
Abbiamo sempre visto gli operatori come i cattivi della storia, ma siamo sicuri che la colpa della crisi delle telecomunicazioni sia solo loro? Tra offerte stracciate e guerra dei prezzi, forse è il momento di guardare anche dall’altra parte
Da anni sentiamo il solito ritornello: gli operatori ci spennano, i costi nascosti sono una truffa, le Telco fanno cartello!
Eppure, c’è un piccolo dettaglio che spesso dimentichiamo: se oggi il settore delle telecomunicazioni è in crisi, la colpa è anche nostra.
Volevate tutto gratis? Be’, ci siamo quasi riusciti
Negli ultimi vent’anni, gli operatori si sono fatti la guerra con tariffe stracciate, giga regalati, modem “omaggio” e attivazioni a costo zero. Un’escalation senza senso che ha portato a un’unica conseguenza: i margini si sono ridotti all’osso e il settore è entrato in una spirale di svalutazione cronica.
Un tempo, una linea fissa aveva un costo chiaro e stabile. Oggi? Le offerte sembrano più il volantino di un discount, con prezzi talmente bassi che ti chiedi come facciano a starci dentro.
E infatti, spesso non ci stanno. I bilanci delle Telco piangono, gli investimenti sulle infrastrutture rallentano e il valore dell’intero settore è crollato.
Un modello insostenibile: ma di chi è davvero la colpa?
Gli operatori hanno la loro parte di responsabilità, certo. Hanno accettato di partecipare a questa corsa al ribasso senza pensare troppo alle conseguenze. Ma il pubblico ha spinto, eccome, in quella direzione.
Facciamo un test:
• Quando scegli un operatore, cerchi il miglior servizio o il prezzo più basso?
• Se ti propongono una connessione di qualità a 40€ al mese, ma poi ne trovi una a 29€, quale scegli?
• Se un operatore include il modem a 5€ al mese nel canone e l’altro lo “regala” (spalmando il costo nel contratto), dove vai?
Diciamocelo: ci siamo abituati troppo bene. Vogliamo fibra ottica super veloce, copertura perfetta ovunque, assistenza impeccabile… ma pagando il meno possibile.
Il problema è che le reti non si costruiscono con i buoni propositi. Costano miliardi. E se gli operatori non guadagnano abbastanza, non possono reinvestire.
Caso Iliad: la rivoluzione che ha impoverito tutti
Quando Iliad è arrivata in Italia, ha promesso la rivoluzione: tariffe bassissime, niente vincoli, zero costi nascosti. Tutti a esultare.
E infatti, nel giro di pochi mesi ha stravolto il mercato mobile, obbligando gli altri operatori ad abbassare i prezzi per rimanere competitivi. Risultato? Un settore già in difficoltà ha visto i margini ridursi ancora di più.
Oggi Iliad stessa, dopo anni di tariffe low cost, cerca consolidamenti e fusioni per tirare avanti. Perché il modello che ha spinto sul mercato non è sostenibile. Sì, ha costretto i concorrenti a cambiare, ma ha anche portato il mercato a un punto di non ritorno.
Ecco perché, dopo aver fatto la guerra ai prezzi, ora prova a entrare nel fisso, a trovare alleanze, a cercare nuove strategie per sopravvivere.
La lezione? Se una tariffa è troppo bassa per essere vera, probabilmente lo è. E alla lunga, qualcuno paga il conto.
Il risultato? Servizi peggiori, meno innovazione, più instabilità
Il mercato italiano è ormai uno dei più economici d’Europa. Lo stesso abbonamento che qui paghi 25-30€, in Francia o in Germania ne costa 40-50€.
Perché?
Perché lì non si è scatenata una guerra al ribasso senza criterio.
Da noi, invece, la corsa al risparmio ci ha portato esattamente dove siamo oggi:
• Operatori con bilanci disastrati.
• Investimenti sulle reti ridotti al minimo.
• Assistenza clienti sempre più scadente perché tagliano il personale per risparmiare.
• Fusioni, acquisizioni e riorganizzazioni continue per cercare di restare a galla.
E poi ci lamentiamo se la nostra connessione fa schifo?
Forse è ora di cambiare mentalità
Vogliamo operatori seri, affidabili, con reti performanti e assistenza efficiente?
Allora dobbiamo accettare che un buon servizio si paga.
Dobbiamo smetterla di pensare che ogni costo sia una fregatura e che ogni offerta più economica sia la scelta giusta. Perché a furia di rincorrere il ribasso, ci siamo ritrovati con un settore che fatica a stare in piedi.
E se domani nessuno vorrà più investire in telecomunicazioni, non lamentiamoci se torneremo ai tempi dei 56K.
Davvero le Telco sono il nemico?
Le Telco hanno le loro colpe, certo. Ma non sono il nemico pubblico numero uno.
Forse, invece di dare sempre la colpa a loro, dovremmo guardarci allo specchio e chiederci se, con le nostre scelte, non abbiamo contribuito a creare il problema.
Perché sì, un tempo le telecomunicazioni erano un settore florido. Poi abbiamo voluto tutto gratis.
E ora? Ora ci lamentiamo se il castello sta crollando.
E tu che ne pensi? Meglio inseguire sempre il prezzo più basso o pretendere qualità e sostenibilità dal settore? Se vuoi confrontarti con me su questo tema o capire come navigare al meglio tra le offerte senza brutte sorprese, trovi i miei contatti qui.
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