
Con il via libera di Antitrust e Agcom, Poste diventa primo azionista di TIM. Sinergie, governance e buonuscite milionarie: ecco perché il pallone adesso ce l’ha lei
📌 In sintesi
- Poste diventa primo azionista di TIM con il 24,81% delle azioni.
- L’Antitrust approva l’acquisizione senza condizioni, nessun rischio di posizione dominante.
- Possibili sinergie utili, ma anche rischi di burocrazia.
- Cambia la governance: Poste può influenzare CdA e decisioni strategiche.
- Per le PMI: più offerte integrate, ma anche più scartoffie da gestire.
Con il via libera dell’Antitrust, Poste diventa azionista di TIM al 24,81%, primo azionista assoluto. Una mossa che cambia le regole del gioco.
C’era una volta il cortile. Arrivavi con gli amici per la solita partitella improvvisata, e puntualmente c’era lui: il ragazzino che portava il pallone.
Non era un fenomeno, anzi. Correva poco, sbagliava molto. Ma decideva lui le squadre e perfino chi poteva giocare, perché il pallone ce lo metteva lui. Ecco, oggi in TIM quel ragazzino si chiama Poste Italiane.
Grazie al via libera dell’Antitrust e dell’Agcom, Poste ha messo il piede pesante sul campo: con il 24,81% delle azioni è diventata primo azionista della telco italiana. Non la maggioranza assoluta, certo, ma quanto basta per alzare la voce nel CdA e – con un po’ di alleanze – indirizzare le partite future.
Via libera Antitrust: Poste azionista TIM senza condizioni
La notizia è fresca: l’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato (Agcm) ha approvato senza condizioni l’acquisizione da parte di Poste del 15% di TIM, portando la sua quota totale al 24,81%.
La motivazione?
– Nessun rischio di posizione dominante.
– Nessuna minaccia al pluralismo.
– Nessuna sovrapposizione nel settore media (TIM fa TimVision, ma niente informazione; Poste ha un notiziario interno, Poste News, che legge giusto chi si annoia in fila).
Tradotto: semplifichiamo, non ci sono problemi, procedete pure. E così, con la benedizione dell’Antitrust e quella già arrivata dall’Agcom, l’operazione è diventata ufficiale.
Sinergie o inciuci? Le due facce della medaglia
Con Poste azionista TIM gli analisti parlano di sinergie. Parola che fa sempre figo nei comunicati stampa, ma che nella pratica può voler dire tutto e niente. Vediamole:
- Rete distributiva: TIM potrebbe appoggiarsi ai 13mila uffici postali sparsi in tutta Italia. Potenziale enorme, ma anche rischio di ingolfare sportelli che già oggi vendono di tutto (dal bollettino alle polizze vita).
- Consumer: cross selling a manetta. Oggi esci dall’ufficio postale con un conto corrente, domani con una SIM TIM sotto braccio.
- Enterprise: collaborazione su cloud e ICT. Sulla carta sembra interessante, nella realtà rischia di diventare un patchwork burocratico.
- Contact center: accorpamento e ottimizzazione delle reti di assistenza. Sì, va bene, ma già tremo all’idea di un cliente business che chiama e viene rimbalzato tra il “199 di TIM” e il numero verde di Poste.
Insomma, il potenziale c’è. Ma anche il rischio che l’integrazione diventi un circo Barnum.
Governance: cosa cambia con Poste azionista TIM
Il punto non è solo economico. È politico e di governance. Con quasi il 25%, Poste azionista in TIM non può fare il bello e il cattivo tempo da sola. Ma può portare dentro i suoi consiglieri nel CdA e iniziare a spostare l’ago della bilancia. È il classico “non comando io, ma senza di me non si decide nulla”.
Chi ricorda il caso Vivendi sa bene come funziona: primo azionista sì, ma se non hai i numeri in consiglio, le tue proposte finiscono in minoranza. Con una differenza sostanziale: Poste è controllata dallo Stato. E questo, in un’azienda strategica come TIM, pesa eccome.
E qui arriviamo all’elefante nella stanza: Pietro Labriola. Resterà saldo al timone o si avvicina l’ennesima buonuscita milionaria? Perché la storia recente insegna: TIM ha cambiato 7 AD in 15 anni. Un record mondiale di instabilità, condito da oltre 40 milioni di euro di buonuscite a manager rimasti meno di un paio d’anni.
La metafora del cortile (versione 2025)
Torniamo al cortile. Poste non è il più bravo a palleggiare, non è l’attaccante che ti risolve la partita. Ma porta il pallone più grande. E allora, volente o nolente, le squadre le decide lei. È questo il succo della notizia: la governance di TIM cambia perché cambia il pallone.
Gli altri giocatori (fondi, investitori istituzionali, piccoli azionisti) dovranno fare i conti con chi porta l’attrezzo indispensabile per giocare.
E per i clienti? Beh, per le PMI, i professionisti e i consumatori, la partita vera sarà capire se questa fusione di interessi porterà servizi più semplici e integrati o se ci ritroveremo con la solita giungla burocratica made in Italy.
Perché la notizia riguarda anche le PMI
Potresti pensare: “Ok, ma con Poste azionista TIM cosa cambia per me, imprenditore con 10 linee mobili e una fibra in ufficio?” Ecco i possibili scenari:
Più offerte integrate: paghi la bolletta, rinnovi il conto, attivi la fibra in un colpo solo.
Più capillarità sul territorio: gli uffici postali potrebbero diventare punti di contatto anche per i servizi TIM.
Più complessità burocratica: il rischio è che per risolvere un guasto dovrai parlare con tre enti diversi, ognuno con il suo call center.
E, diciamocelo, se c’è una cosa che in Italia non manca, è proprio la burocrazia.
Tiriamo le somme
Il via libera dell’Antitrust non è solo una pratica formale: è il segnale che la partita della governance di TIM è appena cominciata. Poste ha portato il pallone, e adesso vuole decidere come si gioca.
Che sia l’inizio di una nuova stabilità o l’ennesimo capitolo della saga delle buonuscite milionarie lo scopriremo presto.
Per ora, tieniti forte: la prossima volta che fai la fila in posta, oltre al bollettino e al calendario dei carabinieri, potresti uscire con una SIM TIM nuova di zecca.
Vuoi smettere di giocare con le regole degli altri?
In TIM cambiano AD come figurine, ma a te serve stabilità e chiarezza. Se non vuoi finire come i bambini del cortile, costretto a giocare con il pallone altrui, fatti consigliare da chi nel campo della telefonia aziendale ci gioca davvero da oltre 20 anni.

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