
Il governo propone una tassa del 10% sui contratti ADSL e FTTC per accelerare la transizione alla fibra ottica. Una mossa ambiziosa che rischia di penalizzare chi non ha alternative adeguate
L’Italia si prepara a un grande cambiamento nel settore delle telecomunicazioni. Tra le novità più discusse spicca una tassa del 10% sui contratti in rame, proposta per incentivare il passaggio alla fibra ottica FTTH e alla banda ultra-larga. Una mossa che, sulla carta, ha l’obiettivo di accelerare la digitalizzazione del Paese, ma che rischia di creare più problemi che benefici.
Con l’obiettivo di abbandonare il rame entro il 2030, il governo punta a rendere obbligatorio il passaggio alle reti a banda ultra-larga. Tuttavia, questa tassa sui contratti in rame ha sollevato numerose critiche. Scopriamo come funziona la proposta, i suoi rischi e le alternative.
Cosa prevede la tassa del 10% sui contratti in rame?
L’articolo 76-bis della proposta di legge di bilancio 2025 introduce una strategia per accelerare la migrazione verso la fibra. Il fulcro di questa strategia è la tassa del 10% sui contratti in rame, che si applicherà dal 1° gennaio 2025. Questa misura si affianca ad altre disposizioni che mirano a eliminare progressivamente il doppino in rame.
Ecco i punti principali:
- Incremento del 10% sui costi: La tassa sui contratti in rame riguarderà tutte le utenze che utilizzano reti ADSL, FTTC o altre tecnologie basate sul doppino. I fondi raccolti saranno destinati a un fondo speciale per finanziare la transizione.
- Stop alle nuove attivazioni su rame: Durante il processo di migrazione, gli operatori non potranno più attivare nuovi contratti su reti in rame.
- Migrazione obbligatoria: Entro il 2030, tutti gli utenti dovranno essere trasferiti su reti FTTH o su connessioni wireless (FWA) che garantiscano almeno 200 Mbps.
- Tempistiche rigorose: La migrazione dovrà essere completata entro 12, 18 o 24 mesi a seconda della copertura delle reti ultra-larga nella zona interessata.
Criticità della tassa del 10% sui contratti in rame
Nonostante gli obiettivi dichiarati, la tassa solleva diverse perplessità. Analizziamo i principali punti critici:
1. Una misura punitiva più che incentivante
La tassa rischia di penalizzare gli utenti che non hanno alternative alla fibra. In molte aree rurali o periferiche, la rete FTTH non è ancora disponibile, e i clienti si ritrovano a pagare di più per un servizio che non possono sostituire. Trattare allo stesso modo chi rifiuta la fibra per scelta e chi non può accedervi è un approccio che appare iniquo.
2. FWA come compromesso?
Secondo la proposta, fino al 10% delle utenze può essere servito da reti wireless come il Fixed Wireless Access (FWA). Tuttavia, il FWA non sempre garantisce la stessa qualità delle reti cablate. In questo contesto, la tassa del 10% sui contratti in rame potrebbe spingere alcuni utenti verso una soluzione meno stabile e performante.
3. Copertura insufficiente
Secondo i dati AGCOM del 2023, solo il 44% delle abitazioni italiane è raggiunto dalla fibra FTTH. La tassa del 10% sui contratti in rame non considera che molte aree necessitano ancora di investimenti significativi per essere coperte da infrastrutture moderne.
4. Rischio di abbandono della rete fissa
Un altro rischio legato alla tassa sul rame è l’abbandono della rete fissa da parte di alcuni utenti, che potrebbero considerare l’aumento dei costi ingiustificato e decidere di rinunciare al servizio.
Alternative alla tassa del 10% sui contratti in rame
La migrazione dal rame alla fibra è inevitabile, ma ci sono soluzioni migliori rispetto alla tassa del 10% sui contratti in rame. Ecco alcune proposte:
- Voucher per la migrazione: Incentivare gli utenti a passare alla fibra attraverso sconti e agevolazioni economiche.
- Investimenti mirati: Garantire che tutte le aree del Paese siano coperte da reti FTTH o, dove non possibile, da FWA performante prima di penalizzare gli utenti.
- Comunicazione trasparente: Educare gli utenti sui benefici della fibra e spiegare chiaramente i tempi e le modalità del processo di migrazione.
Un obiettivo giusto, ma esecuzione discutibile
La transizione verso la fibra ottica è necessaria per il futuro delle telecomunicazioni in Italia, ma la tassa sui contratti in rame rischia di colpire chi è già svantaggiato. Prima di imporre aumenti, il governo dovrebbe garantire che tutti abbiano accesso a reti moderne e affidabili.
Se hai un’azienda e stai valutando il passaggio alla fibra, contattami. Posso aiutarti a eliminare gli sprechi e trovare la soluzione più adatta alle tue esigenze, senza brutte sorprese.
PER APPROFONDIRE
Dipartimento per la Trasformazione Digitale: Presenta la Strategia Italiana per la Banda Ultra Larga 2023-2026, delineando gli obiettivi e le misure per lo sviluppo della connettività ad alte prestazioni nel Paese. Ministero dell’Innovazione
Commissione Europea: Descrive le iniziative dell’Italia nel contesto della strategia europea per la banda larga, fornendo una panoramica delle misure nazionali e regionali per lo sviluppo della connettività. Strategia Digitale
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