ossia quei giganti che già controllano gran parte del mercato delle telecomunicazioni. E chi sono loro? Gli incumbent, ovvero i grandi operatori storici come TIM, Vodafone, Deutsche Telekom e compagnia bella.
Fusioni e fair share nelle telecomunicazioni europee: pro e contro
Un altro elemento che Draghi ha tirato fuori dal cilindro è il tema delle fusioni tra operatori. Secondo lui, aggregare risorse potrebbe essere la chiave per aumentare la competitività europea. Per essere chiari, stiamo parlando di fusioni tra grandi operatori, non di piccole realtà locali che decidono di mettersi insieme per affrontare il mercato.
Ora, qualcuno potrebbe pensare: “Bene, più grandi si è, più efficienti si diventa!”. Questo potrebbe anche essere vero in teoria, ma la realtà è spesso diversa. Le fusioni potrebbero portare a una riduzione della concorrenza e, come risultato, i prezzi potrebbero non calare, anzi. Gli operatori più piccoli, quelli che magari forniscono servizi a specifiche nicchie di mercato o alle piccole imprese locali, potrebbero venire schiacciati da questo “supermercato delle fusioni”.
È un po’ come se una microimpresa di artigiani del legno si trovasse a dover competere con IKEA: non proprio una sfida alla pari, giusto?
Regolamentazione: ex post vs. ex ante nel fair share delle telecomunicazioni europee
Passiamo ora al piatto forte: la regolamentazione. Attualmente, la regolamentazione nel settore delle telecomunicazioni è ex ante, cioè preventiva. Gli operatori devono rispettare una serie di regole ben definite prima di mettere in piedi qualsiasi servizio o tariffa. Ma Draghi propone un cambio di rotta: adottare una regolamentazione ex post, che significa sostanzialmente agire dopo che qualcosa è già accaduto. Come dire: “Fate pure, e se qualcosa va storto, interverremo a posteriori”.
Certo, un po’ di deregulation potrebbe far comodo ai grandi operatori, che vedrebbero meno ostacoli burocratici. Ma pensateci un attimo: per una piccola impresa locale o un operatore alternativo, affrontare le conseguenze di un’azione regolatoria a posteriori potrebbe essere un salasso. L’idea di Draghi è buona solo se sei già abbastanza grande da poter assorbire l’impatto di eventuali errori o multe. Se invece sei una microimpresa, beh, buona fortuna!
La reazione degli operatori alternativi al fair share nelle telecomunicazioni europee: ECTA vs. Incumbent
Nel dibattito che è seguito alla pubblicazione del report di Draghi, l’ECTA ha alzato la mano e ha detto: “Aspettate un momento!”. L’associazione, che rappresenta gli operatori alternativi, cioè quelli che non fanno parte dei grandi nomi del settore, teme che queste proposte siano una benedizione solo per i colossi multinazionali.
Le piccole e medie imprese locali, che magari forniscono servizi di telecomunicazione a specifiche regioni o settori, potrebbero essere escluse da questo nuovo paradigma. Per non parlare dei consumatori finali e delle imprese locali, che potrebbero vedere diminuire la scelta tra operatori e, di conseguenza, aumentare i costi.
Per capirci, è come se il mercato delle telecomunicazioni diventasse un grande supermercato con pochissimi scaffali. La varietà di prodotti è ridotta al minimo, e quel poco che c’è è gestito dalle solite quattro o cinque grandi catene.
Fair share nelle telecomunicazioni europee: che significano queste proposte
Alla fine della giornata, le proposte di Draghi per le telecomunicazioni europee rappresentano un tentativo di rendere l’Europa più competitiva, senza dubbio. Ma la domanda che dobbiamo porci è: competitiva per chi? I grandi operatori di telecomunicazioni potrebbero festeggiare, ma le piccole realtà locali? Beh, per loro la festa potrebbe essere già finita.
Se siete una microimpresa che cerca di trovare la propria strada nel mercato delle telecomunicazioni, questa storia vi riguarda da vicino. E se non siete già scappati a cercare un’alternativa più semplice (come un bel piano di telefonia prepagata), potreste presto trovarvi a fare i conti con un mercato sempre più concentrato, dove la concorrenza è ridotta al minimo e i prezzi non fanno che salire.
Conclusioni (non troppo serie, ma neanche troppo leggere)
Quindi, cosa possiamo fare? Restare vigili, informarsi e, magari, contattare qualcuno che conosce bene le dinamiche di questo mercato. Uno che vi aiuti a navigare tra le mille trappole della telefonia aziendale (sì, sto parlando di me!).
E ricordate: mentre i giganti si scannano per spartirsi il mercato, le piccole realtà hanno ancora un vantaggio. La flessibilità, l’innovazione e la capacità di adattarsi alle esigenze locali. Forse non sarà facile, ma finché ci sarà qualcuno disposto a combattere per voi, non tutto è perduto.
Se volete capire meglio come queste proposte possono influenzare la vostra azienda, o se avete dubbi sulla vostra attuale soluzione di telecomunicazione, sapete dove trovarmi: la mia porta è sempre aperta, e la consulenza è garantita, a prova di “fusioni”! 😉

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