
Dalla Sicilia ottocentesca alla fibra di oggi: come la burocrazia continua a sabotare la telefonia, tra richieste assurde, attese infinite e tecnici fantasma
Ogni tanto, per non impazzire del tutto, leggo romanzi che parlano del mio mestiere. O meglio: che parlano di quando il mio mestiere era praticamente un atto rivoluzionario. L’altro giorno ho ripreso in mano un piccolo gioiello di Andrea Camilleri: “La concessione del telefono”, edito da Sellerio. Un libro divertente, corrosivo, ambientato nella Vigàta di fine Ottocento. Ma che, a tratti, sembra ambientato nella Milano del 2025, o in un qualsiasi ufficio clienti di un operatore telefonico attuale.
Un filo (telefonico) tra Kafka e Totò
Il protagonista, Filippo Genuardi, è un commerciante di legnami. Un tipo tranquillo, con un sogno modesto: collegare via telefono il suo magazzino alla casa del suocero. Bene, detta così sembra una banalità. E invece no.
Tra lettere ufficiali, sospetti di eversione, rapporti della questura e intoppi grotteschi, l’installazione di un banale filo di rame diventa un’odissea tragicomica. Una farsa burocratica che oggi farebbe impallidire anche i moderni call center.
Mi chiedo: ma è davvero cambiato qualcosa?
Le follie burocratiche della telefonia, oggi
Siamo nel 2025. Le linee sono digitali, la voce viaggia via internet, gli apparati sono in cloud. Eppure, basta chiedere uno spostamento di sede, una variazione contrattuale o una portabilità per assistere a veri e propri spettacoli dell’assurdo: richieste duplicate da uffici diversi, Ticket che rimbalzano da un reparto all’altro come in un flipper rotto, moduli che sembrano scritti nel linguaggio delle pergamene notarili del 1873, Fax. Giuro, ancora fax.
Io ci lavoro, in questo settore. Da più di vent’anni. E ogni tanto mi sembra che per ottenere una concessione (del telefono, della fibra, del centralino, dell’autenticazione su app…) serva ancora l’imprimatur del Regio Prefetto.
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Leggi l’articoloMa che male c’è a voler solo un telefono funzionante?
Proprio come il povero Genuardi, anche i miei clienti vorrebbero solo una cosa: che le cose funzionino. Che una linea venga attivata nei tempi previsti, che il modem arrivi sano, che i tecnici parlino una lingua umana e soprattutto si presentino agli appuntamenti.
E invece, spesso, serve un traduttore simultaneo per decifrare le comunicazioni degli operatori. O peggio: bisogna interrogare il cliente per capire quale maleficio tecnico-burocratico lo stia colpendo. E non parliamo delle rimodulazioni estive, che ormai arrivano puntuali come i tormentoni estivi di Radio 105…
Cosa possiamo imparare da Camilleri (e dalla Sicilia del 1890)
Intanto, a sorridere dell’assurdo. Perché se non si può eliminare la burocrazia, la si può almeno deridere. E poi a fare una cosa ancora più semplice: affidarsi a chi ci capisce qualcosa. Io sono quello che, invece di mollarti un dépliant promozionale, ti lascia un foglietto scritto a mano. Quello che fa le offerte personalizzate senza “centralini standard” da 17 utenti e “bundle wow!” che nessuno ha chiesto. Quello che, se c’è da parlare con l’assistenza, lo fa lui. Anche se la musica d’attesa è la stessa dal 2008.
Stanco delle follie burocratiche della telefonia?
Se sei un imprenditore, un professionista, o semplicemente un povero Genuardi 4.0 che vuole una linea che funzioni e che non ti faccia impazzire, scrivimi.
📩 massimo.marucci@telefoniafacile.com
📱 346.500.9751
PS: Se poi vuoi ridere (risata amara), leggiti La concessione del telefono. Camilleri è sempre attuale. Purtroppo.

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