
Omnitel, Telecom e il cambio di paradigma delle telecomunicazioni
Quando oggi parliamo di Vodafone come di un “operatore storico” italiano, stiamo semplificando. E come spesso accade, stiamo semplificando male.
Perché Vodafone, in Italia, non nasce, non chiede una concessione, non costruisce una rete partendo da zero, non cresce lentamente dentro un perimetro nazionale.
Vodafone in Italia ci arriva di traverso. E mentre tutti guardano altrove.
Omnitel: il futuro che nasce prima della narrazione

La storia comincia nel 1990, molto prima che il marchio Vodafone compaia sui telefonini degli italiani.
Olivetti – insieme a partner finanziari e industriali internazionali – fonda Omnitel con un obiettivo chiaro: entrare nel nascente mercato europeo della telefonia mobile. Non è un progetto romantico. È un progetto industriale.
Nel 1994 Omnitel si fonde operativamente con Pronto Italia, vince la seconda concessione GSM e rompe, per la prima volta davvero, il monopolio nel mobile.
Quando nel 1995 partono i servizi commerciali, Omnitel non è semplicemente “il secondo operatore”.
È un’altra idea di telefonia.
- il cliente conta
- il servizio conta
- il marketing conta
- il telefonino diventa personale
Nel giro di pochi anni il mercato lo capisce: Omnitel cresce, TIM perde l’esclusiva psicologica della telefonia mobile e il telefono smette di essere un oggetto da casa o da ufficio. Sta diventando qualcos’altro.
Olivetti, Mannesmann e l’equivoco del “polo alternativo”
A metà anni ’90 Olivetti decide di giocare una partita più grande. Entra anche nel fisso con Infostrada e, insieme al gruppo tedesco Mannesmann, costruisce la holding OliMan, che controlla sia Omnitel (telefonia mobile) sia Infostrada (telefonia fissa).
Sulla carta nasce un polo alternativo a Telecom Italia. Nella realtà nasce l’incastro decisivo di tutta la storia. Perché Mannesmann non è un socio neutro. È un gruppo industriale che negli anni ’90 ha già capito una cosa che molti ex monopolisti non vogliono ancora accettare: il futuro delle telecomunicazioni non è il rame, è la mobilità.
Mannesmann in breve (senza supercazzole)
Mannesmann era un colosso industriale tedesco. Acciaio, tubi, ingegneria pesante. Roba seria.
Poi, negli anni ’90, succede una cosa rara: capisce prima degli altri che la telefonia mobile è il vero futuro.
Entra nelle telecomunicazioni, cresce in Germania, compra bene in Europa e si ritrova in Italia quando Olivetti deve mollare Omnitel e Infostrada per finanziare l’OPA su Telecom.
Risultato: Mannesmann diventa il passaggio obbligato tra Omnitel e Vodafone. Senza Mannesmann, questa storia non esisterebbe.
1999: mentre l’Italia discute di Telecom, il futuro cambia proprietario

Nel febbraio 1999 Olivetti lancia l’OPA su Telecom Italia. È una scalata enorme, a leva finanziaria, che catalizza politica, stampa e opinione pubblica.
Tutto ruota intorno a debito, governance, controllo. Ma per rendere possibile quell’operazione Olivetti deve fare una mossa precisa: cedere Omnitel e Infostrada. Non è una scelta strategica. È una condizione.
Le partecipazioni in OliMan passano a Mannesmann. L’operazione è vigilata, registrata, approvata dalle autorità europee. Tutto in regola. E tutto tremendamente miope.
Perché mentre Olivetti conquista Telecom, perde il controllo del mobile. E proprio in quel momento Omnitel supera i 9 milioni di clienti ed è ormai il vero antagonista di TIM.
Il paradosso è servito.
Vodafone–Mannesmann: la mossa che nessuno stava guardando

Mentre in Italia si continua a parlare di Telecom, in Europa accade qualcosa di molto più grande. Nel novembre 1999 Vodafone lancia un’OPA ostile su Mannesmann. È una delle più grandi operazioni di M&A della storia. Uno shock per la Germania. Un simbolo del nuovo capitalismo globale.
Quando nel 2000 l’operazione si chiude, la conseguenza è semplice: Vodafone compra Mannesmann. E con Mannesmann compra Omnitel. Vodafone non entra in Italia perché ha un piano italiano. Entra perché le telecomunicazioni non sono più un affare nazionale.
Dal marchio Omnitel a Vodafone: quando cambia l’epoca
All’inizio il marchio Omnitel resta. Poi diventa Omnitel Vodafone. Poi Vodafone Omnitel. Nel 2004 resta solo Vodafone. Non è solo un’operazione di branding. È la fotografia di un passaggio storico. In quegli stessi anni:
- il GSM diventa maturo
- gli SMS esplodono
- arrivano i primi servizi dati
- si parla di UMTS e 3G
- il cellulare diventa una protesi personale
La telefonia smette definitivamente di essere infrastruttura. Diventa esperienza, accesso, mobilità. E qui il confronto è impietoso. Da una parte:
- Telecom Italia, carica di debito
- costretta a razionalizzare
- ancorata a una visione novecentesca della rete
Dall’altra:
- Vodafone, nativa mobile
- internazionale
- costruita per un mondo di clienti, dati e scala
Non è solo una differenza finanziaria. È una differenza di secolo.
Epilogo (provvisorio): Vodafone cambia ruolo, la storia resta europea

Molti anni dopo, quando il mercato delle telecomunicazioni cambia ancora una volta pelle, anche Vodafone prende una decisione strategica diversa dal passato. Non è una fuga, né una resa. È un riposizionamento. Il gruppo decide di cedere le attività italiane a Swisscom, che le integra e le fonde con Fastweb, di cui è già il principale azionista.
La fusione Fastweb-Vodafone è una storia recentissima, tutt’altro che sedimentata. E proprio per questo è interessante. Perché conferma una costante che attraversa tutta questa vicenda, dagli anni ’90 a oggi: le telecomunicazioni non si muovono più dentro confini nazionali, ma dentro logiche europee e industriali.
Vodafone era arrivata in Italia come effetto collaterale di una grande trasformazione continentale. Oggi, a distanza di oltre vent’anni, il testimone passa a un altro gruppo europeo, in un mercato che continua a consolidarsi, integrarsi, cambiare forma.
La lezione, più che una morale, è una chiave di lettura: le telecomunicazioni moderne non nascono – e non evolvono – per decreto o per scalata finanziaria, ma per cambi di paradigma.
E mentre spesso continuiamo a guardare ai palazzi, la rete ha già cambiato assetto. Di nuovo.
Per la cronaca
Le telecomunicazioni non sono mai state “semplici”. Solo che oggi ce le raccontano così.
Se dopo aver letto questa storia ti è venuto il dubbio che anche la tua telefonia sia ferma a un paradigma vecchio (magari senza saperlo), possiamo guardarla insieme.
Promesso: niente supercazzole commerciali. Quelle le abbiamo già viste nel 1999.😅

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