
AGCOM mette CDN e cloud sotto regolamentazione. Abecassis avverte: più costi e frammentazione. Labriola rilancia: basta net neutrality, servono corsie e pedaggi digitali
Un post su LinkedIn che fa scintille
LinkedIn, solitamente terra di foto di team building e frasi motivazionali da calendario dell’ottimismo, stavolta è diventata un ring.
David Abecassis, managing partner di Analysys Mason (uno che le telecomunicazioni le mastica a colazione), ha pubblicato un post al vetriolo sulla decisione dell’AGCOM di includere le Content Delivery Network (CDN) e i servizi cloud nella categoria dei “servizi di comunicazione elettronica”.
Abecassis non ha usato mezzi termini: l’Italia sta applicando una definizione così ampia che nessun altro Paese UE si è sognato. Il rischio?
- Frammentazione del mercato europeo.
- Costi e burocrazia in salita per i fornitori di CDN e cloud.
- Possibile ritiro dal mercato italiano di alcuni provider.
Tradotto: se Internet è un’autostrada globale, l’Italia ha deciso di piazzarci un casello locale.
📦 Glossario veloce
- CDN (Content Delivery Network)
- Rete di computer sparsi nel mondo che portano i contenuti di Internet (video, immagini, pagine web) vicino a te, così si caricano più in fretta.
- Cloud
- Invece di salvare i dati sul tuo computer, li tieni su “grandi magazzini” online, così li puoi usare ovunque.
- Servizi di comunicazione elettronica
- Tutto quello che serve per far parlare tra loro persone e macchine: telefoni, internet, messaggi, videochiamate… con o senza fili.
- Net Neutrality (Neutralità della rete)
- Regola che dice che su Internet tutti i dati devono essere trattati allo stesso modo, senza corsie preferenziali.
- Fair Share (Contributo equo)
- L’idea che chi consuma più banda Internet (come le grandi piattaforme) debba pagare di più per mantenerla.
- AGCOM
- L’Autorità italiana che controlla e regola telefoni, Internet, TV e radio.
Cosa ha deciso AGCOM sui CDN
AGCOM ha stabilito che i CDN operanti in Italia devono essere trattati come operatori di telecomunicazioni, soggetti quindi al regime di “autorizzazione generale” previsto dall’Articolo 11 del Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche (EECC).
Perché? Due motivi:
- Legge italiana aggiornata nel 2024 per includere esplicitamente i CDN nella definizione di servizi di comunicazione elettronica.
- Centralità dei CDN per la consegna di contenuti digitali in Italia (es. streaming sportivo o piattaforme video).
Peccato che il resto dell’Europa non abbia seguito la stessa strada.
Perché Abecassis è critico
Nel suo post, Abecassis sottolinea che i CDN e i servizi cloud sono per loro natura transfrontalieri: hanno nodi in più Paesi, parlano linguaggi tecnici globali e vivono di accordi tra privati, non di regolamenti nazionali.
Mettere paletti solo in Italia significa:
- aumentare i costi di compliance;
- rallentare l’innovazione;
- rendere il Paese meno appetibile per nuovi investimenti.
È un po’ come dire a un corriere internazionale: “Per entrare in Italia devi cambiare camion, fare un controllo extra e pagare un pedaggio che altrove non esiste”.
La replica di Labriola: addio net neutrality?
E qui entra in scena Pietro Labriola, CEO di TIM, che risponde direttamente al post di Abecassis.

La sua non è una difesa della decisione AGCOM, ma un rilancio sulla sostenibilità del modello di business delle Telco.
“David, prova a spiegare quale modello di business sia oggi sostenibile per le Telco. Se oggi la Net Neutrality è ancora la via maestra per regolamentare il digitale del futuro. Perché oggi mi sembra di stare sulla ‘autostrada a pedaggio’, ma senza corsia di emergenza, senza limiti di velocità, senza regole di sorpasso e senza soccorso stradale…”
Tradotto dal “labriolese”: le Telco tengono in piedi la rete, ma i colossi digitali (Netflix, Google, Meta) la usano gratis e a pieno carico.
Due visioni, un nodo comune
- Abecassis: teme che l’Italia regoli troppo e male, penalizzando l’ecosistema.
- Labriola: vuole regole nuove per far pagare di più chi consuma di più (fair share).
In mezzo, un dato che entrambi riconoscono: il modello attuale non regge più.
Perché riguarda anche aziende e utenti
Per le aziende:
- Più burocrazia = più costi.
- Meno concorrenza se alcuni CDN lasciano l’Italia.
Per gli utenti:
- Prezzi più alti per abbonamenti e servizi digitali.
- Streaming più lento o di qualità inferiore.
E no, non si tratta solo di Netflix o YouTube: parliamo anche di servizi cloud usati da PMI, e-commerce, videoconferenze, software gestionali.
Uno sguardo all’Europa: il Digital Networks Act
Questo dibattito non vive nel vuoto. Entro fine 2025 l’UE presenterà il Digital Networks Act, che punta a uniformare le regole delle telecomunicazioni e potrebbe affrontare il nodo del fair share. Il rischio è che, nel frattempo, ogni Paese faccia di testa sua (vedi Italia sui CDN), creando un patchwork normativo. E su una rete globale, un patchwork è sinonimo di colli di bottiglia.
In conclusione
E così, tra un Abecassis che teme un’Italia a colpi di caselli e un Labriola pronto a introdurre corsie VIP a pagamento, il rischio è che l’autostrada digitale diventi una tangenziale all’ora di punta. E noi, automobilisti della rete, a fare la fila col telepass in mano, guardando i camion delle big tech sfrecciare nella corsia preferenziale. Chissà, magari con il prossimo aggiornamento dell’abbonamento Premium ci offriranno almeno un caffè al casello. 😀
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Se la tua azienda dipende dalla rete (e indovina un po’? lo fa), farti trovare impreparato davanti a caselli, pedaggi digitali e regole sempre più complicate non è un’idea brillante. Io, queste strade, le percorro tutti i giorni. E so quali svincoli prendere per evitare traffico e multe. Scrivimi. Ti faccio vedere come si può continuare a viaggiare veloce; senza regalare tempo e soldi agli autogrill della burocrazia.
FAQ – Termini tecnici fuffa-free
Le Content Delivery Network sono reti di server distribuiti che portano contenuti digitali (video, immagini, pagine web) vicino all’utente per ridurre i tempi di caricamento.
Significa che in Italia i fornitori di CDN devono rispettare le stesse regole delle Telco tradizionali, con obblighi di autorizzazione, documentazione e compliance.
È il principio per cui tutto il traffico internet deve essere trattato allo stesso modo, senza discriminazioni o corsie preferenziali.
È l’idea che chi genera molto traffico (es. le big tech) debba contribuire ai costi delle reti in proporzione all’uso che ne fa.
Stabilisce le regole comuni per le comunicazioni elettroniche in Europa, incluse le autorizzazioni per operatori di rete e fornitori di servizi.
Perché operano su scala globale, con nodi in diversi Paesi, e funzionano tramite standard e accordi internazionali.
Costi maggiori, meno concorrenza, possibili disservizi se alcuni provider escono dal mercato.
Abbonamenti più costosi e servizi digitali meno performanti, soprattutto streaming e piattaforme cloud.
È la futura legge UE che dovrebbe armonizzare la regolamentazione delle telecomunicazioni e forse introdurre un quadro comune per il fair share.
Fonti e approfondimenti
- AGCOM – Contenuti e servizi di comunicazione elettronica
Comunicato e documenti ufficiali dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni sulla classificazione dei CDN.
Vai al sito AGCOM - Post LinkedIn di David Abecassis (Analysys Mason)
Commento critico sulla decisione italiana di includere i CDN nella regolamentazione nazionale.
Leggi il post su LinkedIn - CCIA Europe – Risposta alla consultazione AGCOM sui CDN
Documento che evidenzia i rischi di frammentazione e maggiori costi per i provider.
Scarica il PDF - Codice Europeo delle Comunicazioni Elettroniche (EECC)
Testo ufficiale del quadro regolatorio europeo per le telecomunicazioni.
Leggi il documento UE - DLA Piper – Articolo sull’autorizzazione generale e i CDN
Approfondimento legale sugli effetti dell’estensione regolatoria in Italia.
Vai all’articolo di DLA Piper

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