
Cosa succede quando le tabelline si scontrano con i TikTok? Un viaggio tra studi internazionali e le ultime direttive del Ministero per capire se gli smartphone sono alleati o nemici della scuola
Immaginate una classe in cui gli studenti, invece di prendere appunti durante una lezione di matematica, stanno scorrendo le loro chat di WhatsApp, guardando video su TikTok o, peggio ancora, lanciando uccellini arrabbiati contro maiali verdi. Sembra la trama di un film di fantascienza? E invece è la realtà quotidiana di molte scuole italiane, dove l’uso dello smartphone in classe è ormai comune.
Secondo un recente rapporto dell’UNESCO, la presenza degli smartphone in classe non è esattamente il miracolo educativo che molti speravano. I dati parlano chiaro: l’uso eccessivo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione (TIC) è direttamente collegato a una diminuzione delle prestazioni scolastiche. In parole povere, più si gioca a Candy Crush, meno si imparano le tabelline.
Smartphone e rendimento scolastico: amici o nemici?
Il rapporto OCSE PISA 2022, intitolato significativamente “Learning during – and from – disruption“, mette in evidenza come gli smartphone siano fonte di distrazione per gli studenti, soprattutto durante le lezioni di matematica. Chi lo avrebbe mai detto che provare a risolvere equazioni differenziali mentre il telefono vibra ogni cinque minuti possa essere controproducente?
Ma non è solo l’OCSE a puntare il dito contro gli smartphone in classe. Anche il Ministro dell’Istruzione Giuseppe Valditara ha recentemente emesso una circolare, il Prot. n. 5274 dell’11 luglio 2024, in cui si dispone il divieto di utilizzo dei telefoni cellulari nelle scuole, dall’infanzia fino alla secondaria di primo grado. La circolare sottolinea come la semplice vicinanza a un dispositivo mobile possa compromettere il livello di attenzione degli studenti, e ribadisce l’importanza di un ambiente scolastico libero da distrazioni digitali, per garantire un apprendimento efficace.
Il vero problema, però, non è solo l’attenzione in classe. Gli esperti parlano di effetti ben più gravi: l’uso continuativo e senza controllo dei dispositivi digitali fin dall’infanzia può compromettere lo sviluppo cognitivo. Come? Beh, immaginate di crescere in un mondo dove ogni risposta è a portata di click: addio capacità dialettica, spirito critico e persino memoria a breve termine. Forse un domani avremo una generazione di giovani che ricorderanno a stento dove hanno parcheggiato il monopattino.
L’effetto Hikikomori: quando lo smartphone in classe diventa un rifugio
Ma non è tutto. C’è un fenomeno preoccupante che sta emergendo anche in Italia: la sindrome dell’Hikikomori, ovvero l’isolamento sociale volontario. Molti giovani, immersi nei loro mondi digitali, stanno rinunciando ai rapporti umani, chiudendosi in casa e comunicando solo attraverso uno schermo. Insomma, sembra che gli smartphone stiano trasformando le camerette dei nostri ragazzi in piccoli bunker antisolitudine.
Registro elettronico e diari cartacei: il ritorno della carta e penna?
E a proposito di tecnologia a scuola, un altro argomento caldo è l’uso del registro elettronico. Negli ultimi anni, è diventato l’unico modo per assegnare i compiti a casa. Comodo, certo. Ma c’è un piccolo problema: gli studenti, abituati a consultare il registro elettronico tramite smartphone o tablet, stanno perdendo l’abitudine di scrivere su un semplice diario cartaceo.
Il risultato? Bambini e ragazzi che, senza la password di mamma e papà, non sanno neanche quali esercizi di matematica fare per il giorno dopo. Come risolvere questo problema? La circolare Valditara suggerisce di affiancare l’uso del registro elettronico con il buon vecchio diario. Un’idea rivoluzionaria, vero? Torniamo indietro di qualche decennio per insegnare ai nostri ragazzi l’importanza della responsabilità e dell’autonomia. Forse non è così male, dopotutto.
Il nuovo divieto: niente smartphone in classe!
E così arriviamo alla decisione del Ministro dell’Istruzione: niente più smartphone in classe, nemmeno per scopi didattici. La regola si applica dalla scuola dell’infanzia fino alla secondaria di primo grado, salvo eccezioni specifiche come piani educativi personalizzati per studenti con disabilità.
“Ma come? E la didattica digitale?” si chiederanno in molti. Tranquilli, non è bandita del tutto. Tablet e PC potranno ancora essere utilizzati, ma sotto stretta sorveglianza dei docenti. L’obiettivo è chiaro: educare gli studenti a un uso consapevole e limitato della tecnologia, evitando che diventi una distrazione più che uno strumento di apprendimento.
Conclusione: equilibrio tra tecnologia e apprendimento
In definitiva, la vera sfida è trovare un equilibrio tra l’uso delle nuove tecnologie e l’apprendimento tradizionale. Gli smartphone sono ormai parte integrante delle nostre vite, ma è importante che non diventino i protagonisti indiscussi del processo educativo. Forse è il caso di spegnere lo smartphone e accendere il cervello, almeno per qualche ora al giorno.
E voi, cosa ne pensate? È giusto vietare l’uso degli smartphone in classe o stiamo facendo un passo indietro? Intanto, se avete bisogno di un consiglio su come ottimizzare il vostro piano tariffario per evitare che i vostri figli passino il pomeriggio su YouTube invece che sui libri, sapete dove trovarmi!

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