
Quando la tecnologia si ferma, il silenzio digitale ci costringe a fare i conti con la nostra dipendenza dalle connessioni, e i disservizi ci rivelano quanto fragile sia la nostra “normalità” iperconnessa
Non ci pensiamo mai davvero. Accendiamo lo smartphone al mattino, verifichiamo le email, scorriamo le notifiche e accendiamo la TV per vedere le notizie. Ogni gesto della nostra quotidianità è scandito dalla tecnologia. Ma cosa accadrebbe se tutto si fermasse? Se all’improvviso tutto il mondo digitale, che per noi è ormai diventato il mondo reale, si spegnesse? Un blackout informatico mondiale che non riguarda solo le luci, ma anche le informazioni, le connessioni, le interazioni che diamo per scontate. E noi, come reagiremmo?
Questo scenario non è solo una fantasia distopica. Nel romanzo IL SILENZIO di Don DeLillo, pubblicato nel 2020, un gruppo di persone si ritrova a fronteggiare proprio questa eventualità: un’improvvisa e inspiegabile interruzione di tutte le tecnologie digitali. Non ci sono più schermi, non c’è più internet, non ci sono più reti sociali che ci tengono legati al mondo. Tutto scompare in un attimo. E a quel punto, i personaggi devono fare i conti con un mondo che sembra crollare su se stesso.
La trama del romanzo di DeLillo è sorprendentemente attuale, forse persino più di quanto lo fosse quando il libro è stato scritto. Viviamo in un’epoca in cui la tecnologia ci avvolge completamente, ma raramente ci fermiamo a pensare cosa accadrebbe se questa tecnologia smettesse di funzionare. Se lo schermo del nostro smartphone diventasse nero e rimanesse tale. Se i tweet sparissero, i post fossero irraggiungibili e i bot che popolano le nostre vite digitali si dissolvessero nel nulla.
Il romanzo di DeLillo, con il suo stile inconfondibile, non offre risposte semplici, ma ci costringe a riflettere su quanto la nostra vita sia intrecciata con la tecnologia, e su quanto fragile sia questa rete che abbiamo costruito. E se il romanzo ci presenta una crisi collettiva, possiamo chiederci: come reagirebbe ciascuno di noi? Cosa accadrebbe nella nostra vita, nella nostra routine, se questo blackout tecnologico diventasse realtà?
La fragile normalità
Nel libro, i protagonisti stanno tornando dalla loro prima vacanza post-pandemia, desiderosi di un ritorno alla normalità. Una scena che molti di noi possono facilmente immaginare: dopo mesi di isolamento, lockdown e distanziamento, la speranza di riprendere una vita “normale” è tangibile. Ma il blackout interrompe questa illusione di normalità. Senza preavviso, la tecnologia che diamo per scontata si spegne. Non ci sono spiegazioni immediate, solo un silenzio assordante che cala su New York, e probabilmente, sul mondo intero.
Questo ritorno alla “normalità” che viene spezzato dalla tecnologia che crolla su se stessa è una metafora potente. Dopo la pandemia, molti di noi speravano che la tecnologia fosse il mezzo per ristabilire l’ordine, per connetterci, per continuare a vivere in un mondo che sembrava sfuggirci di mano. Ma cosa succede quando proprio quella tecnologia diventa la causa della nostra fragilità?
Il peso della connessione
Viviamo in un mondo iperconnesso, dove ogni azione, ogni pensiero sembra doversi manifestare attraverso un dispositivo. Contiamo su internet per lavorare, per divertirci, per restare in contatto con le persone care. Ma cosa accadrebbe se quella rete che ci tiene uniti, quella “tela” digitale che avvolge il mondo, crollasse improvvisamente?
DeLillo ci costringe a riflettere su questo: quanto siamo realmente indipendenti dalla tecnologia? Pensiamo spesso alla tecnologia come a uno strumento che ci rende più efficienti, più produttivi, più connessi. Ma in realtà, quanto ci rende vulnerabili? Se tutta questa rete tecnologica scomparisse, anche solo per un giorno, come reagiremmo? Saremmo in grado di vivere senza di essa, o ci troveremmo perduti, incapaci di affrontare un mondo che non possiamo più controllare con un semplice tocco di schermo?
La dipendenza invisibile
Una delle lezioni più potenti che si possono trarre dal romanzo di DeLillo è proprio questa: viviamo in una realtà dove la tecnologia è così radicata nella nostra quotidianità che non la percepiamo nemmeno più come una “dipendenza.” Eppure, basta un piccolo black-out per farci rendere conto di quanto questa dipendenza sia reale.
Non si tratta solo di perdere l’accesso ai social media o alle email. Quando la tecnologia si ferma, anche la nostra capacità di comprendere il mondo attorno a noi viene messa in discussione. Senza internet, senza notizie in tempo reale, senza GPS, come potremmo navigare nella complessità del mondo moderno? La verità è che siamo diventati prigionieri di una rete che ci tiene legati in ogni momento, e la cui rottura potrebbe far crollare non solo la nostra quotidianità, ma anche la nostra identità.
La rabbia degli utenti: quando il blackout dura poche ore
In tutto questo discorso sul “silenzio tecnologico,” un altro aspetto che emerge è la reazione emotiva estrema che molti utenti hanno nei confronti dei disservizi degli operatori di telecomunicazioni. Basta un blackout di qualche ora e sui social si scatena il caos: accuse, lamentele, e una rabbia che sembra quasi spropositata. Ci si lamenta delle poche ore senza connessione come se fosse una tragedia epocale, nonostante sia una situazione temporanea.
Questo comportamento ci dice molto su quanto siamo diventati dipendenti dalla tecnologia. Anche quando il problema è risolto velocemente, l’idea di essere scollegati ci getta in uno stato di ansia e frustrazione. Ma è davvero una questione di connessione, o è il panico di sentirci impotenti di fronte a una rete che, per quanto efficiente, può crollare all’improvviso?
Questa reazione collettiva di “fuga dal blackout” dimostra quanto poco tolleriamo anche solo un assaggio di disconnessione. Eppure, forse dovremmo imparare a vedere queste interruzioni come opportunità per fermarci a riflettere su cosa significa vivere costantemente connessi. Siamo davvero pronti a vivere un giorno senza tecnologia, o la nostra dipendenza è ormai così radicata da renderci incapaci di gestire l’incertezza del silenzio digitale?
Verso una riflessione più ampia
E allora, cosa accadrebbe davvero se questo scenario si verificasse? Forse sarebbe l’occasione per fermarci a riflettere su quanto la nostra vita sia diventata dipendente dalla tecnologia. Potremmo chiederci: siamo noi a controllare la tecnologia, o è la tecnologia che ormai controlla noi? Quanto siamo capaci di vivere una vita autentica, scollegata da schermi e reti?
Questo non vuol dire demonizzare la tecnologia. Sarebbe ingenuo pensare di poter fare a meno di strumenti che hanno migliorato così tanto la nostra vita. Ma forse è il momento di riconoscere che, se non poniamo dei limiti, potremmo rischiare di perdere qualcosa di molto più importante: la nostra capacità di esistere al di fuori della connessione digitale.
In fondo, la vera domanda che ci pone Don DeLillo con il suo IL SILENZIO non è tanto cosa accadrebbe se la tecnologia si spegnesse, ma cosa accadrebbe a noi stessi se fossimo costretti a vivere in quel silenzio. Sarebbe un’occasione per riscoprire noi stessi, o ci troveremmo persi, incapaci di affrontare un mondo che non possiamo più “controllare”?
(E se stai cercando soluzioni per la tua rete aziendale, tranquillo, non ti lascerò mai al buio: con o senza black-out, sono qui per risolvere i tuoi problemi di telecomunicazioni!)

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