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Quando Vodafone arriva in Italia, nasce la telefonia moderna

31/01/2026 by Massimo Marucci Lascia un commento

Arrivo di Vodafone in Italia e nascita della telefonia moderna attraverso Omnitel, con articoli del Corriere della Sera e sfondo urbano di Milano

Omnitel, Telecom e il cambio di paradigma delle telecomunicazioni

Quando oggi parliamo di Vodafone come di un “operatore storico” italiano, stiamo semplificando. E come spesso accade, stiamo semplificando male.

Perché Vodafone, in Italia, non nasce, non chiede una concessione, non costruisce una rete partendo da zero, non cresce lentamente dentro un perimetro nazionale.

Vodafone in Italia ci arriva di traverso. E mentre tutti guardano altrove.

Omnitel: il futuro che nasce prima della narrazione

Pubblicità Omnitel degli anni Novanta con offerta di ricarica per telefonia mobile
Omnitel negli anni ’90: il mobile entra nella vita quotidiana e diventa cultura pop.

La storia comincia nel 1990, molto prima che il marchio Vodafone compaia sui telefonini degli italiani.

Olivetti – insieme a partner finanziari e industriali internazionali – fonda Omnitel con un obiettivo chiaro: entrare nel nascente mercato europeo della telefonia mobile. Non è un progetto romantico. È un progetto industriale.

Nel 1994 Omnitel si fonde operativamente con Pronto Italia, vince la seconda concessione GSM e rompe, per la prima volta davvero, il monopolio nel mobile.

Quando nel 1995 partono i servizi commerciali, Omnitel non è semplicemente “il secondo operatore”.

È un’altra idea di telefonia.

  • il cliente conta
  • il servizio conta
  • il marketing conta
  • il telefonino diventa personale

Nel giro di pochi anni il mercato lo capisce: Omnitel cresce, TIM perde l’esclusiva psicologica della telefonia mobile e il telefono smette di essere un oggetto da casa o da ufficio. Sta diventando qualcos’altro.

Olivetti, Mannesmann e l’equivoco del “polo alternativo”

A metà anni ’90 Olivetti decide di giocare una partita più grande. Entra anche nel fisso con Infostrada e, insieme al gruppo tedesco Mannesmann, costruisce la holding OliMan, che controlla sia Omnitel (telefonia mobile) sia Infostrada (telefonia fissa).

Sulla carta nasce un polo alternativo a Telecom Italia. Nella realtà nasce l’incastro decisivo di tutta la storia. Perché Mannesmann non è un socio neutro. È un gruppo industriale che negli anni ’90 ha già capito una cosa che molti ex monopolisti non vogliono ancora accettare: il futuro delle telecomunicazioni non è il rame, è la mobilità.

Mannesmann in breve (senza supercazzole)

Mannesmann era un colosso industriale tedesco. Acciaio, tubi, ingegneria pesante. Roba seria.

Poi, negli anni ’90, succede una cosa rara: capisce prima degli altri che la telefonia mobile è il vero futuro.

Entra nelle telecomunicazioni, cresce in Germania, compra bene in Europa e si ritrova in Italia quando Olivetti deve mollare Omnitel e Infostrada per finanziare l’OPA su Telecom.

Risultato: Mannesmann diventa il passaggio obbligato tra Omnitel e Vodafone. Senza Mannesmann, questa storia non esisterebbe.

1999: mentre l’Italia discute di Telecom, il futuro cambia proprietario

Prima pagina del Corriere della Sera sull’OPA Olivetti su Telecom Italia nel 1999
Primavera 1999. L’OPA su Telecom Italia domina le prime pagine e l’agenda del Paese.

Nel febbraio 1999 Olivetti lancia l’OPA su Telecom Italia. È una scalata enorme, a leva finanziaria, che catalizza politica, stampa e opinione pubblica.

Tutto ruota intorno a debito, governance, controllo. Ma per rendere possibile quell’operazione Olivetti deve fare una mossa precisa: cedere Omnitel e Infostrada. Non è una scelta strategica. È una condizione.

Le partecipazioni in OliMan passano a Mannesmann. L’operazione è vigilata, registrata, approvata dalle autorità europee. Tutto in regola. E tutto tremendamente miope.

Perché mentre Olivetti conquista Telecom, perde il controllo del mobile. E proprio in quel momento Omnitel supera i 9 milioni di clienti ed è ormai il vero antagonista di TIM.

Il paradosso è servito.

Vodafone–Mannesmann: la mossa che nessuno stava guardando

Articolo del Corriere della Sera sull’OPA Vodafone AirTouch su Mannesmann nel 1999
Mentre l’Italia guarda Telecom, in Europa parte la più grande scalata della storia delle telecomunicazioni.

Mentre in Italia si continua a parlare di Telecom, in Europa accade qualcosa di molto più grande. Nel novembre 1999 Vodafone lancia un’OPA ostile su Mannesmann. È una delle più grandi operazioni di M&A della storia. Uno shock per la Germania. Un simbolo del nuovo capitalismo globale.

Quando nel 2000 l’operazione si chiude, la conseguenza è semplice: Vodafone compra Mannesmann. E con Mannesmann compra Omnitel. Vodafone non entra in Italia perché ha un piano italiano. Entra perché le telecomunicazioni non sono più un affare nazionale.

Dal marchio Omnitel a Vodafone: quando cambia l’epoca

All’inizio il marchio Omnitel resta. Poi diventa Omnitel Vodafone. Poi Vodafone Omnitel. Nel 2004 resta solo Vodafone. Non è solo un’operazione di branding. È la fotografia di un passaggio storico. In quegli stessi anni:

  • il GSM diventa maturo
  • gli SMS esplodono
  • arrivano i primi servizi dati
  • si parla di UMTS e 3G
  • il cellulare diventa una protesi personale

La telefonia smette definitivamente di essere infrastruttura. Diventa esperienza, accesso, mobilità. E qui il confronto è impietoso. Da una parte:

  • Telecom Italia, carica di debito
  • costretta a razionalizzare
  • ancorata a una visione novecentesca della rete

Dall’altra:

  • Vodafone, nativa mobile
  • internazionale
  • costruita per un mondo di clienti, dati e scala

Non è solo una differenza finanziaria. È una differenza di secolo.

Epilogo (provvisorio): Vodafone cambia ruolo, la storia resta europea

Logo Fastweb e Vodafone dopo la fusione delle attività nel mercato italiano delle telecomunicazioni
il consolidamento del mercato italiano passa dall’integrazione Fastweb–Vodafone.

Molti anni dopo, quando il mercato delle telecomunicazioni cambia ancora una volta pelle, anche Vodafone prende una decisione strategica diversa dal passato. Non è una fuga, né una resa. È un riposizionamento. Il gruppo decide di cedere le attività italiane a Swisscom, che le integra e le fonde con Fastweb, di cui è già il principale azionista.

La fusione Fastweb-Vodafone è una storia recentissima, tutt’altro che sedimentata. E proprio per questo è interessante. Perché conferma una costante che attraversa tutta questa vicenda, dagli anni ’90 a oggi: le telecomunicazioni non si muovono più dentro confini nazionali, ma dentro logiche europee e industriali.

Vodafone era arrivata in Italia come effetto collaterale di una grande trasformazione continentale. Oggi, a distanza di oltre vent’anni, il testimone passa a un altro gruppo europeo, in un mercato che continua a consolidarsi, integrarsi, cambiare forma.

La lezione, più che una morale, è una chiave di lettura: le telecomunicazioni moderne non nascono – e non evolvono – per decreto o per scalata finanziaria, ma per cambi di paradigma.

E mentre spesso continuiamo a guardare ai palazzi, la rete ha già cambiato assetto. Di nuovo.

Per la cronaca

Le telecomunicazioni non sono mai state “semplici”. Solo che oggi ce le raccontano così.

Se dopo aver letto questa storia ti è venuto il dubbio che anche la tua telefonia sia ferma a un paradigma vecchio (magari senza saperlo), possiamo guardarla insieme.

Promesso: niente supercazzole commerciali. Quelle le abbiamo già viste nel 1999.😅

📩 massimo.marucci@telefoniafacile.com
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L’AUTORE DI QUESTO BLOG

Massimo Marucci, consulente di telefonia aziendale, ritratto professionale in ufficio

Sono nato e vivo a Monza. Un diploma da Grafico Pubblicitario, un altro da Perito Commerciale e oltre vent’anni di esperienza nel mondo delle telecomunicazioni. Marito di Tiziana, padre di Francesca e (da quando è arrivato Pepe, il chihuahua adottato) pure dog-sitter part-time. Mi appassionano l’arte, la comunicazione e – ovviamente – le tecnologie.
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