
Quando la fibra c’è ma la voglia di attivarla no: il fenomeno del “KO facile” spiegato da chi ogni giorno deve rimettere insieme i cocci
Non è una crociata contro i tecnici — la maggior parte sono professionisti che fanno miracoli tutti i giorni. Ma c’è un problema serio: ordini che finiscono in KO per motivi banali, lasciando clienti senza linea e commerciali a rimetterci la faccia. Questo è il fenomeno del “KO facile” e perché è un autogol per tutta la filiera.
Il KO facile: l’incubo di chi vende linee
Se lavori nella telefonia lo sai: il KO tecnico è il peggior incubo di chi vende linee. Lo vedi comparire sul gestionale, bello in rosso, e già ti immagini il cliente al telefono: “Ma come, Marucci, non doveva essere tutto semplice e fattibile?”
Il problema non sono i KO veri — quelli in cui la rete proprio non c’è o serve un progetto dedicato. Il problema sono i KO facili: quelli per cui bastava un minimo di iniziativa, maggior determinazione, un tentativo in più, e invece l’ordine viene chiuso come se fosse una missione impossibile.
E ogni volta significa una cosa sola: lavoro buttato, cliente deluso, concorrenza pronta a sfilarti il cliente.
Ordini in KO: prima di tutto onore ai meritevoli
Chiariamo subito: qui nessuno vuole criminalizzare un’intera categoria.
La maggior parte dei tecnici delle TLC lavora con serietà, fa chilometri, si arrampica sotto la pioggia, si infila in cunicoli impolverati e non molla finché il lavoro non è finito. A loro va il massimo rispetto.
Ma sarebbe disonesto negare che esiste anche l’altra faccia della medaglia: tecnici meno motivati, appalti al ribasso, subappalti su subappalti che comprimono tempi e margini. Risultato? Appena qualcosa si complica, la soluzione più rapida diventa… mandare in KO l’ordine.
I KO più creativi
Le giustificazioni che sentiamo ogni giorno sono degne di una sit-com.
Ecco un campionario (tutto vero):
- “Mancava la scaletta.” E quindi si annulla tutto, arrivederci e grazie.
- “Non ho la sonda per tirare la fibra.” Perfetto, allora facciamo finta che il contratto non sia mai esistito.
- “Il civico non è in anagrafica.” Peccato che sia lo stesso civico della portabilità.
- “Non c’è parcheggio.” Certo, la fibra funziona solo se c’è posto davanti all’ufficio.
- “Era ora di pranzo.” Questa merita un applauso: KO gastronomico.
E poi il classico: ordine in KO per “cliente assente”. Cliente che, nella realtà, era lì a fare la guardia alla porta dalle otto della mattina.
Il miracolo della telefonata (del commerciale)
Ed eccoci alla scena più assurda di tutte.
Il tecnico arriva dal cliente, trova un motivo per non fare il lavoro e se ne starebbe andando.
Il cliente, nel panico, chiama il commerciale che gli ha fatto il contratto:
“Marucci, c’è qui il tecnico, dice che la fibra non si può attivare.”
A quel punto scatta il rito: mi faccio passare il tecnico, ci parlo, ricostruisco la pratica, insisto. E puff: come per magia, molte di quelle “impossibilità” svaniscono. L’ordine si sblocca, la fibra si tira, la connettività viene attivata.
Bene? No, male. Molto male. Perché non è accettabile che ogni volta sia necessario che il commerciale faccia da capo cantiere e convinca il tecnico riluttante a fare il proprio lavoro.
Questa non è pro-attività commerciale: è tempo sottratto al mio lavoro vero, che è vendere e seguire i clienti, non gestire il processo di delivery per conto terzi.
Ordini in KO: l’effetto domino
Ogni KO facile è un boomerang.
Il cliente inizia a dubitare della serietà dell’operatore, il commerciale perde credibilità, il concorrente trova terreno fertile per inserirsi. E il danno economico è doppio:
- Fatturato perso per l’ordine annullato.
- Tempo e risorse sprecate per rifare tutto da capo.
Spesso non è la rete che manca, è l’atteggiamento
La fibra c’è, la tecnologia funziona. È la mentalità che va aggiustata. Perché annullare un ordine è sempre l’opzione più semplice: ti togli il problema, vai al lavoro successivo e buonanotte. Solo che dall’altra parte ci sono clienti che hanno firmato un contratto, aspettano il servizio e, a ragione, non capiscono perché debbano restare senza connessione per motivi assurdi.
Carta dei Servizi: indennizzi e diritti se l’attivazione va in KO (o in ritardo)
Se l’attivazione slitta, l’appuntamento salta o il disservizio si trascina, la Carta dei Servizi ti tutela. Nella guida spiego quando hai diritto a un indennizzo, come chiederlo e quali tempistiche pretendere.
- Ritardi di attivazione e tempi massimi
- Disservizi prolungati e mancato rispetto degli SLA
- Appuntamenti non rispettati e come documentarli
Serve un cambio di passo per ridurre gli ordini in KO
Qui serve una presa di posizione netta:
- Formazione seria per chi esce sul campo.
- Responsabilità legata al risultato, non solo alla presenza.
- Escalation interne che impediscano il KO facile come scorciatoia.
Perché un ordine in KO per ragioni bislacche non è solo un numero in un report: è un autogol clamoroso.
Attenzione: per chi vuole approfondire le procedure ufficiali di assistenza TIM Business (attivazioni, reclami, configurazioni), consiglio di visitare la pagina dedicata: https://timbusiness.tim.it/assistenza.
Basta fuoco amico
Ogni giorno lottiamo contro la concorrenza, contro le offerte aggressive, contro chi svende pur di prendere un cliente. Ma dover lottare anche contro la nostra stessa filiera è troppo. Se la squadra commerciale deve trasformarsi in capocantiere per far completare le installazioni, allora il sistema ha un problema serio. Perché un cliente perso non torna, e la sua fiducia non la recuperi neanche con la scaletta, la sonda e tre tecnici in più.
È ora di spegnere il pulsante del KO facile.
E di accendere quello della responsabilità.
📢 Basta KO e autogol
Se anche la tua azienda ha bisogno di un consulente che ti segua dall’ordine all’attivazione (e che non si arrenda al primo ostacolo), scrivimi: troveremo il modo di far arrivare la linea anche dove manca la scaletta.
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