
Nuota nel mare agitato delle Tlc da più di vent’anni. É rientrato in TIM di recente – come agente di commercio -, dopo aver passato gli ultimi sei anni a vendere i servizi di Vodafone Italia. Se vuoi sapere come si fa a vendere telefonia restando delle brave persone, non perderti questa intervista sui generis con “l’uomo che sussurrava alle SIM”
Massimo Marucci: Insomma, eccoci qua per la seconda volta. È ormai passato quasi un anno da quando hai deciso di lasciare Vodafone per tornare a vendere i servizi di TIM. Come l’hanno presa i tuoi ex colleghi?
Massimo Marucci: Non è mai facile chiudere un capitolo, personale o professionale che sia, senza lasciare strascichi. Tuttavia, credo di esserci riuscito: sono rimasto in buoni rapporti con i miei ex colleghi e ci sentiamo ancora spesso.
E come hai gestito il passaggio da Vodafone a TIM?
Massimo Marucci: Nulla di troppo drammatico. Ho solo dovuto abituarmi a non chiamare i clienti con il nome della mia ex azienda! Battute a parte, TIM ha migliorato notevolmente i suoi servizi negli ultimi anni, quindi ho avuto la certezza di poter offrire qualcosa di buono ai miei clienti.
Cosa hai trovato di diverso in TIM rispetto alla tua precedente esperienza?
Massimo Marucci: Ci sono stati molti cambiamenti, ma alcune cose sono rimaste invariate. Tra i cambiamenti positivi c’è sicuramente la piattaforma Digital Sales Mate, che facilita la gestione delle offerte. Ai miei tempi, i contratti venivano sottoscritti su moduli cartacei enormi, cosa che adesso è superata.
Mi pare di ricordare che anche Vodafone avesse una piattaforma simile per gestire i contratti. Com’è stata l’esperienza con quella?
Massimo Marucci: Sì, Vodafone usava un sistema chiamato Tutto In Tasca. Anche se era uno strumento utile, era molto instabile e soggetto a frequenti crash. Per un commerciale che lavora a provvigione, perdere mezza giornata per caricare un contratto è frustrante. Spero che nel frattempo abbiano risolto quei problemi.
Cosa è rimasto invariato in TIM rispetto al passato?
Massimo Marucci: Ci sono ancora la burocrazia, la scarsa flessibilità e la complessità delle procedure. TIM è un’azienda grande, con circa cinquantamila dipendenti, e interagire con una realtà così articolata non è sempre semplice. A volte sembra di gareggiare per i cento metri con uno zaino da venti chili sulle spalle.
Cosa ne pensi delle nuove offerte telefoniche indicizzate all’inflazione?
Massimo Marucci: Ho fatto un video su questo argomento, che puoi trovare qui: Telefonia e inflazione: il futuro che non c’era. Credo che queste offerte finiranno per danneggiare gli operatori stessi, come avvenne con la fatturazione a ventotto giorni, perché alieneranno ancora di più i rapporti con la clientela.
E cosa pensi del progetto Rete Unica?
Massimo Marucci: Premetto che questo tema non tocca il mio lavoro quotidiano, che consiste nel vendere servizi di telecomunicazioni alle piccole e medie imprese. Tuttavia, penso che nazionalizzare TIM non sia la soluzione. Credo che la concorrenza, anche sulle infrastrutture, sia fondamentale per mantenere un mercato sano.
L’AGCOM ha azzerato il fenomeno dei servizi premium a pagamento, ma perché secondo te non si è fatto altrettanto per il telemarketing selvaggio?
Massimo Marucci: In realtà, qualcosa è stato fatto. Il Registro Pubblico delle Opposizioni è un’iniziativa che ha ridotto notevolmente le chiamate commerciali non richieste. Personalmente, dopo essermi iscritto, ho notato un calo significativo delle chiamate indesiderate. Tuttavia, ci saranno sempre attività illegali, come le robocall, che richiedono l’intervento della magistratura e della Polizia Postale.
Qual è il segreto per vendere con successo servizi di telefonia aziendale?
Massimo Marucci: Il segreto è essere onesti con i clienti e fornire solo ciò di cui hanno davvero bisogno per far crescere il loro business. Non promettere mai ciò che non puoi mantenere. Con un po’ di ironia, posso dire che questo lavoro, apparentemente noioso e ripetitivo, può diventare molto divertente.

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