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Sviluppo 5G in Italia: finalmente reti standalone e satelliti nello stesso piatto

01/10/2024 by Massimo Marucci Lascia un commento

sviluppo del vero 5G in Italia

Scopri come il Governo italiano sta pianificando di sviluppare il 5G standalone e integrare le reti satellitari, sfruttando i fondi del PNRR per portare la connettività italiana verso il futuro

Il 5G, questo sconosciuto. O meglio, lo abbiamo tutti in tasca, ma in realtà stiamo ancora aspettando di sfruttare il suo vero potenziale. Come in gran parte d’Europa, lo sviluppo del vero 5G in Italia ha ancora un bel po’ di strada da fare, ma grazie ai fondi del PNRR e ai nuovi piani del governo, potremmo finalmente vedere la luce alla fine del tunnel (o meglio, alla fine della rete 4G). Preparati a scoprire come l’Italia sta pianificando di portare il 5G al livello successivo, e no, non ci sarà bisogno di un dottorato in telecomunicazioni per capirlo.

Il 5G standalone: il vero protagonista del futuro (e non solo una guest star)

Cominciamo con una domanda: che cos’è il 5G standalone? Non lasciarti ingannare dal nome sofisticato, la risposta è semplice. Mentre le reti 5G che usiamo oggi in Italia sono un po’ delle “mezze misure” (NSA – Non-Standalone), il 5G standalone è la versione completa, quello vero, senza compromessi. In pratica, significa che tutta l’infrastruttura, dalla A alla Z, sarà basata sul 5G, senza appoggiarsi al vecchio caro 4G. E perché dovrebbe interessarti? Perché solo con il 5G standalone si potranno sbloccare i vantaggi più fighi: latenza bassissima, affidabilità super e la possibilità di far viaggiare la rete su corsie preferenziali con il network slicing. In altre parole, il futuro della connettività.

Lo sviluppo del vero 5G in Italia: il piano del governo fino al 2029

Ora, passiamo alle cose serie (ma non troppo!). Il Governo italiano ha deciso di fare sul serio con il sviluppo del 5G in Italia e ha messo sul tavolo un piano che arriva fino al 2029. Sì, hai letto bene, siamo abituati a pensare che le cose cambino da un giorno all’altro, ma questa volta l’orizzonte è a lungo termine. Grazie ai fondi del PNRR, il governo punta a sviluppare finalmente reti 5G standalone (quelle di cui parlavamo prima) e a integrare le reti satellitari con quelle terrestri. Il tutto per far sì che la connettività sia sicura, resiliente e, soprattutto, degna di essere chiamata 5G.

Copertura del vero 5G in Italia: siamo già a buon punto, ma c’è ancora da lavorare

Ti stai chiedendo: “Siamo già coperti dal 5G in Italia?” La risposta è… quasi. Attualmente, il 99,5% delle aree popolate è coperto da reti 5G (quindi se vivi su Marte forse dovrai aspettare ancora un po’). Ma, e c’è un ma, la maggior parte di queste reti non è standalone. Traduzione: abbiamo una Ferrari (il 5G), ma stiamo guidando con il freno a mano tirato (la rete 4G). Circa l’88,3% delle famiglie italiane ha accesso alla banda 3,4-3,8 GHz (quella che rende il 5G veramente veloce), ma solo il 20,4% delle SIM sono 5G-ready. Il che significa che, in pratica, molti italiani ancora non stanno sfruttando al massimo il potenziale del 5G.

L’integrazione delle reti satellitari: perché il cielo non è più il limite

Il piano del Governo non si ferma al sviluppo del 5G in Italia. No, no. Vuole spingersi oltre e puntare in alto, letteralmente. Parte del piano prevede l’integrazione delle reti satellitari con quelle terrestri. Questo è importante perché permette di portare la connessione anche nelle aree più remote (pensiamo a chi vive in montagna, in mezzo al mare o, perché no, in un eremo). Le reti satellitari sono perfette per superare i limiti fisici e geografici che le reti terrestri non possono coprire, quindi è una mossa strategica che potrebbe fare davvero la differenza.

Il futuro del 5G in Europa: uno sguardo ai numeri

Se pensavi che l’Italia fosse indietro con lo sviluppo del vero 5G, sappi che non siamo soli. In tutta Europa, il 5G standalone è ancora una rarità. Secondo uno studio della Commissione Europea, meno del 20% delle aree popolate nell’UE ha accesso a reti 5G standalone. Ecco perché la Commissione ha stimato che per raggiungere gli obiettivi della Digital Decade saranno necessari 200 miliardi di euro in investimenti. Tra questi, 148 miliardi serviranno per lo sviluppo delle reti 5G fisse e mobili, mentre altri 79 miliardi per coprire tutte le principali arterie di trasporto (strade, ferrovie e vie marittime).

Perché il 5G standalone cambierà tutto (e perché dovresti essere entusiasta)

Siamo arrivati alla fine del nostro viaggio nel mondo dello sviluppo del vero 5G in Italia. Ora dovresti avere un’idea più chiara di cosa significa 5G standalone e perché è così importante per il futuro delle telecomunicazioni italiane (e non solo). Con il giusto supporto e gli investimenti europei, l’Italia ha tutte le carte in regola per diventare uno dei paesi leader nella connettività di nuova generazione. Che si tratti di integrazione satellitare o di reti 5G standalone, il futuro sembra più connesso che mai.

E adesso, concedemi questo tocco di sarcasmo finale, anche se probabilmente non farai caso alla differenza tra 5G NSA e 5G SA quando guarderai il tuo prossimo video su YouTube, sappi che dietro le quinte c’è chi sta lavorando duramente per migliorare la tua esperienza (e magari rendere il buffering solo un brutto ricordo del passato).

E se nonostante tutto ti stai ancora chiedendo che diavolo sia il 5G standalone, tranquillo, non serve una laurea in ingegneria. Ma se ti serve una mano per orientarti nel mondo delle telecomunicazioni, puoi sempre chiamare me (niente buffering, promesso).

APPROFONDIMENTI SU RETI 5G E 6G

  • Reti 6G: la Ferrari delle telecomunicazioni
  • Copertura 5G TIM: 4143 nuovi comuni coperti
  • 5G standalone: vantaggi e impatto delle reti wireless indipendenti
  • 5G: cos’è, come funziona e perché non potremo farne a meno
  • 5G Standalone: vantaggi e impatto delle reti wireless indipendenti
  • 5G in Italia: una corsa da tartaruga nella rete del futuro
  • Copertura 5G TIM: 4.143 nuovi comuni coperti con velocità fino a 2 Gbps
  • Connessioni stellari o balle spaziali? La verità sulla sfida tra satelliti e telecomunicazioni aziendali

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Massimo Marucci, consulente di telefonia aziendale, ritratto professionale in ufficio

Sono nato e vivo a Monza. Un diploma da Grafico Pubblicitario, un altro da Perito Commerciale e oltre vent’anni di esperienza nel mondo delle telecomunicazioni. Marito di Tiziana, padre di Francesca e (da quando è arrivato Pepe, il chihuahua adottato) pure dog-sitter part-time. Mi appassionano l’arte, la comunicazione e – ovviamente – le tecnologie.
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