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Il miglior operatore di telefonia mobile? Una domanda da bar (con WiFi instabile)

27/07/2025 by Massimo Marucci Lascia un commento

Insieme dei loghi dei principali operatori di telefonia mobile italiani nel 2025, inclusi TIM, Vodafone-Fastweb, Iliad, Poste Mobile e MVNO come CoopVoce e Kena.

Confronto tra gli operatori mobili italiani nel 2025: tra fusioni, disservizi, promesse e realtà, ecco perché la risposta alla domanda più gettonata è sempre “dipende”

“Chi è il miglior operatore di telefonia mobile nel 2025?”

Te lo dicono al bar. Te lo chiedono dal barbiere. Te lo chiedono i clienti, i cugini, il portinaio e perfino il salumiere sotto casa: “Massimo, ma secondo te… qual è il miglior operatore di telefonia mobile nel 2025?”

Una volta ci ho fatto anche un video su YouTube con questo titolo.

Ha avuto più visualizzazioni di una lite tra vicini su TikTok. Perché il tema piace, divide, appassiona. E illude. Perché la verità è che questa domanda è sbagliata. È come chiedere:

  • Qual è il miglior mezzo di trasporto? (Dipende: devi andare a Milano o alle Hawaii?)
  • Qual è la miglior scarpa? (Se sei un carpentiere, non è la stessa di un maratoneta)
  • Qual è il miglior gelato? (Se rispondi “fragola” ti giudico, ma tant’è)

Con gli operatori telefonici è la stessa cosa. Non ce n’è uno “migliore”. Ce n’è uno più adatto a te. Se sei fortunato.

2025: il mercato della telefonia è cambiato. In meglio? Mmm…

Facciamo il punto.
Nel 2025, il panorama degli operatori mobili italiani si è agitato più di un modem durante un temporale.

🟡 Fastweb + Vodafone 🔴

Un matrimonio, quello tra Fastweb e Vodafone, che sulla carta doveva cambiare tutto. E invece — almeno per ora — ha cambiato giusto le intestazioni delle fatture. I benefici veri? Copertura migliorata, rete unica, customer care più umano? Rimandati. A settembre. O forse al 2026.

Certo, bisogna riconoscerlo: gli svizzeri di Swisscom hanno fatto un colpaccio, prendendosi un pezzo grosso come Vodafone Italia e incrociandolo con la loro Fastweb. Una mossa che fa gola a molti e paura a parecchi, soprattutto nel risiko delle TLC. Ora però tocca dimostrare se oltre al colpo, c’è anche la visione — e se la precisione svizzera reggerà l’impatto con l’anarchia del mercato italiano.

🔵 TIM

TIM è come quel cugino che ogni anno cambia fidanzata e cerca di rimettersi in forma.
Ora ha un nuovo azionista (Poste Italiane), una rete in vendita, e un’identità tutta da reinventare.
Ma alla fine, nel bene o nel male, TIM è sempre TIM. Affidabile? Di norma. Costosa? Spesso. Comprensibile? Parliamone.

E mentre si riorganizza per l’ennesima volta, nei corridoi della telco-politica gira una voce: e se TIM finisse in sposa a Iliad? Fantascienza? Forse. O forse no, se guardiamo bene cosa bolle nel pentolone dei consolidamenti del mercato. (Ne ho parlato qui →link all’articolo )

🟪 Iliad

Il Che Guevara delle TLC: è arrivata col pugno alzato, gridando “liberté, égalité, giga pour tous!” e ha scardinato in cinque anni più tariffe-truffa di quante ne abbia smontate l’AGCOM in tre lustri. Un castigamatti dei costi nascosti, il Robin Hood delle rimodulazioni. Semplice, trasparente, diretta: il suo listino è sempre stato cristallino come un bicchiere di Perrier.

Certo, l’assistenza è ancora un po’ à la carte, e a volte ti senti in attesa di una risposta come un turista a Gare de Lyon in sciopero. Ma se cerchi una tariffa che non cambia con le fasi lunari, Iliad è ancora lì. E resiste. Col berretto rivoluzionario ben calcato in testa.

🟧 WindTre

Negli ultimi anni WindTre ha vissuto un’evoluzione silenziosa ma concreta. La copertura è migliorata, soprattutto nelle aree dove prima arrancava. I clienti, però, si fanno ancora qualche domanda: “WindTre esiste ancora?”, “Ma sono quelli arancioni o quelli fucsia?

Oggi il brand si riposiziona con ambizioni da ecosistema integrato: telefonia, energia, assicurazioni. Un po’ come quei locali che fanno sushi, pizza e kebab: magari è tutto buono, ma prima di ordinare vuoi dare un’occhiata al menù.

⚫ Gli MVNO (operatori virtuali)

💡 Nota per chi non mastica il gergo telco:
Gli MVNO (Mobile Virtual Network Operator) sono operatori “virtuali” che non hanno una rete propria: affittano l’infrastruttura da TIM, Vodafone, WindTre… e rivendono servizi con il loro brand (e le loro tariffe). Ne esistono di ottimi e di tremendi. Un po’ come i ristoranti: alcuni fanno cucina vera, altri solo panini riscaldati.

Ce ne sono a decine di MVNO in Italia (troppi). Alcuni ottimi, altri un vero e proprio salto nel buio. Ma tutti uguali nella promessa: “noi sì che vi facciamo risparmiare”. Poi vai a vedere, e il VoLTE non funziona, l’assistenza risponde dopo 4 giorni e i giga finiscono con la sigla del TG.

Le tribù della telefonia mobile (e il loro operatore spirituale)

📊 Quadrato semiotico (non richiesto) della telefonia mobile 2025. Dove TIM è sempre in alto a sinistra, iliad fa il punk nei bassifondi e Vianova galleggia a metà tra serietà e understatement. Scegli il tuo gestore come sceglieresti un vino: non sempre quello che costa meno è quello che non ti fa male la mattina dopo.

Ogni cliente ha il suo profilo, e ogni profilo ha il suo operatore ideale.

Ecco un rapido identikit sociologico:

🟢 Il Minimalista ossessivo

Vuole tutto illimitato a 4,99€. Sogna ancora Kena del 2019. Accetta volentieri che la voce vada a scatti, purché il prezzo resti fisso. Il suo mantra: “Tanto io uso solo WhatsApp”.

🔵 Il Tradizionalista TIMmista

Ha il 339 dal 1999. Convinto che TIM “prenda anche in cantina” (non è vero). Non sa cosa sia l’eSIM. Ma sa che “pagare di più = più qualità”. Per la cronaca: a volte è vero, a volte è sindrome di Stoccolma.

🔴 L’Iliadiano convertito

Crede nella religione della tariffa trasparente. Non cambia operatore dal 2018, ma cambia smartphone ogni 8 mesi. Se Iliad lo delude, minaccia di passare a… CoopVoce.

🟠 L’Imprenditore pragmatico

Vuole solo due cose: copertura reale e assistenza umana. Non ha tempo per promozioni, app inutili o “regali” tipo 100 GB extra la domenica. Se lo chiami alle 18:01 per proporgli un’offerta, ti blocca. E ha ragione.

⚪ Il Confuso cronico

Ha 4 SIM, due modem, una eSIM mai attivata. Ogni mese pensa di cambiare operatore. Poi non lo fa. A fine anno ha speso il doppio di chiunque altro.

Cosa conta davvero (te lo anticipo: non sono i GB)

La vera domanda che dovresti porti non è:

“Chi è il miglior operatore?”
ma piuttosto:
“Chi è il meno peggio per me?”

Ecco 5 cose che dovrebbero contare più dei giga:

  1. Assistenza: umana o chatbot lobotomizzato?
  2. Stabilità della rete: se ogni giorno è una roulette, cambia operatore.
  3. Trasparenza contrattuale: niente costi nascosti, niente rimodulazioni a sorpresa.
  4. Copertura nella TUA zona: prova empirica, non fidarti delle mappe marketing.
  5. Serenità: se non ti accorgi nemmeno di avere quella SIM… è quella giusta.

Il miglior operatore è quello che non ti fa arrabbiare

Sì, davvero. Il miglior operatore non è quello che ha lo spot più figo, né quello che ti regala 200 giga in 5G a Singapore. È quello che non ti fa venire voglia di lanciare il cellulare contro il muro. Quello che funziona, sempre, dove serve a te. Che non ti fa perdere ore a parlare con l’assistenza, a capire le fatture, a chiederti dove sono finiti i tuoi giga.

Insomma, il miglior operatore è quello che ti fa dimenticare di averlo. Come l’acqua calda. O il pane fresco. Quando mancano, ti arrabbi. Ma se tutto va come deve, li dai per scontati.

E allora sì: quello è il miglior operatore.

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L’AUTORE DI QUESTO BLOG

Massimo Marucci, consulente di telefonia aziendale, ritratto professionale in ufficio

Sono nato e vivo a Monza. Un diploma da Grafico Pubblicitario, un altro da Perito Commerciale e oltre vent’anni di esperienza nel mondo delle telecomunicazioni. Marito di Tiziana, padre di Francesca e (da quando è arrivato Pepe, il chihuahua adottato) pure dog-sitter part-time. Mi appassionano l’arte, la comunicazione e – ovviamente – le tecnologie.
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