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I 7 vizi capitali della telefonia: come sfruttano le tue debolezze per appiopparti contratti da incubo

15/10/2024 by Massimo Marucci Lascia un commento

contratti telefonici aziendali
I sette peccati capitali – di Otto Dix  – 1933

Scopri come il marketing degli operatori sfrutta superbia, accidia, gola e gli altri vizi capitali per manipolare le tue decisioni

Superbia, accidia, gola, ira, invidia, lussuria, avarizia… i 7 vizi capitali non abitano solo nei manuali di teologia, ma si nascondono anche nelle tue bollette telefoniche. Sì, hai capito bene: certe proposte commerciali sanno come pizzicare le debolezze umane per spingerti a firmare contratti telefonici aziendali che mai e poi mai avresti sottoscritto, se solo fossi stato un po’ più attento.

Leggi questo articolo con attenzione e sarai “vaccinato” contro le tentazioni diaboliche degli operatori. Se il mio appello basato sulla paura non ti sembra abbastanza convincente, allora gioco la carta dell’avidità: leggi qui e risparmierai un mucchio di soldi… senza dover vendere l’anima a qualche compagnia telefonica.

Superbia: “ti trattiamo come un VIP (ma solo fino alla firma)”

L’arciere che si innamora del proprio arco non coglie il bersaglio.

La superbia è il più insidioso dei vizi capitali, perché ci fa sentire invincibili e unici. Nel mondo della telefonia, questa trappola scatta ogni volta che ti parlano di “offerte personalizzate”, “proposte su misura” e “promozioni esclusive solo per te”. La verità è che, a meno che tu non stia gestendo centinaia di linee aziendali, quelle offerte personalizzate sono la stessa roba che vendono anche al panettiere sotto casa. La balla dell’abito sartoriale cucito su misura è, appunto, una balla.

Non cadere nella trappola del “trattamento VIP”: il tappeto rosso scompare appena metti la firma sul contratto. E da lì in poi, sei un cliente come tutti gli altri… se va bene.

Accidia: “firma qui, tanto è solo carta straccia”

Il campo dell’accidia è pieno d’ortiche… e clausole nascoste. La pigrizia e la ricerca della strada più breve portano tanti imprenditori a firmare contratti telefonici aziendali senza nemmeno dare un’occhiata alle clausole. “Chi ha tempo da perdere?” dirai. Beh, la verità è che quel tempo risparmiato a non leggere le condizioni ti costerà caro quando scoprirai che lo sconto promesso “a voce” non è mai arrivato perché… non c’era scritto nulla nel contratto.

Lo so, l’Italia è il Paese della burocrazia. Ma se c’è una cosa che ti salva da fregature certe, è leggere sempre tutto (e magari anche due volte). Se ti promettono qualcosa, accertati che sia nero su bianco. Se non lo trovi scritto… beh, firma con una penna invisibile.

Gola: “l’ultimo iPhone o niente”

L’ingordigia è un rifugio emotivo, un segno che c’è qualcosa che ti divora… come la voglia di sfoggiare l’ultimo modello di iPhone anche se la tua azienda è in difficoltà. È il peccato della gola: il desiderio incontrollabile di avere sempre di più, senza pensare se te lo puoi permettere davvero.

Siamo onesti, amico mio: se stai per fare le rate per un cellulare, ti stai infilando in un tunnel di vincoli, penali e rate mensili che nemmeno il più navigato dei commerciali riuscirebbe a giustificare. Ci sono smartphone là fuori che costano la metà e fanno esattamente quello che ti serve. “Ma voglio l’iPhone!” — e io dico: “Non sarà che il tuo orgoglio si è confuso con la gola?”

Ira: “faccio saltare tutto e cambio operatore!”

La fine dell’ira è il principio del pentimento… e spesso anche di un nuovo contratto, questa volta pure peggiore. La rabbia può essere una cattiva consigliera quando si tratta di telefonia. Quante volte hai visto gente sui social esplodere in lamentele contro i propri operatori, promettendo di andarsene alla concorrenza perché “questa è l’ultima volta!”?

Il problema è che la rabbia porta a decisioni affrettate. Se sei insoddisfatto, prima di cambiare bandiera, prova a risolvere i problemi. Io stesso ho aiutato clienti a sistemare situazioni critiche senza chiedere niente in cambio, semplicemente perché non è giusto usare l’ira altrui per guadagnarci. Chi ti spinge a cambiare operatore sfruttando il tuo risentimento… non sempre ha a cuore il tuo benessere.

Invidia: “il mio competitor ha un piano migliore del mio”

La tua invidia è il mio successo. Sembra una frase da film, ma nella telefonia aziendale è realtà. Il marketing punta sull’invidia facendoti credere che stai rimanendo indietro rispetto ai tuoi concorrenti che hanno “già fatto il grande passo” verso un nuovo piano tariffario o una nuova tecnologia.

Ma l’erba del vicino non è sempre più verde. Invece di farti travolgere dalla paura di non essere “al passo con i tempi”, pensa alle tue esigenze reali. Quello che funziona per il tuo competitor potrebbe essere del tutto inutile o eccessivo per te. Non lasciare che l’invidia ti faccia firmare un contratto che non serve a nulla, se non a sentirti “come gli altri”.

Lussuria: “non riesco a resistere alle offerte troppo belle per essere vere”

La lussuria è l’amore per il superfluo… e nel mondo dei contratti telefonici aziendali, si manifesta con l’irresistibile desiderio di avere il gadget del momento o il piano con più dati di quanti ne potresti mai usare. Gli operatori lo sanno e cavalcano questa debolezza proponendo offerte strabilianti, ma con condizioni che ti sfuggono mentre sei accecato dalla “passione” per l’ultimo modello o il piano tutto illimitato.

Se ti trovi a desiderare cose che vanno oltre le tue reali necessità, chiediti se ne hai davvero bisogno… o se è solo lussuria.

Avarizia: “tagliare tutto e spendere il meno possibile”

Risparmiare su tutto, alla fine, costa caro. La tentazione di pagare il minimo per ottenere il massimo è comprensibile, ma spesso si traduce in servizi scadenti e assistenza inesistente. Gli operatori economici riescono a farti prezzi stracciati perché risparmiano su ciò che conta davvero, come la qualità della rete o il servizio clienti.

Risparmiare qualche euro al mese sui contratti telefonici aziendali può sembrare una buona idea… fino a quando non ti ritrovi con continui disservizi, costi nascosti e ore perse al telefono con call center che non rispondono. A quel punto, forse il “risparmio” non era poi così conveniente, vero?

I 7 vizi capitali non sono solo storie antiche: sono parte della nostra vita quotidiana, anche nella telefonia. Evita di cadere in queste trappole e fai scelte più consapevoli per la tua azienda. Se ti senti tentato, fermati un attimo e rifletti: è davvero la soluzione migliore o è solo un vizio che cerca di prendersi gioco di te?

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Se leggendo ti sei sentito un po’ peccatore… tranquillo, non sei il solo! Contattami e vediamo di redimere insieme i tuoi contratti telefonici. Prometto di non farti fare penitenze, ma solo risparmiare qualche euro e magari evitare un paio di peccatucci in futuro.

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L’AUTORE DI QUESTO BLOG

Massimo Marucci, consulente di telefonia aziendale, ritratto professionale in ufficio

Sono nato e vivo a Monza. Un diploma da Grafico Pubblicitario, un altro da Perito Commerciale e oltre vent’anni di esperienza nel mondo delle telecomunicazioni. Marito di Tiziana, padre di Francesca e (da quando è arrivato Pepe, il chihuahua adottato) pure dog-sitter part-time. Mi appassionano l’arte, la comunicazione e – ovviamente – le tecnologie.
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