
La clausola di adeguamento dei prezzi all’inflazione, già tentata nel 2023 e poi bloccata, torna nel DDL Concorrenza 2025 con una veste legislativa: questa volta gli aumenti automatici delle tariffe telefoniche potrebbero diventare legge, cambiando per sempre il modo in cui imprese e utenti gestiscono i costi delle telecomunicazioni
Il succo del discorso
- Il DDL Concorrenza 2025 riporta in discussione gli aumenti automatici delle tariffe telefoniche legati all’inflazione, dopo il blocco del 2023.
- Le tariffe non saranno più fisse: aumenteranno ogni anno in base all’indice ISTAT, senza il diritto di recesso gratuito per i clienti.
- Due emendamenti contrastanti nel DDL prevedono rispettivamente la possibilità di adeguamento automatico e un divieto totale di queste modifiche.
- Gli operatori spingono per l’indicizzazione delle tariffe per proteggere i margini, mentre le aziende dovranno adattarsi a un costo della telefonia variabile.
- Il ruolo del consulente diventa cruciale: le aziende devono imparare a gestire contratti in un mercato con tariffe dinamiche.
Si pensava fosse un capitolo chiuso. Quello degli aumenti automatici delle tariffe telefoniche legati all’inflazione era stato archiviato nel 2023 grazie all’intervento dell’AGCOM e a una sentenza del TAR del Lazio. Le associazioni dei consumatori avevano tirato un sospiro di sollievo, gli operatori avevano ripiegato su altre strategie e gli utenti – come spesso accade – avevano prontamente dimenticato la questione.
Eppure, come in ogni buona saga che si rispetti, il personaggio che tutti credevano uscito di scena è tornato. E questa volta non rientra dalla finestra, ma passa direttamente dalla porta principale del Parlamento.
L’indicizzazione delle tariffe telefoniche al tasso d’inflazione è tornata al centro del dibattito politico all’interno del DDL Concorrenza 2025. Un ritorno che non va sottovalutato, perché il contesto è completamente diverso rispetto a due anni fa. Nel 2023 era una partita tra operatori e AGCOM; nel 2025 è il legislatore stesso che decide se rendere l’inflazione un elemento strutturale dei contratti di telefonia.
Se passa, questo non sarà un aumento. Sarà un cambio di paradigma.
Cosa sono gli aumenti automatici delle tariffe telefoniche e come funzionano
L’idea è semplice quanto dirompente: le tariffe telefoniche non resteranno più fisse per tutta la durata del contratto, ma verranno aggiornate automaticamente ogni anno in base all’indice ISTAT dei prezzi al consumo. Se l’inflazione è del 3%, la tua tariffa sale del 3%. Se è del 5%, sale del 5%. E in alcuni casi, l’operatore potrà aggiungere anche un piccolo margine di maggiorazione.
Ma c’è un aspetto più importante: questo aumento non verrebbe considerato una modifica unilaterale del contratto. Sarebbe un automatismo previsto dalla legge stessa. Di conseguenza, il cliente non avrebbe il diritto di recesso gratuito.
Non si tratterebbe più di una scelta dell’operatore, ma di un meccanismo normativo. E quando qualcosa è previsto dalla legge, diventa legittimo, obbligatorio e – soprattutto – inevitabile.
Aumenti tariffe telefoniche e inflazione: cosa accadde nel 2023 e perché fu bloccato
Per capire quanto la situazione sia cambiata, bisogna ricordare cosa accadde nel 2023. Alcuni operatori tentarono di introdurre nei nuovi contratti una clausola di adeguamento all’inflazione. L’AGCOM intervenne subito, stabilendo regole e limiti. Successivamente il TAR del Lazio bloccò alcune di queste disposizioni, dichiarando che l’adeguamento automatico rischiava di compromettere la trasparenza e i diritti dei consumatori.
Per un attimo, sembrò che l’argomento fosse definitivamente archiviato. Le tariffe restarono fisse, il concetto di “flat” sopravvisse e il mercato continuò a muoversi come aveva sempre fatto: con prezzi promozionali, rincari sporadici e tante offerte a tempo.
Ma evidentemente, era solo una tregua. Perché oggi quello che nel 2023 fu bloccato da un’autorità indipendente torna, nel 2025, sotto forma di norma legislativa. Un passaggio fondamentale: ciò che prima poteva essere impugnato, ora potrebbe essere intoccabile.
DDL Concorrenza 2025 e aumenti automatici tariffe telefoniche: cosa prevede la legge
All’interno del disegno di legge sono stati depositati due emendamenti cruciali:
- Emendamento 9.0.113: consente agli operatori di indicizzare le tariffe telefoniche all’inflazione, dando ad AGCOM il compito di stabilire un tetto massimo e le modalità di applicazione. Il diritto di recesso gratuito non è previsto, perché l’aumento non sarebbe discrezionale.
- Emendamento 8.0.14: punta invece a vietare completamente ogni forma di adeguamento automatico, riscrivendo la normativa vigente per impedire qualsiasi rimodulazione basata sull’inflazione.
Due visioni opposte, una scelta di fondo: stabilità dei prezzi per i consumatori o stabilità dei margini per gli operatori. E in mezzo, milioni di utenti e migliaia di imprese che si troveranno a dover interpretare una nuova normalità.
Perché gli operatori sostengono gli aumenti automatici nelle tariffe telefoniche
Per capire perché la clausola dell’inflazione stia tornando con forza, bisogna entrare nella logica economica del settore. Le tlc stanno attraversando una fase di trasformazione: investimenti in fibra, 5G, edge computing e intelligenza artificiale. Le infrastrutture costano e i ricavi crescono lentamente, compressi da anni di competizione sui prezzi.
L’inflazione, anche se oggi è più bassa rispetto ai picchi del 2022, continua a erodere i margini. Per un operatore, poter adeguare le tariffe automaticamente non è solo un vantaggio: è una forma di protezione del proprio modello industriale. Significa poter pianificare nel lungo termine sapendo che i ricavi non resteranno immobili mentre i costi aumentano.
Impatto degli aumenti automatici delle tariffe telefoniche sulle imprese
Per anni le aziende hanno considerato le telecomunicazioni come una voce di costo relativamente semplice: si stipula un contratto, si blocca un prezzo, si sa quanto si spenderà ogni mese. Questo modello sta per cambiare.
Con l’adeguamento automatico:
- Il costo della telefonia non sarà più fisso.
- Il prezzo di oggi non sarà più il prezzo di domani.
- Il budget TLC non potrà essere pianificato su base statica.
E non si parla di pochi centesimi. Una variazione del 3% su un parco SIM da 50 utenze, su più linee dati, centralini cloud e servizi accessori, moltiplicata per 12 mesi, può trasformarsi in migliaia di euro all’anno.
Aumenti telefonici e inflazione: come cambiano percezione del prezzo e scelte aziendali
C’è anche un aspetto psicologico. Siamo abituati a scegliere una tariffa sulla base del prezzo di attivazione. Abbiamo imparato a confrontare i 7,99 con gli 8,99 e i 9,50. Ma se il prezzo non è più fisso, il concetto di “offerta conveniente” diventa relativo.
La vera domanda non sarà più: Quanto pago oggi? Bensì: Quanto potrei pagare tra due anni? E ancora: Qual è l’impatto sul mio bilancio se l’inflazione sale e la tariffa la segue automaticamente?
Uso dei dati personali e portabilità: l’altro lato degli aumenti tariffari nel settore telefonico
L’inflazione non è l’unico fronte caldo nel DDL Concorrenza 2025. Un altro emendamento, meno discusso ma potenzialmente dirompente, riguarda l’utilizzo dei dati personali generati durante la portabilità del numero. Oggi le informazioni che transitano nel database MNP (Mobile Number Portability) sono strettamente protette e non possono essere utilizzate per fini commerciali.
La proposta di modifica prevede che gli operatori possano utilizzare questi dati a scopo di marketing, a condizione che l’utente esprima un consenso esplicito. In concreto, questo significa che nel momento esatto in cui un cliente cambia operatore – quindi nel momento di massima vulnerabilità e apertura verso nuove offerte – le sue informazioni potrebbero diventare accessibili per iniziative commerciali, profilazione e contatto diretto.
Per gli operatori, sarebbe un vantaggio strategico enorme: poter anticipare le mosse dei clienti e formulare offerte personalizzate in tempo reale. Per gli utenti e le imprese, invece, si apre un nuovo interrogativo: quanto sarà realmente “consapevole” quel consenso? Quante volte verrà accettato in automatico pur di attivare rapidamente una nuova linea?
Di fatto, la portabilità, da semplice operazione tecnica, rischia di diventare un terreno di caccia commerciale, dove ogni dato diventa un potenziale gancio per riportare l’utente nel recinto dell’operatore.
Il ruolo del consulente diventa centrale
Questa non è una trasformazione che riguarda solo gli operatori. È una trasformazione che riguarda le aziende e il loro modo di gestire le telecomunicazioni. Non basterà più scegliere un’offerta. Bisognerà saper leggere i contratti in prospettiva.
In un mercato indicizzato, la competenza non è un optional. È l’unico strumento che permette di anticipare, invece che subire.
Cosa fare adesso per non subire le conseguenze
Se l’emendamento verrà approvato, non stiamo assistendo a un piccolo cambiamento: stiamo assistendo alla nascita di un nuovo modello di mercato. Un mercato in cui il costo della telefonia non è più una variabile da bloccare, ma una componente da gestire nel tempo.
E come sempre, ci saranno due categorie di aziende: quelle che aspetteranno la prima bolletta per scoprire cosa è cambiato… e quelle che si muoveranno prima, per capire come tutelarsi e – perché no – sfruttare questa nuova dinamica a proprio vantaggio.
Le tariffe possono anche diventare dinamiche, indicizzate, evolutive. La differenza la fa chi le subisce e chi le governa.
Se vuoi essere nella seconda categoria, sai dove trovarmi. Non per scegliere l’offerta più bassa, ma per scegliere quella che domani non ti presenterà il conto senza avvisarti.
Perché il vero costo della telefonia non è quello che paghi. È quello che non hai previsto.
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