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Mappatura della rete mobile in Italia: 4G, 5G e (speriamo) meno zone d’ombra

10/01/2025 by Massimo Marucci Lascia un commento

mappatura infratel rete 4G e 5G

Mappare l’Italia pixel per pixel: tra promesse di 5G e zone d’ombra, ecco cosa ci racconta la radiografia delle reti mobili

Il viaggio verso la connettività totale

Immaginate un’Italia dove ogni pixel del territorio, dalla cima dello Stelvio fino alle spiagge di Lampedusa, sia mappato per capire se la connessione mobile è un sogno o una realtà. Ecco, il Governo italiano ha deciso di fare proprio questo, lanciando il 5 luglio 2024, tramite Infratel Italia, una mappatura che non ha lasciato scampo neanche ai granelli di sabbia più remoti. Lo scopo? Scoprire grazie alla mappatura Infratel della rete 4G e 5G dove l’infrastruttura mobile funziona a dovere, dove si annaspa e dove non c’è neanche il miraggio di una tacca sullo smartphone.

Come si mappa un Paese? Con tanta pazienza (e qualche csv)

La mappatura mappatura Infratel della rete 4G e 5G è stata realizzata suddividendo l’Italia in una griglia geografica da 100×100 metri, praticamente un puzzle di 30 milioni di pezzi. Ogni operatore è stato chiamato a rispondere con precisione maniacale: velocità di download, latenza, tecnologia utilizzata, backhaul in fibra… sì, anche il colore del cavo forse! Scherzi a parte, il livello di dettaglio richiesto era tanto minuzioso da far impallidire un cartografo del Cinquecento.

Ma non è tutto: le aree già incluse nel Piano Italia 5G per la densificazione sono state escluse, così da evitare doppioni. Per gli operatori che hanno voluto esprimere un interesse non impegnativo per sfruttare le nuove infrastrutture pubbliche, era disponibile un file separato. E indovinate un po’? Nessuno si è degnato di compilarlo. D’altronde, perché facilitare le cose, no?

Chi ha risposto all’appello Infratel della rete 4G e 5G?

Cinque operatori hanno raccolto la sfida: Iliad, TIM, Vodafone, WindTre e Fastweb. Quest’ultima, però, ha delegato i dettagli della copertura a TIM e WindTre, con cui condivide accordi di roaming e coinvestimento. Insomma, si è limitata a un “fidatevi di loro”.

Un dato interessante riguarda la joint venture Zefiro Net, creata da Iliad e WindTre, che gestisce le infrastrutture su circa il 73% del territorio italiano. E mentre gli altri quattro operatori hanno fornito i piani di dettaglio fino al 2026, WindTre si è dimostrata particolarmente creativa, rifiutando di compilare il questionario sui pixel e preferendo “interlocuzioni tecniche” più mirate.

Cosa ci dice la mappatura Infratel della rete 4G e 5G?

Ecco i numeri principali, che non deludono (o forse sì?):

  • 75.815 SRB (stazioni radio base) operative al 2023, che diventeranno 76.323 entro il 2026. Ma solo 317 saranno di tipo micro, perfette per ambienti urbani densamente popolati.
  • Backhaul ottico: entro il 2026, ben 23.702 SRB rimarranno senza collegamento in fibra. Di queste, 18.021 sono a meno di 50 metri da una SRB collegata. Insomma, così vicine eppure così lontane.

E le prestazioni? Beh, il 98,5% dei pixel era coperto al 2023, mentre per il 2026 si prevede un modesto incremento al 98,6%. Ma attenzione: i pixel con velocità di picco superiore a 30 Mbps sono saliti dal 73,1% del 2021 all’84% nel 2026. Un progresso, certo, ma siamo ancora lontani dall’eliminare le “zone d’ombra”.

Il 5G: un futuro… ancora un po’ a metà

Uno dei dati più sorprendenti emerso grazie alla mappatura Infratel della rete 4G e 5G(e forse deludenti) riguarda il 5G. Al 2023, il 71,7% del territorio è coperto dal 5G non-standalone (cioè ancora legato al core 4G). Entro il 2026, si punta al 90,4%. Tuttavia, nessun operatore ha dichiarato di utilizzare il 5G standalone (quello vero) in modo esteso. Solo uno ha accennato all’introduzione di questa tecnologia per scenari specifici, sfruttando lo slicing. Ma quando arriveremo al vero 5G? Ah, domanda da un milione di euro.

Le vera domanda: a cosa è servita questa mappatura Infratel della rete 4G e 5G?

In un Paese dove ci si lamenta più per il Wi-Fi lento che per i treni in ritardo, la mappatura rappresenta un passo fondamentale. Certo, i risultati mostrano che c’è ancora molto da fare, ma almeno ora sappiamo dove spingere per migliorare. Forse, un giorno, potremo guardare il nostro smartphone anche in cima al Gran Paradiso e vedere 5 tacche. Per ora, accontentiamoci di sapere che ci stiamo lavorando… più o meno.

Insomma, la mappatura, come ogni grande progetto, può essere vista da due prospettive: quella ottimista e quella… realista. Facciamo un po’ di ordine per tirare le somme.

Obiettivi dichiarati

Lo scopo ufficiale era quello di:

  1. Fotografare la situazione reale della copertura mobile in Italia per il 4G e il 5G, identificando le zone già servite e quelle che necessitano di interventi.
  2. Monitorare gli investimenti privati degli operatori, assicurandosi che rispettino i piani dichiarati, onde evitare promesse vuote o ritardi strategici.
  3. Pianificare gli interventi pubblici dove il mercato non arriva, per ridurre il digital divide, specialmente nelle aree rurali e montane.

Cosa abbiamo imparato?

  1. Un Paese a due velocità: se da un lato le aree urbane e le pianure sono coperte quasi ovunque, le zone montuose e rurali (per esempio la Sardegna, l’Appennino e le Alpi) restano indietro, con pixel scoperti o con prestazioni ben al di sotto degli standard. Traduzione? Chi vive in campagna continuerà a lottare con la connessione (e magari a bestemmiare davanti al buffering di Netflix).
  2. Il 5G, ma non quello vero: La maggior parte della copertura dichiarata riguarda il 5G non-standalone, che si appoggia ancora sulle infrastrutture 4G. Nonostante la grande crescita rispetto al 2021, siamo lontani dall’avere un 5G standalone diffuso, indispensabile per applicazioni avanzate come l’IoT industriale o la telemedicina.
  3. Troppi pixel senza fibra: Una delle principali criticità resta il backhaul ottico. Decine di migliaia di stazioni radio base non sono collegate alla fibra, e questo limita la capacità di offrire prestazioni stabili e elevate. Questo significa che, anche se il segnale è buono, la rete potrebbe non essere in grado di reggere il carico di utenti nei momenti di punta.
  4. Un’ottima base per interventi futuri (si spera): La mappatura permette al Governo di sapere dove intervenire con fondi pubblici senza sovrapporsi agli investimenti privati. Questo è essenziale per ottimizzare l’uso delle risorse e accelerare la chiusura del digital divide.

E quindi, questa mappatura della rete 4G e 5G è servita davvero?

Dipende. Dal punto di vista tecnico, la mappatura è un risultato importante: per la prima volta, abbiamo una fotografia dettagliata delle lacune e dei progressi della rete mobile italiana. Dal punto di vista pratico, però, l’impatto dipenderà da cosa verrà fatto con questi dati:

  • Gli operatori onoreranno i loro impegni o li lasceranno nel cassetto?
  • Il Governo sarà rapido ed efficace nell’intervenire con fondi pubblici nelle aree critiche?
  • La transizione al 5G standalone diventerà una priorità o resteremo in una terra di mezzo?

Possiamo dire che questa mappatura è stata come una radiografia: ha messo in luce pregi e difetti del sistema, ma il trattamento è ancora tutto da decidere. Senza un piano d’azione concreto, rischiamo di aver fatto solo un esercizio accademico. Ma con i giusti interventi, potrebbe essere la base per un’Italia finalmente connessa ovunque. Insomma, ora che sappiamo dove siamo scoperti, possiamo smettere di lamentarci e cominciare a coprirci. Speriamo solo che non si mettano a discutere per anni su chi deve comprare il cappotto!

P.S. se anche tu, imprenditore, commerciante, artigiano, professionista… che mi stai leggendo, vuoi capire come queste mappature possono influenzare le tue scelte aziendali, contattami. Non prometto miracoli, ma un piano di connettività che faccia sorridere anche il tuo reparto della contabilità sì!

Risorse utili per approfondire

Se desiderate immergervi nei dettagli tecnici della mappatura infratel della rete 4G e 5G, analizzare le tabelle, le percentuali e tutto il lavoro svolto da Infratel Italia, potete scaricare il report completo e accedere alle risorse ufficiali qui:

  • Relazione finale sulla mappatura Infratel delle reti mobili 4G e 5G (2024): Scarica il documento completo dal sito diInfratel Italia (sezione reportistica).
  • Dati tecnici della mappatura Infratel: per i più temerari, il dataset con i famosi “pixel” e i dettagli dei parametri di copertura.
  • Nell’allegato B è disponibile l’elenco dei 5.681 siti radiomobili privi di backhaul. 

Infine, se tutto questo vi sembra ancora troppo complicato e preferite una chiacchierata (senza tecnicismi), potete sempre scrivermi o continuare a leggere il mio blog per trovare qualche spunto utile a risolvere le vostre magagne con la telefonia, ma sempre con un pizzico di ironia. 😉

5G vero o 5G farlocco? AGCOM te lo dice con un bollino!

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L’AUTORE DI QUESTO BLOG

Massimo Marucci, consulente di telefonia aziendale, ritratto professionale in ufficio

Sono nato e vivo a Monza. Un diploma da Grafico Pubblicitario, un altro da Perito Commerciale e oltre vent’anni di esperienza nel mondo delle telecomunicazioni. Marito di Tiziana, padre di Francesca e (da quando è arrivato Pepe, il chihuahua adottato) pure dog-sitter part-time. Mi appassionano l’arte, la comunicazione e – ovviamente – le tecnologie.
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