
Disponibili i nuovi open data sulla banda larga: mappe interattive, download in Excel e promesse (forse) mantenute. Ma il digital divide si gioca civico per civico
L’Italia è una Repubblica democratica fondata sulla fibra. O meglio: fondata sulle promesse di fibra.
Ogni mese spunta una nuova mappa, un nuovo report, una nuova dashboard colorata che ci dice: “Guarda come siamo messi bene!”. Poi vai a controllare il tuo civico e scopri che sei in una di quelle vie misteriosamente “saltate” dall’operatore, tipo il triangolo delle Bermuda della banda larga.
Ma una notizia buona c’è: Agcom ha aggiornato le sue mappe. E questa volta non solo si possono consultare, ma anche scaricare, studiare, incrociare, perfino importare su Excel per fare le pulci al digital divide sotto casa tua.
Cosa ha fatto Agcom (e perché è una notizia)
L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni ha aggiornato i dati della mappa BroadBand Map Italia, rendendoli disponibili non solo per la consultazione, ma anche per il download. E la novità è che i dati sono freschissimi: aggiornati a inizio luglio 2025.
Non si parla solo di aree coperte, ma anche di zone in cui i lavori sono in corso o addirittura solo pianificati. Un bel passo avanti, almeno sulla carta.
Le informazioni sono suddivise per categoria di utente:
- Cittadini: mappe interattive, report in PDF, grafici chiari fino al livello comunale
- Imprese e professionisti: tabelle Excel, serie storiche, report specifici sulle PMI
- Comuni: dati per identificare le zone a rischio digital divide e pianificare interventi
- Sviluppatori: dataset grezzi in CSV per creare applicazioni e dashboard personalizzate
Una mappa democratica? Forse. Ma almeno adesso chiunque può spulciare i dati e farsi un’idea precisa della situazione, senza dover dipendere dai “si dice” del tecnico call center.
Perché ti riguarda (anche se pensi di avere già la fibra)
Potresti pensare: “Tanto io ho già la fibra”. Ecco, aspetta un attimo.
Questa mappa serve anche a chi crede di avere la fibra ma in realtà ha una FTTC rabberciata che viaggia più lenta del Wi-Fi del bar sotto casa. Oppure a chi vuole capire se nella via accanto i lavori sono già partiti (spoiler: spesso sì), mentre tu resti connesso al glorioso doppino in rame.
Nel mio caso, ad esempio, non risultiamo ancora attivi, ma sulla mappa di Agcom è già indicata la copertura di FiberCop. Tradotto: i lavori dovrebbero essere imminenti. Uso il condizionale, perché di promesse ne abbiamo sentite tante.
I “fantasmi” della rete: i civici scoperti
Ecco il vero problema: le vie coperte ma i numeri civici saltati. Succede di continuo. Lavori fatti, centralina installata, ma al tuo numero civico manca l’ultimo metro. Magari il cavo passa sul muro, ma nessuno l’ha collegato.
E mentre il Comune annuncia il traguardo del 100% coperto, tu sei ancora in attesa del tecnico. Perché i dati parlano chiaro: coperto non vuol dire attivabile. E attivabile non vuol dire funzionante.
C’è chi aspetta da mesi, chi da anni, chi ha fatto segnalazioni e ticket e lettere, senza mai ricevere risposta. E il bello è che nelle mappe sei già segnato in verde. Ma il verde, si sa, a volte è solo speranza.
L’idea (ottima) di Aldo Milan
Aldo Milan, che ha curato la compilazione delle mappe Agcom ed è relatore esperto in numerosi eventi europei sull’argomento, lancia una proposta che merita attenzione: dare ai cittadini la possibilità di segnalare i buchi di copertura.
Una funzione semplice: vedi che il tuo civico non risulta coperto? Lo segnali. E quella segnalazione entra in una mappa nazionale da aggiornare. Meglio di mille PEC e reclami ignorati.
Perché chi vive il problema ogni giorno ha informazioni più precise di qualunque algoritmo o impresa appaltatrice. E perché, a volte, il digital divide non si risolve con miliardi, ma con un form da due righe e un bottone rosso: “Segnala la zona scoperta”.
Le mappe Agcom aggiornate sono uno strumento utile, anche molto. Ma la vera partita si gioca altrove: sull’accuratezza, sull’intervento mirato, sulla capacità di ascoltare il territorio.
La fibra in Italia c’è. La volontà politica anche. I fondi pure. Ma se non riusciamo a portare il cavo di vetro fino al civico giusto, il digital divide rimarrà il nostro sport nazionale.
E no, non basta dire che siamo coperti. Perché a volte, lo sappiamo bene, è solo una copertura… mediatica.
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