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Nel 1963 già immaginavano il telefono in tasca (e persino le videochiamate!)

30/08/2025 by Massimo Marucci Lascia un commento

Ritaglio di giornale del 1963 che annuncia il telefono in tasca, un passo nella storia dello smartphone

Dalla fantascienza degli anni Sessanta al telefono sempre in tasca: come un vecchio giornale dell’Ohio ha previsto con mezzo secolo di anticipo le rivoluzioni tecnologiche che oggi diamo per scontate.

Un titolo che sembra fantascienza

Giovedì 18 aprile 1963, Mansfield News-Journal, Ohio.
Titolo a tutta pagina: “You’ll be able to carry phone in pocket in future”.
Tradotto: “Un giorno potrai portare il telefono in tasca”.

Oggi, che viviamo immersi negli smartphone, la cosa fa sorridere. Ma nel 1963, quando la storia dello smartphone doveva ancora essere scritta, era pura fantascienza: i telefoni erano fissi, con cavi intrecciati, cornetta pesante e disco combinatore. L’idea di un telefono senza fili, piccolo e personale, era a dir poco ridicola.

Eppure, il giornale aveva ragione.

Il prototipo dello smartphone mostrato al pubblico

Nell’articolo, la protagonista è Jean Conrad, rappresentante della Mansfield Telephone Co., immortalata mentre sorride e mostra un curioso apparecchio definito “wireless pocket-sized telephone”.

In realtà, a vederlo oggi, somiglia più a un grosso walkie-talkie che a un cellulare. Altro che “pocket”: per metterlo in tasca serviva una giacca stile anni Sessanta con le cuciture rinforzate. Ma il concetto di smartphone era lì: un telefono personale, portatile, senza fili.

Un’idea che avrebbe cambiato la vita delle persone. Solo che ci vollero altri vent’anni prima che comparisse il primo vero cellulare commerciale (il Motorola DynaTAC, 1983) e quasi mezzo secolo prima che il telefono diventasse davvero “smart”.

Le altre profezie del 1963

L’articolo non si limitava al telefono da tasca. Con sorprendente lucidità descriveva anche altri scenari:

1. Il vivavoce in cucina

Si parlava di un “kitchen telephone” con altoparlante, per permettere alle casalinghe di rispondere alle chiamate mentre cucinavano. Oggi sembra banale: basta dire “Ehi Siri” o “Alexa, chiama mamma” con le mani sporche di farina. Ma nel 1963 era un’idea rivoluzionaria, quando l’unico multitasking possibile era urlare “rispondi tu, che sto girando il sugo!”.

2. Il “visual image telephone”

Qui la previsione diventa visionaria: un telefono con microfono, altoparlante e telecamera che trasmette l’immagine. Praticamente le videochiamate di Zoom, Skype o WhatsApp. All’epoca, la televisione era ancora in bianco e nero e a valvole. Pensare che un giorno ci saremmo visti in diretta a distanza era più vicino a “Star Trek” che alla realtà.

3. Il telefono con registratore e trasmissione di firme

L’articolo citava anche un sistema per trasmettere firme a distanza e un registratore di conversazioni.
Oggi parliamo di firma digitale e di registrazione vocale come strumenti normali di lavoro. Ma nel 1963 erano concetti pionieristici, quasi magici.

La prudenza degli esperti

Naturalmente, non mancava la voce scettica: Frederick Huntsman, manager commerciale della compagnia telefonica, sottolineava che queste tecnologie erano “ancora in fase di laboratorio” e che non ci si doveva aspettare nulla “domani”.

Un atteggiamento che ricorda molto quello di certi operatori di oggi, quando ti promettono che la fibra “sta arrivando”… da dieci anni. La differenza è che, in questo caso, la promessa si è avverata davvero.

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La linea del tempo della storia dello smartphone

Per capire quanto fossero avanti quelle previsioni, basta ripercorrere le tappe:

  • 1963 – Si parla di telefono da tasca e videochiamate.
  • 1973 – Martin Cooper, ingegnere Motorola, effettua la prima chiamata da cellulare.
  • 1983 – Esce il Motorola DynaTAC 8000X, il primo cellulare commerciale (peso: quasi 1 kg).
  • 1992 – Viene inviato il primo SMS della storia: “Merry Christmas”.
  • 2007 – Steve Jobs presenta l’iPhone: non più solo telefono, ma piattaforma multifunzione.
  • 2020+ – Videochiamate di massa, smart speaker in cucina, firme digitali e AI in tasca.

Insomma, il giornaletto di provincia dell’Ohio aveva previsto con mezzo secolo di anticipo gran parte delle innovazioni che oggi usiamo quotidianamente.

Tecnologia: promessa, realtà e illusioni

La storia dello smartphone insegna una cosa importante: la tecnologia non arriva mai tutta insieme, ma a ondate. Prima l’idea, poi la sperimentazione, infine la diffusione commerciale. E spesso, tra la promessa e la realtà, passano decenni.

Un po’ come oggi con il 5G: venduto come rivoluzione totale, ma in Italia spesso va come il 3G di dieci anni fa. Oppure come la fibra “fino a casa”, che in certe zone rimane una leggenda metropolitana, visibile solo nelle brochure degli operatori.

Il giornale del 1963 almeno lo diceva chiaramente: “non aspettatevelo domani”.

Morale: il futuro era già scritto

Rileggere oggi quell’articolo è quasi commovente: la tecnologia che ci sembra naturale era allora solo un sogno su carta.
Eppure qualcuno l’aveva immaginata, descritta e perfino mostrata con un prototipo.

La morale?

  • Non sottovalutare mai le visioni, anche se sembrano ingenue.
  • Non sopravvalutare le promesse degli operatori, che spesso hanno la stessa credibilità dei politici in campagna elettorale.
  • E ricordati che la tecnologia non è solo questione di “quando arriva”, ma soprattutto di come la usiamo.

Morale della favola

La storia dello smartphone non è nata con Apple o Samsung. Era scritta già nel 1963, in un giornale di provincia che parlava di telefoni in tasca, vivavoce in cucina e videochiamate. Oggi quelle visioni sono realtà. Ma resta un punto fermo: la tecnologia non basta se non funziona bene. E se ti cade la linea durante la videochiamata di lavoro, poco importa se sei nel 1963 o nel 2025… la scena è sempre la stessa: imprecazioni comprese.

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L’AUTORE DI QUESTO BLOG

Massimo Marucci, consulente di telefonia aziendale, ritratto professionale in ufficio

Sono nato e vivo a Monza. Un diploma da Grafico Pubblicitario, un altro da Perito Commerciale e oltre vent’anni di esperienza nel mondo delle telecomunicazioni. Marito di Tiziana, padre di Francesca e (da quando è arrivato Pepe, il chihuahua adottato) pure dog-sitter part-time. Mi appassionano l’arte, la comunicazione e – ovviamente – le tecnologie.
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