
Un guasto DNS ha lasciato mezza Italia senza rete. Ma chi aveva un piano B ha continuato a lavorare come se nulla fosse. Ecco cosa imparare da questo blackout
- Il 22 ottobre 2025 Un guasto DNS ha lasciato mezza Italia senza rete. Ma chi aveva già previsto un piano di backup internet aziendale ha continuato a lavorare come se nulla fosse.
- Le aziende senza piano di backup si sono ritrovate senza internet, telefoni, POS e gestione cloud.
- Chi aveva un sistema di connettività ridondante con operatore alternativo ha continuato a lavorare normalmente.
- Un backup Internet non è un costo inutile: è la differenza tra restare fermi e restare operativi.
Il blackout Fastweb del 22 ottobre: cosa è successo davvero
Martedì 22 ottobre 2025, intorno alle 10 del mattino, migliaia di utenti Fastweb in tutta Italia — sia su rete fissa che mobile — si sono trovati improvvisamente senza connessione a Internet. Non era un problema di modem o di linea fisica: stavolta la colpa era del DNS, quel sistema che traduce i nomi dei siti (come google.it) nei rispettivi indirizzi IP.
Quando il DNS smette di funzionare, Internet c’è ma non si trova. È come avere un telefono perfettamente funzionante, ma senza la rubrica: puoi comporre numeri solo se li conosci a memoria.
L’azienda ha comunicato di aver risolto il problema nel primo pomeriggio, dopo circa quattro ore di blackout. Ma per molte imprese, quelle quattro ore sono bastate per bloccare pagamenti, chiamate VoIP, gestionali e assistenza clienti. Un guasto “banale”, insomma, ma con effetti a catena devastanti per chi dipende da Internet per lavorare.
DNS, la rubrica di Internet che può mandare tutto in tilt
Il DNS (Domain Name System) è spesso trascurato, ma è la spina dorsale invisibile della rete.
Ogni volta che digiti un indirizzo web, il tuo dispositivo chiede a un server DNS “che numero devo chiamare?”. Se il server non risponde, o risponde male, la connessione si blocca.
E quando il DNS “ufficiale” di un operatore va in tilt, l’effetto domino è immediato:
- siti che non si aprono,
- app che non si connettono,
- centralini cloud muti,
- POS e casse elettroniche in panne.
Il guasto di Fastweb è stato un perfetto esempio di vulnerabilità sistemica: basta un singolo anello debole per fermare tutto.
Il punto: Internet oggi è come l’ossigeno
Molti imprenditori continuano a considerare la connessione come una spesa accessoria, qualcosa di cui “ci si accorge solo quando non va”. Peccato che oggi Internet non è più un servizio: è l’infrastruttura su cui si regge tutto il resto.
Email, backup, pagamenti, gestionali, videocall, centralini, perfino la videosorveglianza: tutto passa da lì. Senza rete, non si lavora. E quando non si lavora, ogni minuto perso si traduce in soldi.
La soluzione: un piano di backup Internet aziendale alternativo
Il modo più semplice per garantire la continuità del lavoro è attivare un piano di backup internet aziendale. Non serve un impianto della NASA: bastano due regole d’oro.
1. Operatore diverso
Se la linea principale è Fastweb, il backup deve essere TIM, Vodafone, Iliad o altro. Avere due linee dello stesso operatore non serve a nulla, perché in caso di guasto di rete o DNS cadono entrambe.
2. Tecnologia diversa
Meglio se la connessione secondaria usa un canale alternativo:
- fibra + SIM 4G/5G,
- FTTC + FWA,
- router con doppia WAN.
Così, anche se una dorsale o un DNS si blocca, l’altra linea entra subito in funzione.
Il passaggio può essere automatico con un router “Dual WAN” configurato per lo switch istantaneo. Chi invece si affida al “magari non succede” resta con lo smartphone in hotspot, sperando che prenda.
Caso pratico: due aziende, due destini
- Azienda A, solo con Fastweb: alle 10 si ferma tutto. Niente chiamate, niente cassa, niente gestionale. Alle 14 il guasto si risolve, ma il danno resta: mezza giornata di lavoro buttata.
- Azienda B, stessa zona, ma con backup 4G TIM configurato: il router commuta in pochi secondi. Nessuno se ne accorge, i computer restano online, il centralino funziona, le email arrivano.
Differenza? Un contratto in più da 15 euro al mese.
Costo di una giornata ferma? Centinaia o migliaia di euro.
Morale della storia
Il blackout Fastweb non è un evento straordinario: è un promemoria. La rete perfetta non esiste, e anche i grandi operatori possono inciampare. Quello che fa la differenza non è quanto paghi al mese, ma quanto sei pronto quando qualcosa va storto.
Un piano di backup internet aziendale oggi non è un lusso, ma una forma di assicurazione operativa. E oggi, tra DNS ballerini e reti sempre più complesse, è l’unica assicurazione che ha senso davvero.
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