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Poste diventa primo azionista di TIM: via libera dell’Antitrust e cosa cambia davvero

06/09/2025 by Massimo Marucci Lascia un commento

Un bambino con un vecchio pallone da calcio arancione sotto il braccio osservato da altri ragazzi in un campetto polveroso al tramonto, metafora del ruolo di Poste come primo azionista di TIM.

Con il via libera di Antitrust e Agcom, Poste diventa primo azionista di TIM. Sinergie, governance e buonuscite milionarie: ecco perché il pallone adesso ce l’ha lei

📌 In sintesi

  • Poste diventa primo azionista di TIM con il 24,81% delle azioni.
  • L’Antitrust approva l’acquisizione senza condizioni, nessun rischio di posizione dominante.
  • Possibili sinergie utili, ma anche rischi di burocrazia.
  • Cambia la governance: Poste può influenzare CdA e decisioni strategiche.
  • Per le PMI: più offerte integrate, ma anche più scartoffie da gestire.

Con il via libera dell’Antitrust, Poste diventa azionista di TIM al 24,81%, primo azionista assoluto. Una mossa che cambia le regole del gioco.

C’era una volta il cortile. Arrivavi con gli amici per la solita partitella improvvisata, e puntualmente c’era lui: il ragazzino che portava il pallone.

Non era un fenomeno, anzi. Correva poco, sbagliava molto. Ma decideva lui le squadre e perfino chi poteva giocare, perché il pallone ce lo metteva lui. Ecco, oggi in TIM quel ragazzino si chiama Poste Italiane.

Grazie al via libera dell’Antitrust e dell’Agcom, Poste ha messo il piede pesante sul campo: con il 24,81% delle azioni è diventata primo azionista della telco italiana. Non la maggioranza assoluta, certo, ma quanto basta per alzare la voce nel CdA e – con un po’ di alleanze – indirizzare le partite future.

Via libera Antitrust: Poste azionista TIM senza condizioni

La notizia è fresca: l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) ha approvato senza condizioni l’acquisizione da parte di Poste del 15% di TIM, portando la sua quota totale al 24,81%.

La motivazione?

– Nessun rischio di posizione dominante.

– Nessuna minaccia al pluralismo.

– Nessuna sovrapposizione nel settore media (TIM fa TimVision, ma niente informazione; Poste ha un notiziario interno, Poste News, che legge giusto chi si annoia in fila).

Tradotto: semplifichiamo, non ci sono problemi, procedete pure. E così, con la benedizione dell’Antitrust e quella già arrivata dall’Agcom, l’operazione è diventata ufficiale.

Sinergie o inciuci? Le due facce della medaglia

Con Poste azionista TIM gli analisti parlano di sinergie. Parola che fa sempre figo nei comunicati stampa, ma che nella pratica può voler dire tutto e niente. Vediamole:

  • Rete distributiva: TIM potrebbe appoggiarsi ai 13mila uffici postali sparsi in tutta Italia. Potenziale enorme, ma anche rischio di ingolfare sportelli che già oggi vendono di tutto (dal bollettino alle polizze vita).
  • Consumer: cross selling a manetta. Oggi esci dall’ufficio postale con un conto corrente, domani con una SIM TIM sotto braccio.
  • Enterprise: collaborazione su cloud e ICT. Sulla carta sembra interessante, nella realtà rischia di diventare un patchwork burocratico.
  • Contact center: accorpamento e ottimizzazione delle reti di assistenza. Sì, va bene, ma già tremo all’idea di un cliente business che chiama e viene rimbalzato tra il “199 di TIM” e il numero verde di Poste.

Insomma, il potenziale c’è. Ma anche il rischio che l’integrazione diventi un circo Barnum.

Governance: cosa cambia con Poste azionista TIM

Il punto non è solo economico. È politico e di governance. Con quasi il 25%, Poste azionista in TIM non può fare il bello e il cattivo tempo da sola. Ma può portare dentro i suoi consiglieri nel CdA e iniziare a spostare l’ago della bilancia. È il classico “non comando io, ma senza di me non si decide nulla”.

Chi ricorda il caso Vivendi sa bene come funziona: primo azionista sì, ma se non hai i numeri in consiglio, le tue proposte finiscono in minoranza. Con una differenza sostanziale: Poste è controllata dallo Stato. E questo, in un’azienda strategica come TIM, pesa eccome.

E qui arriviamo all’elefante nella stanza: Pietro Labriola. Resterà saldo al timone o si avvicina l’ennesima buonuscita milionaria? Perché la storia recente insegna: TIM ha cambiato 7 AD in 15 anni. Un record mondiale di instabilità, condito da oltre 40 milioni di euro di buonuscite a manager rimasti meno di un paio d’anni.

La metafora del cortile (versione 2025)

Torniamo al cortile. Poste non è il più bravo a palleggiare, non è l’attaccante che ti risolve la partita. Ma porta il pallone più grande. E allora, volente o nolente, le squadre le decide lei. È questo il succo della notizia: la governance di TIM cambia perché cambia il pallone.

Gli altri giocatori (fondi, investitori istituzionali, piccoli azionisti) dovranno fare i conti con chi porta l’attrezzo indispensabile per giocare.

E per i clienti? Beh, per le PMI, i professionisti e i consumatori, la partita vera sarà capire se questa fusione di interessi porterà servizi più semplici e integrati o se ci ritroveremo con la solita giungla burocratica made in Italy.

Perché la notizia riguarda anche le PMI

Potresti pensare: “Ok, ma con Poste azionista TIM cosa cambia per me, imprenditore con 10 linee mobili e una fibra in ufficio?” Ecco i possibili scenari:

Più offerte integrate: paghi la bolletta, rinnovi il conto, attivi la fibra in un colpo solo.

Più capillarità sul territorio: gli uffici postali potrebbero diventare punti di contatto anche per i servizi TIM.

Più complessità burocratica: il rischio è che per risolvere un guasto dovrai parlare con tre enti diversi, ognuno con il suo call center.

E, diciamocelo, se c’è una cosa che in Italia non manca, è proprio la burocrazia.

Tiriamo le somme

Il via libera dell’Antitrust non è solo una pratica formale: è il segnale che la partita della governance di TIM è appena cominciata. Poste ha portato il pallone, e adesso vuole decidere come si gioca.

Che sia l’inizio di una nuova stabilità o l’ennesimo capitolo della saga delle buonuscite milionarie lo scopriremo presto.

Per ora, tieniti forte: la prossima volta che fai la fila in posta, oltre al bollettino e al calendario dei carabinieri, potresti uscire con una SIM TIM nuova di zecca.

Vuoi smettere di giocare con le regole degli altri?

In TIM cambiano AD come figurine, ma a te serve stabilità e chiarezza. Se non vuoi finire come i bambini del cortile, costretto a giocare con il pallone altrui, fatti consigliare da chi nel campo della telefonia aziendale ci gioca davvero da oltre 20 anni.

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L’AUTORE DI QUESTO BLOG

Massimo Marucci, consulente di telefonia aziendale, ritratto professionale in ufficio

Sono nato e vivo a Monza. Un diploma da Grafico Pubblicitario, un altro da Perito Commerciale e oltre vent’anni di esperienza nel mondo delle telecomunicazioni. Marito di Tiziana, padre di Francesca e (da quando è arrivato Pepe, il chihuahua adottato) pure dog-sitter part-time. Mi appassionano l’arte, la comunicazione e – ovviamente – le tecnologie.
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