
Telefoni sempre più sottili, vite sempre più piene di rumore
Morale della favola
- Settembre porta l’uscita dell’iPhone 17 e dell’iPhone Air, rappresentando il minimalismo digitale e le sue contraddizioni.
- Il minimalismo digitale appare come un’illusione di controllo, mentre la vita quotidiana è piena di notifiche e frastuono.
- La tecnologia è sempre presente e pervasiva, suggerendo eleganza ma spesso portando ansia e caos.
- Riflettendo su oggetti semplici e utilitari, l’autore propone di recuperare il disordine e l’umanità nella nostra vita tecnologica.
- Il vero ‘less is more’ non risiede nel design del telefono, ma nel silenzio e nella pace che ci concediamo spegnendolo.
L’ennesimo settembre, l’ennesimo iPhone
Settembre: l’aria si rinfresca, le scuole riaprono e Apple ci presenta l’ennesimo iPhone. Stavolta abbiamo addirittura due novità: il “classico” iPhone 17 e il nuovo iPhone Air, più sottile di sempre, più leggero di sempre, più “less is more” di sempre.
Talmente sottile che, se lo dimentichi sul divano, rischi di trovarlo la prossima primavera insieme ai telecomandi scomparsi. Un pezzo di vetro e metallo che sembra l’oggetto di culto definitivo del minimalismo digitale: un accessorio di design e di arredo per case minimaliste più che un cellulare.
Eppure, dentro quell’oggetto zen, l’ordine finisce: lì c’è il frastuono del mondo. Chat, email, notifiche, breaking news, promozioni, avvisi che scadono tra 3, 2, 1…
Minimalismo digitale: il nuovo culto pop
Il giornalista Dave Schilling, nel suo bellissimo articolo su The Guardian (“The new iPhone is an emblem of our miserable minimalist era”), prende proprio l’iPhone 17 e l’iPhone Air come simbolo di un’epoca in cui gli oggetti diventano sempre più vuoti, mentre le nostre vite diventano sempre più piene — di notifiche, di ansie, di cose da fare.
Scrive che l’iPhone è «l’oggetto ideale per il caos moderno: perfetto, silenzioso fuori, ma capace di vomitarti addosso ogni possibile calamità dentro». Una frase che potrei appendere al muro del mio ufficio, giusto per ricordarmi che non sono pazzo: il problema non è il cellulare, è il mondo che ci scarica addosso.
Quando la tecnologia stava in una stanza
Io me la ricordo la “stanza del computer”. Entravi, accendevi quel parallelepipedo grigio, sentivi il gracchiare del modem 56k, aspettavi la connessione. La tecnologia era un luogo e un momento: la usavi e poi la spegnevi.
Oggi invece la tecnologia è dappertutto, sempre accesa, sempre in tasca. L’iPhone Air, con la sua estetica monastica, rende questa pervasività quasi elegante. Quasi accettabile. Peccato che non ci sia nulla di elegante nel ricevere venti notifiche di fila mentre cerchi di pranzare in pace.
Minimalismo digitale come illusione di controllo
Guardare un oggetto liscio e simmetrico ci dà la sensazione che anche la nostra vita possa diventare ordinata. Ma non è così.
Il minimalismo digitale è il trucco di prestigio del nostro tempo: ti mostra un guscio pulito mentre dietro la tenda c’è un’orchestra di app che litigano per avere la tua attenzione.
È lo stesso trucco che vediamo nelle pubblicità Telco: spot bianchi, sorrisi rassicuranti, claim essenziali (“Tutto. Illimitato.”). Poi ti arriva il contratto da dodici pagine e scopri che l’illimitato ha più condizioni di un matrimonio in quel di Las Vegas.
“Less is more”, ma più notifiche non erano nel pacchetto
Come direbbe Mies van der Rohe, less is more. Ma se il “less” è lo spessore del telefonino e il “more” sono le 400 notifiche quotidiane, forse qualcuno ha capito male la lezione di architettura.
Abbiamo tolto i pulsanti, tolto le cornici, tolto lo spessore. Non abbiamo tolto l’ansia.
Meglio sgraziati ma onesti
Lo so, sembro un vecchio boomer nostalgico, ma c’era qualcosa di rassicurante nei vecchi telefonini con l’antenna telescopica e i tasti di gomma dura. Nessun design da galleria d’arte, ma almeno sapevi quanto costava ogni minuto di chiamata.
Oggi abbiamo smartphone che sembrano opere di Muji e offerte che sembrano scritte in codice Morse. Bella la forma, ma il contenuto è un rebus.
Un po’ di disordine, per favore
Forse dovremmo smettere di inseguire il minimalismo – digitale o meno – e recuperare un po’ di disordine, di colore, di umanità. Un cellulare un po’ più spesso ma che non mi bombardi di alert sarebbe una rivoluzione molto più grande di un iPhone Air.
Perché il vero “less is more” non è nello spessore del telefono. È nel silenzio che ci concediamo quando decidiamo di spegnerlo.
Questa riflessione è un piccolo tributo all’articolo di Dave Schilling su The Guardian: non per dirvi se comprare o meno l’iPhone Air, ma per ricordarci che a forza di inseguire il “meno”, rischiamo di ritrovarci con “più” — più notifiche, più ansie, più caos. Solo confezionato meglio.
(E per chi si sta chiedendo se sono impazzito, visto che vendo smartphone come fossero caramelle, tranquilli: non sto predicando il ritorno al Nokia 3310. Non è il digitale il nemico, è il rumore che ci portiamo in tasca. Se un iPhone Air serve per spegnerlo un po’ più in fretta, ben venga.)

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