
Un’alleanza tra opposti nel mercato delle telecomunicazioni italiane che potrebbe cambiare tutto
Chi l’avrebbe mai detto? Benedetto Levi, CEO di Iliad, il ribelle della telefonia mobile, e Pietro Labriola, timoniere della corazzata TIM, immortalati fianco a fianco con giubbotto catarifrangente e casco bianco. No, non è uno spin-off di “Matrimoni a prima vista”, ma la scena simbolica di una possibile fusione TIM Iliad che, fino a ieri, sembrava impensabile.
Ma oggi, nell’era delle fusioni e dei consolidamenti forzati, tutto può succedere. Dopo Vodafone-Fastweb e WindTre, anche Iliad e TIM potrebbero avvicinarsi, secondo le voci sempre più insistenti di mercato. Sta diventando chiaro che questa fusione di TIM con Iliad potrebbe essere più di un semplice rumor.
TIM e Iliad: due universi in collisione
- Iliad è l’outsider. È arrivata nel 2018 spaccando tutto: tariffe low cost, niente vincoli, niente rimodulazioni, trasparenza assoluta. Un operatore nato per “rompere le regole”.
- TIM è l’ex monopolista. L’istituzione. La vecchia SIP in versione cloud, smart e… ancora un po’ impolverata. Con un portafoglio vasto, una rete proprietaria, e mille comitati decisionali prima di una promo.
Perché si parla di fusione TIM Iliad?
Perché il settore non sta benissimo, diciamocelo. I margini sono ridotti all’osso, la guerra dei prezzi ha logorato tutti, i costi infrastrutturali sono alle stelle e gli investimenti sul 5G e sulla rete fissa non sono più sostenibili da soli.
TIM è sotto pressione (dai debiti e dal mercato), Iliad vuole espandersi (ma ha bisogno di spalle più larghe). E come si fa quando si è entrambi in difficoltà? Ci si abbraccia. Quindi, la fusione TIM Iliad potrebbe davvero offrire un’opportunità di rinascita per entrambi.
Anche se l’abbraccio rischia di essere esplosivo.
Iliad chiude il primo semestre 2025 in forte crescita e la prospettiva di una fusione con TIM si allontana sempre di più. Risultati solidi (oltre 51 milioni di clienti in Europa, ricavi in aumento e debito in calo) che rendono Iliad sempre meno interessata a un “matrimonio” con l’ex monopolista, che nel frattempo crolla in borsa.
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Negli ultimi giorni è arrivata la conferma più chiara sulla mancata fusione TIM–Iliad.
Nell’estratto video qui sotto di 3 minuti e mezzo dall’intervista completa a Benedetto Levi per Milano Finanza emergono i passaggi più interessanti: le domande sull’interruzione delle trattative e le risposte… che si muovono con l’arte del tai chi.
Levi sfrutta la forza dell’intervistatore per non sbilanciarsi, senza mai risultare reticente.
Un piccolo capolavoro di diplomazia aziendale, perfetto per capire quanto la “non-fusione” sia stata confermata senza mai essere pronunciata esplicitamente.
Le fusioni in Italia: un deja-vu
- Wind + Tre = WindTre: due debolezze unite che hanno prodotto un colosso con prestazioni altalenanti.
- Vodafone + Fastweb: matrimonio fresco fresco, con l’ambizione di conquistare le imprese e dare filo da torcere a TIM nel fisso.
E ora toccherebbe a loro: l’alternativo e il tradizionale, l’agile e il pachiderma, la startup e l’ex ministero. La fusione TIM Iliad rappresenterebbe un nuovo capitolo nel panorama delle telecomunicazioni italiane.
Cosa cambierebbe per gli utenti con la fusione TIM Iliad?
Dipende. La storia ci insegna che le fusioni portano spesso a:
- meno operatori = meno concorrenza = prezzi più alti
- più efficienza (forse) ma anche più burocrazia
- reti unificate, ma clienti confusi
Insomma: un grande punto interrogativo. Ed effettivamente, una fusione TIM Iliad potrebbe rispondere a queste domande o crearne di nuove.
Il futuro della telefonia è… concentrato
Se Iliad e TIM davvero si fonderanno, sarà l’ultimo tassello di un puzzle iniziato da anni: quello della concentrazione del mercato.
In Italia, da 4-5 operatori si passerà a 2-3 gruppi integrati che controlleranno tutto: fisso, mobile, cloud, contenuti e persino l’energia. E l’utente finale? Potrebbe ritrovarsi con meno scelta, più costi e offerte tutte uguali. Questo, ovviamente, è uno degli scenari possibili di una fusione come quella tra Iliad e TIM.
Oppure no. Magari ne verrà fuori un colosso snello, innovativo, capace di offrire qualità e servizi veri. Ma prima ci sarà da digerire il cambio di paradigma.
Approfondimento tecnico: perché è così difficile fondere due operatori?
Un’eventuale fusione TIM Iliad non sarebbe solo un’operazione finanziaria o di mercato. Sarebbe anche una sfida tecnica, normativa e culturale.
1. Tecnologie diverse
TIM ha una rete fissa proprietaria, gestisce infrastrutture di backbone, dorsali in fibra, nodi d’accesso. Iliad no. Iliad è un Mobile Network Operator puro, che si è appoggiato a infrastrutture preesistenti per entrare nel mercato, costruendo poi un proprio core e una rete radio via via crescente. Fondere tutto questo non è come unire due pizzerie: serve un disegno ingegneristico di lungo periodo.
2. Licenze e regolamentazioni
AGCOM e Antitrust dovrebbero esprimersi. In un mercato a concentrazione crescente, qualsiasi operazione TIM-Iliad sarebbe sotto la lente. Qualcuno potrebbe gridare al monopolio, o comunque a un oligopolio ristretto, come già avvenuto nel caso WindTre.
3. Integrazione dei sistemi
Portali gestionali, CRM, provisioning, billing, data center, assistenza clienti: i due operatori usano strumenti e logiche completamente diversi. Unificarli sarebbe un’operazione delicatissima, con possibili disservizi a cascata per milioni di utenti.
4. Cultura aziendale agli antipodi
Iliad fa della trasparenza e semplicità il suo mantra. TIM, con la sua burocrazia interna e i processi multilivello, è l’esatto opposto. Come mettere insieme un team agile da start-up con un CDA in giacca e cravatta da 12 membri. Un’impresa più politica che industriale.
Il futuro: meno operatori, più potere?
Se TIM e Iliad dovessero davvero fondersi, l’Italia passerebbe a tre grandi poli:
- Gruppo Vodafone-Fastweb → focalizzato su PMI e privati con pacchetti convergenti e cloud
- Gruppo WindTre → già consolidato, con copertura nazionale e forte presenza nel mobile
- Nuovo gruppo TIM-Iliad → teoricamente il più grande, con backbone proprietario e base clienti ampissima
Il risultato?
- Meno concorrenza: e di conseguenza meno guerra dei prezzi
- Più efficienza interna (forse) per gli operatori
- Più incertezza per gli utenti e le imprese, in attesa di capire chi guiderà davvero il cambiamento
E poi c’è la questione più importante di tutte: 👉 Chi gestirà la rete di accesso (FiberCop)?
Perché è lì che si decide chi potrà davvero offrire servizi capillari, stabili e competitivi.
Le reazioni (vere o presunte) alla possibile fusione TIM Iliad
Nei corridoi delle aziende si sussurra. Sui forum di settore si vocifera. Gli utenti invece dicono:
“Purché non mi cambino di nuovo l’offerta senza dirmelo… fate quello che volete.”
— Cliente TIM rassegnato
“Se Iliad si fonde con TIM, torno ai piccioni viaggiatori.”
— Fanboy Iliad nostalgico del 4,99€
Conclusione (per ora)
Sarà fusione? Acquisizione? Alleanza strategica? O solo rumors per muovere i mercati e testare le reazioni?
Una cosa è certa: il mercato delle telecomunicazioni italiane è in fermento come non mai. E a ogni nuova operazione, si conferma il trend di fondo: meno operatori, più concentrazione, più incertezza per i clienti.
Io, dal mio piccolo bloghettino, continuerò a raccontarvelo. Senza paroloni. Senza KPI. Senza “ecosistemi integrati”. Solo con un po’ di ironia, un casco in testa e i piedi ben piantati nel traffico dei dati.
Intanto, la foto di Levi e Labriola resta lì, come una cartolina di una strana coppia in luna di miele industriale. E che ci crediate o no, potrebbero diventare soci in affari. Potrebbero, infatti, diventare i protagonisti della fusione TIM Iliad che tanto si vocifera.

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