
Una classifica di Altroconsumo ribalta i ruoli: i piccoli operatori virtuali vengono applauditi, mentre i colossi con le reti sulle spalle finiscono dietro la lavagna. Perché il mercato premia la percezione e non l’infrastruttura
Altroconsumo ha parlato (fonte: Corriere della Sera, sezione Economia): Iliad, CoopVoce, Spusu & co. sono i cocchi degli italiani. TIM, WindTre e PosteMobile invece arrancano in fondo alla classifica. Ma come è possibile che chi costruisce la rete venga bastonato, mentre chi la affitta da ospite prenda applausi a scena aperta? Per la cronaca: non si tratta di magia, ma di percezione.

I “David” della telefonia mobile: pochi fronzoli, tanta simpatia
Gli operatori virtuali (MVNO per gli amici nerd) hanno un pregio: non devono inventarsi troppo. Prezzo chiaro, offerta trasparente, customer care che almeno risponde. Risultato? La gente li percepisce come onesti, quasi di famiglia. CoopVoce sembra la cassiera gentile che ti fa pure lo sconto sulla spesa. Spusu è l’amico austriaco ordinato che non dimentica mai di dirti quanto traffico ti resta. Ho. è la versione light di Vodafone, senza la puzza sotto il naso. E Optima? Beh, ti vende pure la luce e il gas, così hai l’illusione del “tutto in uno”.
I “Golia” della telefonia mobile: aspettative troppo alte
TIM, WindTre e compagnia bella hanno il problema opposto: sono percepiti come il Sistema. Hanno reti proprietarie, miliardi di investimenti, spot con testimonial stellari… e proprio per questo il cliente si aspetta la perfezione. Il problema è che la perfezione non esiste: basta un aumento improvviso, un SMS scritto male, un call center che ti rimbalza tre volte, e l’illusione crolla. E quando crolla, non perdoni. Un po’ come il ristorante stellato che ti serve il pane raffermo: se capita al bar sotto casa, ci ridi su; se capita a Cracco, lo crocifiggi.
La rete? Invisibile, grazie
E poi c’è il paradosso: chi costruisce davvero la rete viene punito. Perché? Perché l’infrastruttura non la vedi. Non sai cos’è un backbone, non ti accorgi dei miliardi spesi per la fibra o il 5G. Sai solo che Netflix parte in un secondo e WhatsApp manda il messaggio. Punto. Quello che invece vedi sono le rimodulazioni, i contratti scritti in piccolo, le tariffe a incastro tipo puzzle diabolico. E su quello si costruisce la tua opinione.
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La verità è questa: se la rete “funziona abbastanza”, l’utente medio non distingue tra chi investe e chi affitta. E quindi cosa resta come parametro? Il prezzo. E se il prezzo è basso, l’amore scatta. Se è alto, poco importa che dietro ci sia una rete che regge il traffico nazionale: per il consumatore, sei solo “il solito furbo”.
Consumer vs Business: due mondi diversi
Piccola precisazione: la classifica Altroconsumo fotografa il mercato privati, perché gli MVNO in ambito business non esistono (eccezione fatta per Iliad, che ci sta provando). Nelle PMI, negli studi professionali, nei negozi e nelle fabbriche la musica è diversa: lì serve una rete solida, servizi dedicati e soluzioni personalizzate. E indovinate un po’? Queste cose i “piccoli” non le offrono.
Percezione vs realtà tecnica: due classifiche, due verità
A scanso di equivoci: la classifica di Altroconsumo di cui stiamo parlando non ci dice chi ha la miglior rete, ma chi è percepito come meno antipatico, più “onesto”, più vicino allo spirito di famiglia. LÈ la classifica della simpatia.
Se invece guardiamo ai dati tecnici, la musica cambia. Lo stesso Altroconsumo ha pubblicato a gennaio 2025 l’Osservatorio annuale sulla qualità della rete mobile (tramite l’app CheBanda), ed ecco come vanno le cose quando a parlare sono i numeri e non le pance:
- 🥇 Vodafone: 68.265 punti, regina della rete in Italia
- 🥈 TIM: 41.772 punti
- 🥉 Fastweb: 38.632 punti (in grande ascesa, specie dopo la fusione con Vodafone)
- 4️⃣ WindTre: 30.984 punti
- 5️⃣ Iliad: 25.755 punti
In pratica, la percezione mette Iliad in cima e TIM in fondo. La realtà tecnica ribalta tutto: Iliad è ultima, TIM e Vodafone sul podio. E allora la domanda è: vuoi scegliere l’operatore come scegli la pizza (margherita o diavola, tanto sempre pizza è), oppure come scegli l’officina che deve ripararti i freni?
Una lezione amara per i grandi
Comunque sia, la classifica di Altroconsumo ci ricorda una cosa molto semplice e crudele: i clienti non votano la rete, votano l’esperienza percepita. E oggi la percezione è che i piccoli siano più corretti, più umani e più convenienti. I grandi, al contrario, restano indispensabili ma antipatici. Un po’ come i genitori: senza di loro non staresti al mondo, ma ti lamenti lo stesso.
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E se sei un’impresa?
Se sei un consumatore, puoi pure scegliere il tuo operatore con la stessa leggerezza con cui scegli una pizza da asporto. Ma se sei un’impresa, la telefonia non è un capriccio: è ossigeno. Senza rete, non lavori, non incassi, non comunichi. Per questo serve qualcuno che conosca i meccanismi, distingua il marketing dalla realtà e ti metta al riparo da errori che, in azienda, si pagano cari.
Io faccio proprio questo: traduco le classifiche, le offerte e le promesse degli operatori in soluzioni concrete per PMI. Senza fumo, senza barattoli di “merda d’artista”, ma con la rete che serve davvero a far girare il tuo lavoro.

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