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Radar in tilt e voli cancellati: cosa sappiamo sul blackout ENAV di sabato sera

30/06/2025 by Massimo Marucci Lascia un commento

Immagine radar digitale con messaggio di errore 404 signal not found, simbolo del guasto alla rete TIM che ha bloccato il traffico aereo nel Nord Italia

Sabato sera i radar ENAV sono andati offline, paralizzando il traffico aereo nel Nord Italia per oltre due ore. Al centro dell’evento, un’interruzione della rete dati. ENAV cita TIM, che però respinge la responsabilità.

Il blackout radar ENAV che ha paralizzato il traffico aereo del Nord-Ovest Italia

Sabato sera, 29 giugno 2025, intorno alle 20:20, lo spazio aereo del Nord-Ovest italiano è stato letteralmente chiuso. Zero decolli, zero nuovi ingressi. Due ore di silenzio sopra una delle aree più trafficate del Paese. Il motivo? Una “avaria” al sistema di trasmissione dati radar presso il Centro di Controllo d’Area di Milano, gestito da ENAV. Dietro le quinte, il blackout radar ENAV è stato attribuito a un guasto della rete dati fornita da TIM, che avrebbe messo fuori uso non solo il collegamento principale, ma anche quello di backup. Un cortocircuito nella ridondanza, insomma.

Le conseguenze del blackout radar ENAV: voli bloccati e caos negli aeroporti

La conseguenza è stata immediata: centinaia di voli cancellati, dirottati o pesantemente ritardati su Milano Malpensa, Linate, Bergamo Orio al Serio e anche nei cieli sopra Piemonte, Liguria e parte dell’Emilia. L’interruzione è durata fino alle 22:20 circa, con una ripresa parziale (50% della capacità) e pieno ripristino dichiarato da ENAV intorno alle 23:45. Per chi era in aeroporto, però, il disagio è durato molto più a lungo. Sui social, nel frattempo, rimbalzavano messaggi di passeggeri esasperati e teorie da bar, ma anche una domanda lecita: come può bastare un guasto tecnico per bloccare un intero settore del cielo?

    La versione di ENAV: “Guasto alla rete TIM, anche quella di backup”

    Nella tarda mattinata di domenica 30 giugno, ENAV ha pubblicato un comunicato ufficiale in cui ha chiarito il punto di vista tecnico: “Si è verificata un’avaria al sistema di trasmissione dati radar […] che è garantita da un fornitore esterno di telecomunicazioni, ovvero TIM. Il guasto ha interessato sia il collegamento principale che quello di riserva della rete E-Net, che collega in modo ridondato tutti i siti ENAV.”

    In altre parole, il blackout radar ENAV sarebbe imputabile a una rete dati che non ha retto. Né quella principale, né il suo gemello di backup. Un caso raro, ma non impossibile, soprattutto se la “ridondanza” non è davvero geograficamente e strutturalmente indipendente.

    ENAV ha però anche tenuto a sottolineare che il resto dei sistemi (voce, meteo, dati di volo) ha continuato a funzionare, e che la sicurezza dei voli non è mai stata compromessa. Il blocco è stato adottato proprio per questo: per evitare rischi. Decisione condivisibile.

    👉 Leggi il comunicato ufficiale di ENAV

    La replica di TIM: “Sistemi ridondanti attivi, estranei ai fatti”

    La risposta di TIM è arrivata qualche ora dopo. Il tono, inevitabilmente difensivo:

    “La trasmissione dei dati viene garantita da sistemi ridondanti, per cui, ove non funzioni un canale, se ne attiva un altro di backup.”

    “TIM è stata costantemente operativa per monitorare la situazione […] e si considera estranea ai fatti.”

    In sostanza: i sistemi erano teoricamente a posto, TIM stava monitorando, ma – da quanto si intuisce –non si assume responsabilità diretta per il blackout operativo. La colpa, o meglio la “catena delle responsabilità”, sarà analizzata in seguito.

    👉 Leggi il comunicato ufficiale di TIM

    Blackout radar ENAV: quando la ridondanza non basta

    Al di là delle dichiarazioni istituzionali, il punto critico resta uno: un’infrastruttura mission-critical come quella radar non può fermarsi per due ore a causa di un guasto di rete. Il blackout radar ENAV dimostra come la ridondanza dichiarata non sempre corrisponde a una resilienza reale. Perché se non funziona, non è ridondanza. Punto.

    Chiunque lavori nel mondo delle telecomunicazioni sa che le parole “backup”, “failover”, “disaster recovery” sono spesso usate con leggerezza. Ma quando si parla di trasporto aereo, le conseguenze non sono solo economiche: sono potenzialmente legate alla sicurezza.

    Di chi è la colpa? Domanda legittima, ma non prioritaria

    Sarà una commissione tecnica a stabilire chi ha fatto cosa e dove si è inceppato il meccanismo. Ma per chi lavora nel settore, la vera domanda è: è stata una sfortunata coincidenza oppure un errore di progettazione? Perché se un evento simile può ripetersi, allora siamo di fronte a una falla di sistema, non a un incidente isolato. E allora la responsabilità non è solo di chi ha fornito la rete, ma anche di chi l’ha scelta, testata e certificata come “ridondata”.

    Il ruolo della comunicazione in scenari critici

    C’è però un altro aspetto interessante: la comunicazione. ENAV ha fornito una ricostruzione chiara, ammettendo il problema e illustrando le contromisure attivate (collegamento satellitare incluso). TIM, invece, ha preferito una posizione più neutra, puntando su concetti come “monitoraggio”, “sistemi ridondanti” e “estraneità”. Dal punto di vista della reputazione, è evidente chi ha preso l’iniziativa narrativa e chi è rimasto sulla difensiva. E questo, oggi, pesa quasi quanto il problema tecnico in sé.

    Lezione per le aziende: la vera resilienza si costruisce prima dei problemi

    Chi lavora nella consulenza IT non può ignorare eventi come il blackout radar ENAV, perché rivelano quanto sia importante progettare infrastrutture davvero robuste, e la vicenda ENAV è più che un caso curioso: è un promemoria potente. Non basta dire “abbiamo la fibra, abbiamo il backup, abbiamo la VPN”. Bisogna verificare se tutto questo funziona davvero, in condizioni reali. Ridondanza non è sinonimo di sicurezza, se la progettazione non è rigorosa e se il fornitore non garantisce SLA seri. E la continuità operativa non si improvvisa quando le cose vanno storte.

    Non parliamo male di TIM, ma il radar non può andare giù

    Chi mi conosce lo sa: lavoro ogni giorno con TIM, propongo soluzioni di connettività a imprese e professionisti. Ma proprio per questo non faccio il tifo. Quando qualcosa non va, va detto. Anche se riguarda “i miei”. Non parlo male di TIM: i guasti capitano anche ai migliori. Ma quando il radar si spegne per due ore, forse non basta dirsi “estranei ai fatti”. Forse è il momento di rivedere alcune certezze, a partire dalla parola “ridondanza”.

    🛠️ Stay tuned (senza fare refresh ogni 10 secondi)

    Le responsabilità del blackout radar di sabato sera sono ancora in fase di accertamento. Questo articolo sarà aggiornato non appena usciranno dichiarazioni ufficiali o informazioni concrete — non interpretazioni da bar. Per ora, ci teniamo ai fatti. Le opinioni le lasciamo ai talk show.

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      Massimo Marucci, consulente di telefonia aziendale, ritratto professionale in ufficio

      Sono nato e vivo a Monza. Un diploma da Grafico Pubblicitario, un altro da Perito Commerciale e oltre vent’anni di esperienza nel mondo delle telecomunicazioni. Marito di Tiziana, padre di Francesca e (da quando è arrivato Pepe, il chihuahua adottato) pure dog-sitter part-time. Mi appassionano l’arte, la comunicazione e – ovviamente – le tecnologie.
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