
Iliad e il fondo CVC puntano a prendersi TIM, mentre Poste osserva da bordo campo. Tra fusioni, strategie e montagne russe in Borsa, il futuro della telefonia italiana potrebbe cambiare… e forse anche il mio lavoro! 😆
Se fosse un film, saremmo nel pieno di una partita a scacchi tra colossi delle telecomunicazioni. Se fosse un telefilm, sarebbe un episodio di House of Cards con protagonisti TIM, Iliad, CVC, il governo e Vivendi. Se fosse una sitcom, invece, probabilmente vedremmo me che provo a vendere le SIM di Iliad con il sorriso stampato in faccia, mentre dentro di me urlo.
Sì, perché la situazione è questa: Iliad e il fondo CVC vogliono prendersi TIM, fonderla, e dare una bella scossa al mercato. Nel frattempo, c’è anche un’alternativa sul tavolo: un’alleanza tra TIM e Poste Italiane.
Un’unica certezza: qualcosa bolle in pentola e, qualsiasi sia il piatto finale, sarà bello speziato.
Iliad e CVC vogliono mettere le mani su TIM (e forse anche sulla mia faccia sconvolta)
Iliad ha passato anni a vendere telefonia mobile come se fosse detersivo in offerta al supermercato. Prezzi bassissimi, niente vincoli, clienti a frotte. Poi, colpo di scena: si sono accorti che, senza margini, non si campa. Chi l’avrebbe mai detto?
E quindi eccoci qui: Iliad vuole scalare TIM, con il sostegno finanziario del fondo CVC, per mettere fine alla guerra dei prezzi e costruire un operatore più forte. Il piano prevede:
📌 30 milioni di clienti mobile (più della popolazione dell’Australia)
📌 8 milioni di linee fisse
📌 Un’eventuale integrazione con Maticmind, società di servizi IT già in orbita CVC
Sul piano industriale ci può anche stare. Il problema è che da anni ripeto che Iliad offre servizi mediocri e low cost, e ora potrei ritrovarmi a venderli pure io. Non so se ridere o piangere.
Ma ci sono due problemi enormi:
Il governo deve dare il via libera. TIM è un’azienda strategica, quindi lo Stato (tramite Cdp, che ha il 9,8% delle azioni) ha il diritto di dire la sua. Se a Palazzo Chigi qualcuno decide che l’operazione “non s’ha da fare”, fine della storia.
Vivendi è il primo azionista di TIM con il 23,75%. E Vivendi non regala niente a nessuno. Se non arriva un’offerta abbastanza ricca, possono anche parlare di fusioni finché vogliono, che tanto non si va da nessuna parte.
Insomma, Iliad e CVC sono pronti a farci un’offerta che TIM non può rifiutare… ma il vero padrino di questa storia è Vivendi, e senza il suo benestare non si muove nulla.
TIM in Borsa: più che un volo, un giro sulle montagne russe 🎢
Diciamocelo, il titolo TIM in Borsa è l’equivalente finanziario del Blu Tornado di Gardaland: un attimo sei in cima, l’attimo dopo ti ritrovi sottosopra, con lo stomaco in gola e la vaga sensazione di aver fatto una scelta discutibile.
Oggi vola, domani chissà. Ma ormai ci abbiamo fatto il callo. Perché ogni volta che si parla di grandi operazioni su TIM, la Borsa si accende, gli scambi schizzano alle stelle e gli investitori fanno la fila come per i saldi di gennaio. Poi, però, arriva la doccia fredda: un governo che frena, Vivendi che nicchia, l’Antitrust che minaccia di mettersi di traverso… ed ecco che la giostra rallenta di colpo e qualcuno rimane con il cerino in mano.
La speranza, stavolta, è che non sia il solito giro gratis con arrivo al punto di partenza. E se proprio dev’essere una corsa folle, almeno che mi lasci qualcosa in tasca… oltre alla nausea! 😅
E se invece TIM si sposasse con Poste Italiane?
C’è un’altra alternativa sul tavolo: un’alleanza tra TIM e Poste. Sì, quelle Poste. Quelle che oggi hanno già 4 milioni di clienti mobile e che, tra un pacco smarrito e una fila chilometrica, potrebbero diventare un attore chiave nel mondo delle telecomunicazioni.
Vuoi saperne di più sul ruolo di Poste in TIM?
Dopo il via libera di Antitrust e Agcom, Poste è diventata il primo azionista di TIM con il 24,81% delle quote. Governance, sinergie, rischi e opportunità: ho analizzato tutto nell’articolo dedicato.
Quali sono gli scenari?
🔹 TIM e Poste potrebbero firmare una semplice partnership commerciale, con Poste che vende i servizi TIM nei suoi sportelli.
🔹 Oppure potrebbe nascere un nuovo operatore a forte matrice italiana, che offrirebbe connettività a tutto spiano, senza bisogno di invocare i fondi stranieri.
Pro e contro dell’opzione Poste
✅ Pro
✔ Il governo controlla il 65% di Poste, quindi sarebbe più facile ottenere il via libera.
✔ Nessuna riduzione del numero di operatori, quindi meno problemi con l’Antitrust.
✔ TIM potrebbe sfruttare la capillarità di Poste, che ha uffici ovunque.
❌ Contro
✖ Il fascino di un “matrimonio” tra TIM e Poste è lo stesso di una puntata di Forum.
✖ Non si risolve il problema della guerra dei prezzi.
✖ TIM ha già una struttura complicata, e aggiungere una mega-azienda pubblica potrebbe creare più problemi che vantaggi.
Cosa farà TIM?
Giovedì, il CEO di TIM, Pietro Labriola, svelerà il piano industriale. E lì scopriremo se TIM diventerà:
1️⃣ Preda, accettando l’offerta di Iliad-CVC.
2️⃣ Predatore, rilanciando con una propria strategia.
3️⃣ Mediatore, trovando un accordo con Poste o con altri operatori.
Nel frattempo, io rimango con una domanda esistenziale: mi toccherà davvero vendere Iliad? Perché se succede, il giorno che metterò sul tavolo una SIM Iliad a un imprenditore, vorrei almeno uno sconto terapia dallo psicologo.
Conclusione: chi vince e chi perde?
La febbre da consolidamento è alta e il settore delle TLC sta per cambiare faccia. L’unica cosa sicura è che gli equilibri di oggi non dureranno a lungo. Ma indipendentemente da chi vincerà questa partita, gli imprenditori devono essere preparati. Se vuoi una telefonia aziendale che non dipenda dagli alti e bassi della finanza, sai già a chi chiedere.
(Per la cronaca: non è Vivendi, non è Iliad, non è CVC: Oui, je suis Massimo Marucci! 🇫🇷-🇮🇹)

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