
Quando la rete sparisce non è fantascienza: è un problema di infrastruttura, colli di bottiglia e scelte (anche tue)
- Internet non si spegne con un pulsante: si blocca agendo su pochi “colli di bottiglia”.
- Le tecniche più comuni sono: ordine agli ISP, DNS bloccato, BGP manipolato, DPI e rallentamento (throttling).
- Le scappatoie (VPN, Tor, DNS alternativi) esistono, ma non sono una strategia aziendale.
- Per una PMI la vera domanda è: se Internet si pianta, io cosa riesco a fare lo stesso?
- La soluzione non è “sperare”: è progettare un minimo di continuità operativa.
C’è gente che pensa che “Internet” sia tipo l’aria: non la vedi, ma c’è. Sempre. E quando manca… boh, “sarà un problema di Google”. Poi succede qualcosa: un blackout, un guasto, un cantiere, un taglio di fibra, una centrale che decide di fare la diva. E improvvisamente Internet diventa quello che è davvero: un servizio. E come tutti i servizi, può smettere di funzionare.
Ora, ogni tanto leggiamo notizie del tipo: “Paese X senza Internet per giorni”. E noi, qui, comodi, alziamo un sopracciglio e pensiamo: “Vabbè, cose da regime, cose lontane.” Sì. Certo. Però poi arriva il giorno in cui la tua PMI resta senza rete due ore e succede questo:
- il POS muore
- le chiamate VoIP si interrompono
- WhatsApp Business diventa un soprammobile
- il gestionale in cloud ti guarda da lontano come un ex che non risponde
- il magazzino non aggiorna
- i corrieri non si tracciano
- e tu scopri una cosa meravigliosa: l’azienda era online anche quando non lo sapevi
Quindi oggi facciamo una cosa utile: vediamo come si blocca Internet (senza fantascienza e senza complotti) e soprattutto cosa significa per una PMI che vive di rete anche quando crede di no.
Il mito dell’interruttore di Internet (e perché ti riguarda)
No, non esiste il pulsante rosso “OFF” con scritto INTERNET. Internet è una rete distribuita, costruita per sopravvivere a guasti e interruzioni. Il problema è che nella vita reale non è tutto così romantico: il traffico passa quasi sempre da pochi punti obbligati. I famosi colli di bottiglia.
E indovina chi controlla quei colli di bottiglia? Gli operatori come TIM, Fastweb, gli snodi di rete, i router di confine, i sistemi DNS, le dorsali. Tradotto in lingua PMI: non serve spegnere tutto. Basta chiudere la porta giusta.
Come si blocca Internet: 5 tecniche (spiegate come se fossimo al bar)
- ISP = Internet Service Provider → il provider che ti dà Internet (TIM, Fastweb, Vodafone, WindTre, Iliad…)
- DNS = Domain Name System → la “rubrica” che traduce i nomi dei siti (es. google.it) in indirizzi IP
- IP = Internet Protocol → l’indirizzo numerico con cui Internet riconosce un dispositivo o un server
- BGP = Border Gateway Protocol → il sistema che dice a Internet “da che strada passare” per raggiungere una rete/Paese
- DPI = Deep Packet Inspection → analisi del traffico dati per riconoscere e bloccare app, servizi e protocolli
- VPN = Virtual Private Network → un “tunnel” cifrato che fa uscire il traffico su Internet da un altro punto
- Tor = The Onion Router → rete che rimbalza il traffico su più nodi per aumentare anonimato e aggirare filtri
- Proxy = intermediario → un servizio che apre un sito al posto tuo e te lo mostra
- Throttling = rallentamento → Internet non è bloccato, ma viene reso inutilizzabile
Qui sotto trovi i metodi più comuni con cui una rete può “sparire”. Alcuni sono da governo, altri sono… da sfiga quotidiana.
1) Ordine diretto agli ISP: “spegni lì”
Il metodo più brutale: si ordina ai provider di staccare i router di confine o interrompere i collegamenti internazionali. Funziona? Sì. È elegante? No. È costoso? Tantissimo. Perché quando blocchi Internet non blocchi solo i social: blocchi anche banche, logistica, sanità, trasporti, servizi pubblici.
Versione PMI: quando “cade la rete”, tu non perdi TikTok. Tu perdi fatturato.
2) Manipolazione del BGP: “il Paese scompare”
Il BGP è quel protocollo che dice al resto del mondo: “Ehi, se vuoi raggiungere questi indirizzi IP, passa da qui.” Se quelle rotte spariscono o vengono modificate, succede una cosa molto semplice: i pacchetti non trovano più la strada. L’infrastruttura magari è lì, accesa. Ma è come avere un negozio aperto con la strada cancellata dalle mappe.
Versione PMI: puoi avere la fibra, il router nuovo e pure la spia verde. Ma se “fuori” non ti vedono, tu sei offline senza saperlo.
3) Blocco DNS: “il sito non esiste più (solo per te)”
Il DNS è la rubrica di Internet: trasforma facebook.com in un indirizzo IP. Se qualcuno decide che certi nomi “non si devono risolvere”, quei siti diventano irraggiungibili. Non è che Internet muore: muoiono pezzi di Internet.
Versione PMI: non ti si apre il portale del corriere. Non ti si collega il CRM. Non accedi al gestionale. E la tua giornata diventa una puntata di “Chi l’ha visto? (ma con le fatture)”.
4) Deep Packet Inspection (DPI): il controllo qualità… ma cattivo
Questa è la versione “fine”: non blocchi tutto, ma analizzi il traffico e decidi cosa far passare. Con il DPI puoi riconoscere:
- app
- protocolli
- VPN
- servizi di messaggistica
- strumenti di cifratura
E puoi bloccare in modo chirurgico.
Versione PMI: non è che “non funziona Internet”. È che non funziona proprio quello che ti serve, nel momento peggiore. E tu perdi tempo a fare diagnosi tipo: “Ma il Wi-Fi va… però non va Teams… però WhatsApp sì… però il POS no…” Il classico inferno moderno: la rete c’è, ma non serve.
5) Throttling: rallento tutto finché ti passa la voglia
Il blocco totale fa rumore. Il rallentamento invece è subdolo: tecnicamente sei online, ma è come navigare nel 2003 con la chiavetta. Video che non caricano, chiamate che cadono, file che non partono.
Versione PMI: non ti accorgi subito che “sei bloccato”. Ti accorgi che stai buttando via la giornata. E nel frattempo la tua azienda paga lo stipendio anche alle ore passate a fissare una rotellina che gira.
“Vabbè Massimo, ma noi aggiriamo il blocco”: sì, come no
Quando un blocco esiste, qualcuno prova a bypassarlo. È umano. È normale. È anche comprensibile. Ma attenzione: una PMI non può basarsi sulle scappatoie.
VPN: utile, ma non è una bacchetta magica
La VPN crea un tunnel cifrato e ti fa “uscire” su Internet da un altro punto. Funziona bene contro blocchi DNS e filtri leggeri.
Ma se dall’altra parte c’è DPI serio, possono bloccare anche quello.
Versione PMI: la VPN può salvarti una riunione. Non può essere il tuo piano industriale.
Tor: anonimato sì, velocità no
Tor è potente per privacy e anonimato, ma spesso è lento e in certi contesti viene bloccato.
Versione PMI: se ti serve per lavorare, è come andare in autostrada con un monopattino.
Cambiare DNS: la “soluzione da tutorial”
Se il blocco è solo DNS, cambi server DNS e magari risolvi.
Versione PMI: è la classica cosa che fa l’amico “smanettone” e tu dici: “Ah ok, allora non era niente.” Sì. Non era niente… finché non lo diventa.
Proxy web: il cerotto
Ti aiuta a vedere un sito ogni tanto. Non è un sistema affidabile per un’azienda.
Versione PMI: è come fare fatture dal cellulare usando un sito “strano” perché il gestionale non va. Lo fai una volta. La seconda ti viene l’orticaria.
La vera domanda per una PMI: se Internet si blocca, cosa si ferma?
Ecco il punto che interessa a noi. Perché non serve essere in Iran o in Cina per avere un problema di rete. In Italia basta molto meno:
- un cantiere che trancia un cavo
- un apparato che decide di morire alle 11:57
- una centrale congestionata
- un disservizio “temporaneo” (la parola più pericolosa del vocabolario)
- un guasto sulla dorsale
- una saturazione che nessuno ti aveva raccontato in fase di vendita
E tu ti ritrovi con l’azienda in pausa forzata. Quindi ti faccio una domanda semplice, da imprenditore a imprenditore:
Se domani la tua connessione principale smette di funzionare per 4 ore, cosa succede?
- puoi rispondere al telefono?
- puoi incassare?
- puoi emettere fatture?
- puoi lavorare sul gestionale?
- puoi comunicare con clienti e fornitori?
- puoi almeno continuare a fare il tuo mestiere?
Se la risposta è “dipende”… ti do una notizia: dipende male.
Internet non è indistruttibile. È progettato. (O trascurato.)
Il punto non è “come aggirare i blocchi”. Il punto è non restare paralizzati quando qualcosa va storto. La resilienza digitale, per una PMI, non significa fare l’hacker. Significa avere un minimo di buon senso infrastrutturale:
- una connettività alternativa pronta (non “da attivare”)
- una gestione decente delle chiamate (anche in emergenza)
- una rete che non collassa al primo problema
- un piano per non restare muti davanti ai clienti
Perché la verità è questa: oggi non ti serve Internet “per navigare”. Ti serve Internet per esistere. E quando manca, non è che “non funziona il Wi-Fi”. È che si ferma il lavoro.
Morale della favola
Internet non è un interruttore. È una serie di porte, snodi e rubinetti. E quando qualcuno decide di chiuderli — o quando si chiudono da soli — tu hai due scelte:
- imprecare
- essere pronto
Io ti lascio indovinare quale delle due costa meno.
Se vuoi capire come proteggere chiamate, connettività e operatività quotidiana (senza soluzioni da tutorial), scrivimi.
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