
La disfatta di Vivendi in tribunale: perché il CdA di TIM ha avuto l’ultima parola sulla vendita della rete fissa a KKR (e cosa significa per il futuro delle telecomunicazioni in Italia)
Se fosse una partita di calcio, il tabellone direbbe TIM 1 – Vivendi 0. Ma qui non si parla di sport, bensì di una delle battaglie più aspre degli ultimi anni nel settore delle telecomunicazioni, culminata in una sconfitta legale per Vivendi. Il colosso francese, socio di minoranza in TIM, ha provato a fermare la vendita della rete fissa a KKR impugnando la delibera del Consiglio di Amministrazione (CdA), ma il Tribunale di Milano ha bocciato tutte le sue richieste.
La sentenza ha ribadito un principio importante: comanda il CdA, non i soci scontenti. Vediamo cosa è successo e cosa significa per il futuro delle telecomunicazioni in Italia.
Cosa voleva Vivendi (e perché ha perso)?
Vivendi, che detiene il 23,75% di TIM, ha chiamato in giudizio la società contestando la delibera del 5 novembre 2023 con cui il CdA ha approvato la cessione della rete fissa (NetCo) a KKR, colosso statunitense del private equity.
Le sue argomentazioni?
- La vendita modificava l’oggetto sociale di TIM, e quindi andava approvata in assemblea straordinaria.
- L’operazione era in violazione delle regole sulle parti correlate, dato che nel deal è coinvolto anche il Ministero dell’Economia (tramite Cassa Depositi e Prestiti).
- La delibera era in conflitto di interessi, con alcuni amministratori legati a CDP che hanno partecipato alla decisione.
Ma il Tribunale di Milano ha smontato pezzo per pezzo il castello accusatorio di Vivendi. In particolare, ha stabilito che:
- I soci non possono impugnare le decisioni del CdA solo perché le ritengono contrarie all’interesse della società. Devono dimostrare una lesione diretta dei loro diritti individuali, e Vivendi non l’ha fatto.
- Il diritto di voto in assemblea non rientra tra questi diritti. Il CdA aveva la piena legittimità di decidere sulla vendita della rete.
- Non c’era alcuna violazione delle regole sulle parti correlate, né un evidente conflitto di interessi.
Risultato? Richiesta di Vivendi dichiarata inammissibile e condanna a pagare le spese legali. Insomma, una disfatta in piena regola.
Cosa significa questa sentenza per TIM e il mercato?
Con questa decisione, il Tribunale ha rafforzato l’autonomia del CdA nelle decisioni strategiche. E per TIM significa poter proseguire con il piano di separazione della rete senza ulteriori ostacoli legali.
Ma ci sono altri effetti da considerare:
- La rete fissa passa a KKR, cambiando per sempre l’assetto delle telecomunicazioni italiane. TIM diventa un operatore senza infrastruttura, come Vodafone o WindTre.
- Gli operatori alternativi dovranno adattarsi a una nuova governance della rete. Open Fiber, Fastweb e altri dovranno confrontarsi con KKR per l’accesso alla rete, non più con TIM.
- Vivendi ha perso peso in TIM e ora dovrà ripensare la sua strategia. Proverà a vendere la sua quota o continuerà a battagliare?
Una lezione per i soci di minoranza (e per chi pensa di fare shopping in Italia)
Questa sentenza non è solo una sconfitta per Vivendi, ma un messaggio chiaro per tutti gli azionisti di minoranza nelle grandi aziende italiane: non si può bloccare un CdA solo per questioni di convenienza politica o economica. Servono basi giuridiche solide, altrimenti il giudice neanche vi ascolta.
Vivendi ha provato a fermare la vendita della rete, ma alla fine si è ritrovata a pagare il conto (e non solo quello dell’avvocato). Il futuro delle telecomunicazioni italiane ora è più chiaro: la rete fissa sta per passare di mano, e TIM dovrà reinventarsi in un nuovo ruolo. Vivendi? Dovrà capire se ha ancora senso restare a bordo o se è il momento di cambiare strategia.
Epilogo: “Vivendi voleva il pallone, ma non sapeva se giocare la partita”
In questa vicenda, Vivendi sembra il giocatore che chiede il rigore anche quando nessuno l’ha toccato. Ha contestato una delibera senza avere il diritto di farlo, e il Tribunale non ha avuto dubbi nel fischiare il fuorigioco. Morale della favola? Se vuoi cambiare la partita, assicurati almeno di essere titolare.
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