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Cessione della rete TIM a KKR: un affare o un azzardo fatale?

01/07/2024 by Massimo Marucci Lascia un commento

Il 1° luglio 2024, TIM ha ufficialmente ceduto la sua rete fissa al fondo statunitense KKR, un’operazione che ha suscitato reazioni contrastanti e non poche polemiche. Ma siamo sicuri che questa mossa sia veramente vantaggiosa per TIM o è solo un azzardo fatale mascherato da decisione strategica?

Dettagli dell’operazione

La cessione include NetCo, la società creata da TIM per gestire la sua rete fissa in fibra e rame, valutata fino a 22 miliardi di euro. KKR, attraverso il veicolo di investimento Optics BidCo, acquisirà il controllo di NetCo, che include anche FiberCop, responsabile della rete secondaria in fibra​. Ma non è tutto oro quello che luccica.

Implicazioni finanziarie per TIM: veramente una salvezza?

L’operazione dovrebbe consentire a TIM di ridurre il proprio debito di circa 14 miliardi di euro, una mossa che sembra cruciale per stabilizzare le finanze dell’azienda. Tuttavia, questa riduzione del debito basta a garantire un futuro stabile? O si tratta solo di un cerotto temporaneo su una ferita che continua a sanguinare?​

Master Service Agreement e competitività: un vantaggio o un freno?

Un elemento chiave dell’accordo è il Master Service Agreement, che regola i rapporti tra TIM e FiberCop. Questo accordo consente a TIM di continuare a utilizzare la rete ora di proprietà di KKR a condizioni apparentemente vantaggiose. Tuttavia, c’è un lato oscuro: queste condizioni potrebbero ostacolare la competitività degli altri operatori, creando un mercato distorto e meno competitivo​. E se il vantaggio fosse solo temporaneo, preludio di costi crescenti per TIM?

Il ruolo del Governo: protezione o manipolazione?

Il governo italiano ha esercitato il diritto di Golden Power per approvare l’operazione, imponendo condizioni volte a proteggere gli interessi strategici nazionali. Ma possiamo davvero fidarci che questi interessi siano stati tutelati adeguatamente? Oppure si tratta di una mossa politica per guadagnare consenso a breve termine, sacrificando il futuro dell’infrastruttura tecnologica italiana?​

Reazioni e controversie: chi ci guadagna veramente?

La decisione ha incontrato una forte opposizione da parte di Vivendi, il principale azionista di TIM, che ha annunciato di voler contestare l’operazione legalmente. Vivendi sostiene che la decisione di cedere la rete avrebbe dovuto essere presa dall’assemblea degli azionisti, non solo dal Consiglio di Amministrazione​. Se anche i maggiori azionisti esprimono dubbi, forse è il caso di chiedersi chi ci guadagna veramente da questa operazione.

Impatti sui clienti: aspetti positivi o solo illusori?

Aspetti Positivi (forse):

  1. Stabilità Finanziaria di TIM: La riduzione del debito potrebbe permettere a TIM di investire maggiormente in nuovi servizi e tecnologie, migliorando l’offerta complessiva per i clienti. Ma chi ci dice che questi investimenti si realizzeranno davvero?
  2. Focus sull’Innovazione: TIM potrebbe concentrarsi su innovazioni tecnologiche e servizi digitali, ma con quali risorse reali, dopo aver perso il controllo sulla propria infrastruttura?

Aspetti Negativi (probabili):

  1. Incognite sui Costi: Le condizioni vantaggiose per TIM potrebbero essere solo temporanee. E se i costi per l’uso della rete aumentassero, chi pagherà il conto finale? I clienti, naturalmente.
  2. Qualità del Servizio: La transizione di proprietà potrebbe causare disservizi temporanei o cambiamenti nella qualità del servizio offerto ai clienti di TIM. Quante volte abbiamo visto promesse disattese?

Incognite (tante):

  1. Futuri Cambiamenti Normativi: L’autorità antitrust potrebbe intervenire se riterrà che le condizioni dell’accordo ostacolino la concorrenza. Ma cosa accadrà realmente? Gli interventi normativi porteranno più confusione e incertezza.
  2. Fusioni e Acquisizioni: La possibile fusione o acquisizione tra NetCo e altri operatori, come Open Fiber, potrebbe cambiare ulteriormente il panorama competitivo, ma in che direzione? Verso un monopolio ancora più stretto?

Conclusioni: una mossa da riconsiderare

La cessione della rete TIM a KKR è stata presentata come una mossa strategica e vantaggiosa, ma le ombre che si allungano su questa operazione sono numerose. Riduzione del debito, focus sull’innovazione e stabilità finanziaria sono obiettivi lodevoli, ma il prezzo da pagare potrebbe essere troppo alto. La perdita di controllo sull’infrastruttura, i potenziali aumenti dei costi e le incertezze normative e di mercato potrebbero trasformare questa operazione da salvezza a condanna. Forse è il momento di riconsiderare se questa sia davvero la strada giusta per TIM e i suoi clienti.

Risorse Utilizzate

  1. Quifinanza.it – “Tim, cessione della rete a Kkr: cosa cambia dal 1° luglio 2024”
    • Link all’articolo
  2. Ilsoftware.it – “TIM KKR: cosa significa la vendita della rete e cosa cambia”
    • Link all’articolo
  3. Quotidiano.net – “Il governo dà il via libera alla cessione della rete di Tim a Kkr”
    • Link all’articolo
  4. Quotidiano.net – “Tim, svolta americana. La rete passa al fondo Kkr. Il Cda approva la cessione: ‘Operazione da 22 miliardi’”
    • Link all’articolo

Archiviato in:News Contrassegnato con: antitrust, cessione rete, ChatGPT TIM, clienti TIM, competitività, controversie legali, debito TIM, FiberCop, Golden Power, governo italiano, infrastruttura strategica, Innovazione Tecnologica, KKR, Master Service Agreement, mercato telecomunicazioni, NetCo, Open Fiber, operazione finanziaria, riduzione debito, servizi digitali, telecomunicazioni, Vivendi

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L’AUTORE DI QUESTO BLOG

Massimo Marucci, consulente di telefonia aziendale, ritratto professionale in ufficio

Sono nato e vivo a Monza. Un diploma da Grafico Pubblicitario, un altro da Perito Commerciale e oltre vent’anni di esperienza nel mondo delle telecomunicazioni. Marito di Tiziana, padre di Francesca e (da quando è arrivato Pepe, il chihuahua adottato) pure dog-sitter part-time. Mi appassionano l’arte, la comunicazione e – ovviamente – le tecnologie.
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