• CHI SONO
  • DICONO DI ME
  • COSA POSSO FARE PER TE
  • RICONOSCIMENTI
  • CONTATTI
  • MANIFESTO

TELEFONIAFACILE

contro il logorio della telefonia moderna

  • Blog
  • NEWS
  • COME FARE
  • CONOSCERE
    • Storie di ordinaria telefonia
    • Fondamenti
  • SCEGLIERE
  • INNOVAZIONI
Ti trovi qui: Home / Conoscere / Open Fiber: la rete pubblica che voleva cablare l’Italia (e ci sta ancora provando)

Open Fiber: la rete pubblica che voleva cablare l’Italia (e ci sta ancora provando)

11/10/2025 by Massimo Marucci 1 commento

Logo Open Fiber rete FTTH in Italia su sfondo stellato

Dalle gare Infratel al progetto “Italia 1 Giga”, passando per ritardi, polemiche e miliardi di fondi pubblici. La storia di Open Fiber, il grande esperimento di rete “wholesale only” che ha cambiato — nel bene e nel male — il volto della connettività italiana

Cosa c’è da sapere sulla rete FTTH di Open Fiber in Italia

  • Open Fiber è nata nel 2015 da Enel e CDP per realizzare la rete FTTH nazionale in modalità “wholesale only”.
  • Gestisce oltre 156.000 km di fibra e 15,2 milioni di unità immobiliari cablate in più di 6.000 comuni italiani.
  • Opera come fornitore neutrale per operatori come TIM, Vodafone, WindTre e Iliad, senza vendere ai clienti finali.
  • Ha ricevuto oltre 10 miliardi di investimenti e gestisce le aree bianche in concessione pubblica ventennale.
  • È al centro di ritardi, contestazioni sull’uso dei fondi e tensioni con FiberCop e Infratel.

C’è un’Italia che scava, posa cavi, chiude tombini e promette “fibra per tutti”. È l’Italia di Open Fiber, e della sua rete FTTH la società che più di ogni altra ha incarnato la speranza — e le contraddizioni — della rivoluzione digitale nazionale.

Un progetto nato per unire il Paese… e che, lungo la strada, ha finito per dividerlo tra entusiasti, delusi e “sfibrati”.

Nascita di un’idea (dicembre 2015): la fibra secondo Enel

Open Fiber nasce nel dicembre 2015 da un’idea di Enel, poi diventata una joint venture con CDP Equity.

Nel 2016 acquisisce Metroweb, la storica società milanese delle infrastrutture, completando la fusione l’anno successivo.

Dal 2021 la proprietà è condivisa tra CDP Equity (60%) e il fondo australiano Macquarie (40%), dopo l’uscita di Enel.

Il modello è chiaro: “wholesale only”, cioè costruire la rete FTTH (Fiber To The Home) e metterla a disposizione, in modo neutrale, degli operatori retail — TIM, Vodafone, WindTre, Iliad, Fastweb, e molti altri.

Open Fiber non vende abbonamenti, non installa modem e non manda SMS promozionali: costruisce, gestisce e affitta infrastrutture.

In teoria, un modello virtuoso che promuove la concorrenza e riduce i costi duplicati. In pratica, un meccanismo complesso che funziona solo se tutti gli attori si muovono allo stesso ritmo. E, come sappiamo, in Italia il ritmo lo detta quasi sempre la burocrazia.

La rete FTTH di Open Fiber: un cantiere lungo quanto la penisola

Open Fiber è la protagonista del Piano Nazionale Banda Ultralarga (BUL), avviato nel 2015 con fondi europei e statali e gestito da Infratel Italia.

Con la sua rete FTTH Open Fiber in Italia si è aggiudicata tutte e tre le gare pubbliche, impegnandosi a coprire 6.232 comuni in aree bianche — quelle a fallimento di mercato — con una concessione ventennale.

Gli investimenti complessivi superano i 10 miliardi di euro per oltre 156.000 km di fibra ottica, con 15,2 milioni di unità immobiliari raggiunte in più di 6.000 comuni.

È la rete FTTH più estesa d’Italia, e oggi circa il 56% delle linee attive passa da infrastrutture Open Fiber.

Ma dietro i numeri ci sono le penali accumulate (oltre 280 milioni di euro) per ritardi nelle consegne e una montagna di civici “coperti ma non attivabili”.

La differenza tra “coperto” e “collegato”, in Italia, è spesso questione di anni, non di metri.

Le aree bianche e la rete FTTH di Open Fiber

Nelle zone rurali, dove nessun operatore privato aveva interesse a investire, Open Fiber è arrivata con fondi pubblici, scavando strade e portando fibra dove fino a ieri c’era solo ADSL.

Un’operazione titanica, che ha effettivamente ridotto il digital divide e avvicinato l’Italia agli obiettivi della Gigabit Society europea.

Il problema è che spesso la fibra si è fermata un passo prima della porta di casa.

Civici completati ma non vendibili, scavi terminati ma dorsali mancanti, permessi in attesa, cantieri bloccati per dispute tra enti.

La fibra c’è, ma non funziona: un po’ come avere un’autostrada senza svincoli.

I successi (che non fanno notizia)

Nel mare di critiche, Open Fiber ha anche molti meriti concreti:

ha cablato borghi e zone rurali dove nessuno voleva investire; ha abbassato le barriere d’ingresso per nuovi operatori, favorendo la concorrenza; ha contribuito a standardizzare la rete FTTH come riferimento tecnologico, superando la logica “mista rame”; ha lanciato progetti di Edge Data Center, dismissione del rame e persino valorizzazione dei siti archeologici scoperti durante gli scavi (una piccola lezione di archeologia digitale).

Non è poco, per un’infrastruttura pubblica spesso trattata come se fosse un call center.

Le polemiche (che invece fanno molta notizia)

Come ogni grande impresa pubblica, Open Fiber è finita al centro di controversie e tensioni politiche che seguono alcune linee principali:

🔸 Ritardi e qualità del servizio

Sindaci, utenti e associazioni di consumatori hanno denunciato ritardi lunghissimi nelle attivazioni, anche dove la rete è già fisicamente presente.

Milioni di abitazioni risultano “sfiorate” ma non collegate, con appuntamenti mancati, tecnici fantasma e un senso diffuso di disorganizzazione.

Le recensioni online e i forum di settore raccontano la frustrazione di chi vede il tombino Open Fiber sotto casa… ma naviga ancora in 4G.

🔸 Scontri con la concorrenza

Lo scontro con FiberCop (TIM) è costante.

FiberCop ha denunciato al Governo e alla Commissione Europea un presunto aiuto di Stato illecito da 660 milioni di euro, destinato a Open Fiber per riequilibrare le concessioni nelle aree bianche.

Open Fiber e il Governo respingono con fermezza le accuse, ma la vicenda ha acceso un dibattito politico e regolatorio ancora aperto.

🔸 Estensione della rete e fondi pubblici

Alcuni operatori contestano gli emendamenti legislativi che permettono a Open Fiber di estendere la rete a civici non previsti originariamente, sostenendo che ciò possa alterare la concorrenza nelle aree grigie finanziate dal PNRR.

In parallelo, giornali e osservatori indipendenti chiedono maggiore trasparenza nell’uso dei fondi pubblici, segnalando infrastrutture costruite ma non attivate e una parziale mancanza di controllo sull’efficacia reale degli investimenti.

🔸 Reclami e percezione del marchio

Sebbene non venda direttamente ai clienti finali, Open Fiber paga il prezzo della reputazione: disservizi, assistenza difficile da contattare, informazioni poco chiare.

Nella mente del cliente, la distinzione tra chi “posa la fibra” e chi “la vende” è sottile, e quando qualcosa non funziona la colpa finisce sempre in alto, su chi ha il nome nel tombino.

🔸 Questioni legali e contenziosi

Sono ancora aperti contenziosi con Infratel e altri soggetti legati all’esecuzione delle concessioni pubbliche.

Le vertenze riguardano tempi, penali, modifiche contrattuali e responsabilità sui ritardi.

Un campo minato legale che, per ora, rallenta più dei cavi stessi.

Una rete pubblica in cerca di fiducia

Al netto di tutto, Open Fiber resta la spina dorsale del digitale italiano.

Ha reso possibile la concorrenza infrastrutturale, ha cablato aree dimenticate e ha imposto standard tecnologici che fino a dieci anni fa sembravano fantascienza.

Ma si porta dietro il peso tipico delle grandi opere italiane: ritardi, contenziosi e diffidenza.

È come se il Paese avesse sempre bisogno di un colpevole: se la rete non va, si punta il dito contro chi l’ha costruita.

Eppure, senza Open Fiber oggi parleremmo ancora di ADSL “potenziata” e modem lampeggianti.

Il futuro (e la lezione)

Nel 2025, Open Fiber lavora alla piena attuazione del piano Italia 1 Giga, all’integrazione dei progetti PNRR e alla progressiva convergenza verso un mercato delle reti più coordinato — forse, un giorno, persino una rete unica.

Ma la vera sfida non è tecnica: è culturale.

Significa far capire che la fibra non è una “promessa commerciale”, è un’infrastruttura. E come ogni infrastruttura pubblica, richiede manutenzione, governance e responsabilità condivisa.

Tirando le somme

Open Fiber è l’Italia in formato digitale: visionaria, ambiziosa, generosa… e drammaticamente lenta.

È l’esempio di come una buona idea possa diventare un percorso a ostacoli se incontra la burocrazia, la politica e la concorrenza mal gestita.

Ma resta anche una delle poche storie industriali che hanno davvero cambiato il Paese.

Ha portato la fibra dove non arrivava nessuno, e anche se spesso è arrivata tardi, ha aperto la strada a un nuovo modo di pensare la connettività: non come prodotto, ma come diritto infrastrutturale.

E questo, nel Paese dei mille rallentamenti, è già una piccola rivoluzione.

Domande frequenti su Open Fiber

Cos’è esattamente Open Fiber?
Open Fiber è un operatore di rete wholesale only: costruisce e gestisce infrastrutture in fibra ottica FTTH, ma non vende servizi ai clienti finali. La rete viene affittata a operatori come TIM, Vodafone, WindTre, Iliad e altri.

Open Fiber è di TIM?
No. Open Fiber è controllata da CDP Equity (60%) e dal fondo australiano Macquarie (40%). TIM non ne fa parte, ma utilizza in alcuni casi la rete Open Fiber per offrire i propri servizi.

Perché in alcune zone la fibra Open Fiber non è ancora attivabile?
In molti comuni la rete è stata posata ma non ancora collegata ai singoli civici: i cosiddetti “sfiorati” o “sfibrati”. I ritardi dipendono spesso da permessi, lavori in corso o mancata connessione alle dorsali principali.

Qual è il contributo principale di Open Fiber allo sviluppo digitale italiano?
Ha imposto il modello FTTH vero, spingendo tutto il mercato – TIM compresa – a superare il vecchio misto rame. Ha accelerato la diffusione della fibra e stimolato una concorrenza più sana nel settore.

Verifica la copertura Open Fiber per la tua attività

Se gestisci una PMI o lavori come professionista e vuoi sapere se la tua sede è raggiunta dalla rete FTTH di Open Fiber, posso aiutarti a controllare la disponibilità effettiva della fibra e a valutare le migliori soluzioni TIM Business per il tuo ufficio.

Contattami su WhatsApp

Risposta personale entro poche ore. Nessun impegno, solo una verifica reale della copertura.

Continua a leggere

  • Fibra ottica sotto casa, ma non attivabile? Benvenuto nel club degli “sfibrati”
  • Cabine telefoniche digitali TIM: il futuro che non c’era (e che forse non ci sarà mai)
  • FTTH, FTTC, xDSL e FWA: scopri quale connessione internet fa per te
  • Internet e telefonia: cosa fare quando non arriva la fibra? Ecco le migliori alternative
Fastweb down: cosa insegna alle aziende e perché serve un backup Internet con un operatore alternativo

Archiviato in:Conoscere Contrassegnato con: aree bianche, CDP, digital divide, FiberCop, Infratel, Macquarie, Open Fiber, piano BUL, rete FTTH, rete unica

Trackback

  1. Connettività nei Borghi: Guida Strategica per Sindaci e Residenti 2026 ha detto:
    19/01/2026 alle 19:19

    […] non sono un’eccezione, ma una costante che va governata; a livello nazionale, si sono accumulate penali per oltre 280 milioni di euro a causa di ritardi, un dato che sottolinea la criticità di una gestione […]

    Rispondi

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Scrivi qui, giuro che non mordo – e se sei in disaccordo, ancora meglio. :-D

L’email non finisce online, né in qualche lista strana. Serve solo a WordPress per fare ordine.

L’AUTORE DI QUESTO BLOG

Massimo Marucci, consulente di telefonia aziendale, ritratto professionale in ufficio

Sono nato e vivo a Monza. Un diploma da Grafico Pubblicitario, un altro da Perito Commerciale e oltre vent’anni di esperienza nel mondo delle telecomunicazioni. Marito di Tiziana, padre di Francesca e (da quando è arrivato Pepe, il chihuahua adottato) pure dog-sitter part-time. Mi appassionano l’arte, la comunicazione e – ovviamente – le tecnologie.
Scopri di più su di me

POST RECENTI

  • Perché gli operatori telefonici vogliono diventare aziende IT?
  • Perché oggi non parlo più di “trappole” nella telefonia aziendale
  • Telefonate mute: cosa c’è di vero e cosa è solo marketing della paura

ARCHIVIO

DAL MIO CANALE YOUTUBE

https://www.youtube.com/watch?v=VP4eGwJXm7U&t=66s

I MIEI SOCIAL

Classifica Articoli e Pagine

  • “CONFERMO ON” per dire NO: il paradosso della comunicazione trasparente degli operatori
    “CONFERMO ON” per dire NO: il paradosso della comunicazione trasparente degli operatori
  • Portabilità del numero e problemi con gli OTP via SMS: cause e soluzioni
    Portabilità del numero e problemi con gli OTP via SMS: cause e soluzioni
  • Perché gli operatori telefonici vogliono diventare aziende IT?
    Perché gli operatori telefonici vogliono diventare aziende IT?
  • BlackBerry: l'ascesa, la caduta e le lezioni di una leggenda della telefonia mobile
    BlackBerry: l'ascesa, la caduta e le lezioni di una leggenda della telefonia mobile
  • Fibra ottica sotto casa, ma non attivabile? Benvenuto nel club degli “sfibrati”
    Fibra ottica sotto casa, ma non attivabile? Benvenuto nel club degli “sfibrati”
  • Il miglior operatore di telefonia mobile? Una domanda da bar (con WiFi instabile)
    Il miglior operatore di telefonia mobile? Una domanda da bar (con WiFi instabile)
  • Attento a chi ti chiama papà: la truffa WhatsApp del numero nuovo spiegata bene
    Attento a chi ti chiama papà: la truffa WhatsApp del numero nuovo spiegata bene
  • I (veri) problemi quando cambi operatore di telefonia mobile: guida pratica e senza veli alla portabilità
    I (veri) problemi quando cambi operatore di telefonia mobile: guida pratica e senza veli alla portabilità
  • Roaming internazionale: come risolvere i problemi di connessione alla rete telefonica
    Roaming internazionale: come risolvere i problemi di connessione alla rete telefonica
  • Internet e telefonia: cosa fare quando non arriva la fibra? Ecco le migliori alternative
    Internet e telefonia: cosa fare quando non arriva la fibra? Ecco le migliori alternative

IN CRISI CON LA TELEFONIA?

Massimo Marucci, consulente di telefonia aziendale, ritratto professionale in ufficio

Se stai leggendo questa pagina, probabilmente stai cercando una consulenza per la telefonia aziendale: vuoi ridurre i costi, migliorare il servizio o risolvere problemi tecnici che si trascinano da … continua

PRIVACY POLICY

Privacy Policy
TelefoniaFacile di Massimo Marucci - P. IVA 08976370968 - Ditta iscritta al Registro REA MB-1900210

Copyright © 2026 · Metro Pro Theme on Genesis Framework · WordPress · Accedi