
Prezzi bassi, investimenti ridotti e la sfida degli OTT: il futuro incerto delle telecomunicazioni italiane
Nel panorama italiano delle telecomunicazioni, l’intervista di Gianluca Corti, co-CEO di WindTre, solleva temi importanti e controversi. Dalla concorrenza sui prezzi al calo degli investimenti, passando per il ruolo degli OTT (Over The Top, come WhatsApp e Netflix) e i giganti dell’energia che si affacciano nel mercato delle telecomunicazioni, Corti dipinge un quadro complesso e a tratti, a mio parere, contraddittorio. Ma cosa c’è dietro le sue parole? E come possiamo interpretarle alla luce della situazione attuale di declino delle telecomunicazioni in Italia?
Prezzi bassi: il dilemma dei consumatori e degli operatori
Corti lamenta che in Italia i prezzi delle telecomunicazioni siano tra i più bassi al mondo, secondi solo a Israele, e attribuisce questa situazione a una concorrenza eccessiva. Questo fenomeno, secondo lui, avrebbe portato a margini insostenibili per gli operatori, limitando la capacità di investire in infrastrutture.
Tuttavia, bisogna considerare due punti fondamentali:
1. I vantaggi per i consumatori: prezzi bassi hanno reso la connettività accessibile a una vasta platea di utenti. L’Italia vanta una delle penetrazioni di internet mobile più alte in Europa, proprio grazie a tariffe competitive. Aumentare i prezzi potrebbe frenare l’accesso alla rete, andando contro le politiche di inclusione digitale promosse dall’Unione Europea.
2. L’autosufficienza degli operatori: se i prezzi sono così bassi da non coprire i costi, perché alcuni operatori riescono comunque a investire? WindTre dichiara di spendere 1 miliardo di euro l’anno in infrastrutture, di cui oltre 500 milioni sul 5G. Non è forse una questione di strategia aziendale e ottimizzazione delle risorse piuttosto che di prezzi troppo bassi?
Investimenti in calo: un problema reale?
Corti sottolinea un calo degli investimenti privati nelle telecomunicazioni: dai 7,6 miliardi di euro del 2019 ai 7 miliardi del 2023. Apparentemente una diminuzione lieve, ma che diventa significativa se si considera l’inflazione e il peso dei fondi del PNRR.
Questa riduzione è indubbiamente preoccupante, ma va contestualizzata:
• Le cause reali: la pressione sui prezzi è una causa, ma non l’unica. Altri fattori includono l’ipercompetitività del mercato, la frammentazione degli operatori e l’incertezza normativa.
• Gli investimenti degli OTT: mentre le telco lamentano difficoltà, i giganti del web (Netflix, Google, Meta) investono miliardi in infrastrutture globali come cavi sottomarini e data center, dimostrando che il settore è tutt’altro che in crisi.
Gli OTT: concorrenti sleali o partner strategici?
Uno dei passaggi più interessanti dell’intervista riguarda gli OTT, che secondo Corti dovrebbero contribuire economicamente ai costi della rete. È vero che servizi come WhatsApp e Netflix generano una quantità enorme di traffico, costringendo gli operatori a investire in infrastrutture più performanti. Tuttavia, questa richiesta solleva interrogativi:
1. Chi paga il conto finale? Se gli OTT venissero tassati o obbligati a pagare per l’uso della rete, è probabile che questi costi vengano scaricati sui consumatori, aumentando i prezzi degli abbonamenti e limitando l’accesso a servizi digitali fondamentali.
2. Il valore aggiunto degli OTT: piattaforme come Netflix e WhatsApp aumentano la domanda di connettività, spingendo i consumatori a sottoscrivere piani più avanzati. Non sarebbe più opportuno trovare un modello di collaborazione tra OTT e telco, invece di creare barriere economiche?
Concorrenza multiservizi: il paradosso di WindTre
Corti critica i giganti dell’energia che offrono servizi di telefonia a prezzi bassissimi, accusandoli di destabilizzare il mercato delle telecomunicazioni. Tuttavia, è difficile non notare l’ironia: WindTre stessa si è lanciata nel mercato della luce e gas, cercando di conquistare clienti con offerte multiservizi.
Questa strategia rappresenta un evidente paradosso:
• Un’arma a doppio taglio: se i giganti dell’energia danneggiano le telco con le loro offerte aggressive, lo stesso principio potrebbe valere per WindTre nel settore energetico. Le accuse di Corti sembrano più una lotta per la supremazia commerciale che una reale preoccupazione per il mercato.
La necessità di un nuovo Antitrust
L’appello di Corti per una revisione delle regole antitrust è condivisibile: il panorama attuale, con la convergenza tra diversi settori (telco, energia, OTT), richiede norme più moderne. Tuttavia, aggiornare il quadro normativo non è semplice:
1. Consolidamento del mercato: Corti sostiene che l’Italia abbia troppi operatori e auspica un consolidamento. Ma questo processo rischia di ridurre la concorrenza, portando a un aumento dei prezzi per i consumatori e a un potenziale oligopolio.
2. Regole chiare per i multiservizi: è necessario stabilire criteri che evitino sussidi incrociati, ma senza soffocare l’innovazione. Il mercato multiservizi è una realtà e imporre troppi vincoli potrebbe rallentare lo sviluppo.
Verso un nuovo modello di mercato?
L’intervista di Gianluca Corti offre spunti interessanti ma solleva anche molte domande. È evidente che il settore delle telecomunicazioni stia affrontando sfide complesse, ma le soluzioni proposte da WindTre sembrano spesso più orientate a proteggere gli interessi aziendali che a risolvere i problemi strutturali del mercato.
Per salvaguardare il futuro delle telecomunicazioni italiane, sarà necessario un approccio più equilibrato che:
• Incentivi gli investimenti in infrastrutture senza penalizzare i consumatori con aumenti di prezzo.
• Promuova la collaborazione tra telco e OTT per creare valore condiviso.
• Modernizzi le regole antitrust per affrontare le nuove dinamiche del mercato multiservizi.
Il settore delle telecomunicazioni non ha bisogno di “salvatori” che puntano il dito contro i concorrenti, ma di leader capaci di innovare e trovare soluzioni sostenibili. WindTre saprà essere all’altezza di questa sfida? Solo il tempo lo dirà.
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