
Ovvero: quando anche le telecomunicazioni si mettono a scrivere manifesti, forse è il momento di preoccuparsi (o di farsi un caffè)
Lo ammetto: se dici “manifesto”, il mio pensiero corre a Marinetti, ai dadaisti, ai futuristi… o, più recentemente, a quel collega che una volta mi ha mandato 14 pagine Word per spiegare perché voleva cambiare operatore. Ma stavolta non si parla di arte, né di crisi esistenziali: nel Manifesto Asstel telecomunicazioni si parla di rete, antenne, banda larga e clienti sempre più larghi di pazienza.
Il Manifesto Asstel telecomunicazioni per la crescita digitale dell’Italia è un documento serio, anzi serissimo, che racconta cosa non funziona oggi nel settore TLC e cosa servirebbe per far ripartire la baracca. Lo firma Asstel, cioè l’associazione che rappresenta tutta la filiera delle telecomunicazioni. In altre parole: quelli che ci mettono le mani, le torri, le sim, i call center e, spesso, anche la faccia.
E io che faccio nella vita? Esatto: sto lì in mezzo. Quindi mi sono letto il Manifesto Asstel telecomunicazioni. E ora vi racconto cosa ne penso, con un sorriso ma anche un po’ di peperoncino.
Cose che condivido del Manifesto Asstel (e che sottoscriverei col sangue, se non mi facesse impressione)
Il settore Telco è in crisi, ma nessuno se ne accorge. Perché la gente dà per scontato che internet funzioni sempre, che i giga siano illimitati, e che il Wi-Fi vada anche in cantina. Le regole sono vecchie, ma i competitor no. Mentre noi dobbiamo ancora chiedere una vagonata di autorizzazioni per posare un palo, gli OTT fanno girare il mondo dalla California, con un clic. I margini crollano, ma gli investimenti salgono. Ottanta miliardi spesi in 10 anni, dicono. E chi li ha visti?
Insomma, la filiera esiste, lavora, spende, assume e connette l’Italia. Però nessuno ci fa un applauso. Al massimo una PEC. Nonostante questo, il Manifesto Asstel telecomunicazioni mette in luce l’importanza del settore.
Ma c’è un piccolo problema: anche noi, a volte, ce la raccontiamo un po’
Ora, non voglio rovinare la festa a nessuno, ma un paio di cose a proposito del Mainfesto Asstel per le telcomunicazioni vanno dette: parliamo tanto di trasparenza, ma poi le offerte per le PMI sembrano scritte da Umberto Eco sotto psicofarmaci. “Attivazione gratuita ma solo con vincolo di 36 mesi e se la luna è piena”. Denunciamo i costi energetici e le frequenze troppo care, ma intanto vendiamo servizi a 5 euro/mese con “tutto incluso”. E poi ci chiediamo perché non c’è margine. Ci lamentiamo degli OTT, ma… siamo noi che abbiamo smesso di parlare con i clienti. Troppo complicati, troppo lenti, troppo “umani”? Tanto c’è l’app. O l’IA. O il labrador da compagnia.
La verità è che serve una doppia rivoluzione
Una la devono fare le istituzioni, sì: nuove regole, condizioni eque, meno burocrazia, incentivi per chi investe.
Ma l’altra tocca a noi della filiera. Serve:
- Più rispetto per il cliente (anche quello che non capisce cosa sia una VLAN),
- Più formazione, vera, per chi risponde al telefono,
- Più coraggio nel dire: “Questa roba costa. Perché funziona.”
Il Manifesto Asstel per le telecomunicazioni è un buon punto di partenza. Ma non può restare una lista dei desideri letta al cenone di Natale. Se davvero vogliamo un’Italia digitale, dobbiamo smettere di trattare le TLC come una commodity. E iniziare a raccontare che dietro ogni giga c’è lavoro, c’è know-how, c’è qualcuno che ogni giorno cerca di tenere accesa la rete… e la pazienza.
Il Manifesto Asstel delle telecomunicazioni deve essere più di un semplice documento.
Nel frattempo io resto operativo, tra una sim e un caffè. E se vi capita di leggere il Manifesto Asstel per le telecomunicazioni, ditemi se vi ha convinto. A me… quasi.
PS: Se invece del Manifesto ti interessa il concreto…
Qui non si scrivono dichiarazioni d’intenti. Qui si sistemano offerte troppo care, centralini che non centralinano, e giga che evaporano.
Se hai un’azienda, un’attività o semplicemente ti sei stufato di pagare senza capire cosa stai pagando, scrivimi. O chiamami. O mandami un vocale, va bene pure quello.
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📞 Telefono: 346.500.9751
📍 Ufficio: Monza, Piazza Trento e Trieste (vista Duomo inclusa)

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