
Un venditore di telefonia aziendale non può recar danno a un cliente né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un cliente riceva danno.
Un venditore di telefonia aziendale deve obbedire agli ordini impartiti dal proprio operatore, purché tali ordini non contravvengano alla Prima Legge.
Un venditore di telefonia aziendale deve proteggere la propria esistenza, purché questa autodifesa non contrasti con la Prima o con la Seconda Legge.
Isaac Asimov non me ne voglia se faccio mie le famose Tre Leggi della robotica per fini esclusivamente commerciali.
Da più parti mi accusano di parlar sempre male della telefonia aziendale e degli operatori; di parlare (ma sarebbe meglio dire scrivere) solo delle cose che non vanno.
Ho scritto più i 200 articoli (oggi si chiamano post) sull’argomento e in molti di questi pezzi, in effetti, meno fendenti sul settore della telefonia aziendale come il Cassius Clay dei tempi d’oro.
Mi piacerebbe non dover trattare continuamente delle storture presenti in questo campo, ma non mi riesce proprio di fingere che vada tutto bene.
Qualche settimana fa, ad esempio, ho perso una trattativa con un nuovo potenziale cliente perché il “collega” dell’altro operatore, con cui ero in concorrenza, ha offerto una decina di iPhone in “omaggio” per chiudere rapidamente l’accordo.
Ora, anche chi non opera in questo settore, attraverso un semplice ragionamento contabile, è in grado di comprendere che NESSUNO, ma proprio NESSUNO può regalarti 8.000 euro di smartphone a fronte di un contratto di telefonia per una decine di linee che frutteranno all’operatore, si e no, 4.000 euro l’anno di fatturato.
Ma quando se li ripagano questi iPhone?
Qui è evidente che siamo in presenza di una violazione della Prima Legge della Telefonia: “Un venditore di telefonia non può recar danno a un cliente né può permettere che, a causa del proprio mancato intervento, un cliente riceva danno.” Il venditore, cioè, ha mentito al cliente. E questo causerà un bel danno.
Cosa succederà ora?
Succederà che tra un paio di mesi il cliente si accorgerà della bufala in cui è incappato; succederà che il cliente cercherà di contattare il venditore per chiedere spiegazioni; succederà che il venditore, ammesso che nel frattempo non abbia già cambiato lavoro, addosserà la colpa al gestore; succederà che la questione si trascinerà per mesi, sino a quando non subentrerà quella sorta di rassegnazione che colpisce chi si rende conto di aver fatto la cazzata di credere a una favola.
I miei detrattori, quelli che mi criticano perché “parlo male della telefonia”, vorrebbero che non raccontassi queste cose. Cose che ahimè sono assai frequenti.
Io li accontenterei volentieri, se potessi. Ma qui non siamo in presenza di episodi sporadici; qui c’è tutto un settore profondamente inquinato da situazioni al limite della legalità.
E allora io continuerò a parlare, a scrivere e a denunciare le scorrettezze in cui mi imbatto ogni giorno, sia per difendere l’operato dei venditori onesti, che sono la gran parte, ma anche e soprattutto per mettere in guardia le imprese dai cialtroni che affollano questo settore.

Succederà che il cliente, disperato, chiamerà il Marucci e gli chiederà di risolvere il problema generato dall’appioppatore di turno! E Marucci risponderà con un perentorio “MOSOCAZZITUA! 😀
Però trovo davvero assurdo che ci si debba ancora difendere da queste cose. E ancora più incredibile che ci sia ancora gente che crede che nella telefonia sia tutto gratis.
sono curioso. ho appena letto il post, che però è stato scritto 5 mesi fa.
E’ arrivata la BOLLETTONA al cliente mangia favole?
Non mi sono più interessato alla questione… Hai fatto bene a ricordarmelo! 🙂